Tremare, rifare. Un invito a raccontare

Papaveri, Fossoli

Papaveri, Fossoli

Le cose si fanno bene o non si fanno. Oppure ci si prova. Questa cosa per adesso la chiamo “Tremare, rifare”.  È un invito a provare, per chi scrive e per chi legge.

Si avvicina il primo anniversario dei terremoti emiliani. È tutto il corpo che ricorda, e lo sa bene chi gli è morta una persona cara: nei dintorni di quel giorno, soffri di più. Ne approfitti per permetterti di soffrire, perché normalmente non sta bene, gli altri giorni bisogna lavorare, e se ti chiedono come stai devi rispondere “Bene, grazie”. Fanno così le persone bene educate, specialmente gli emiliani, quelli che si rimboccano le maniche, come vuole la vulgata pre e post terremoto. Agli anniversari, invece, anche i bene educati possono piangere in pubblico. Continua a leggere

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Evros, Grecia: un nuovo muro divide Asia ed Europa

Kastanies, il primo villaggio dopo la frontiera turca

Kastanies, il primo villaggio dopo la frontiera turca

La Grecia che arranca sotto il peso del debito pubblico è la stessa che investe circa 5 milioni di euro per costruire una barricata di acciaio e filo spinato a difesa del confine con la Turchia, un tratto di terra di 12,5 km, tra la città di Nea Orestiada e il villaggio di Kastanjes. Tutto il resto del confine, fino all’Egeo, è segnato dal fiume Evros. Dai campi o dal fiume, negli ultimi anni decine di migliaia di migranti sono entrati in Europa: nel 2010 circa 36 mila, nel 2011 28 mila, soprattutto da Afghanistan, Pakistan e Bangladesh. Un fiume umano che spaventa i governi, anche se in realtà la maggior parte degli stranieri extracomunitari entra nell’Unione dagli aeroporti, con visti turistici. A dicembre 2012 il “muro” è stato ultimato. Ma già a fine agosto, quando ne esisteva soltanto un frammento, il numero di migranti entrati dal confine dell’Evros era calato drasticamente, di pari passo con l’enorme dispiegamento di polizia (tra i 1800 e i 2mila agenti), e di tecnologie come le telecamere con sensori di calore, che individuano un essere vivente a 18 km di distanza. Se nella prima metà dell’anno entravano anche 300 stranieri al giorno, da settembre in poi la media non supera i 40 ingressi a settimana.“Stiamo assistendo a uno spostamento dei migranti sul confine turco-bulgaro, e soprattutto sulle isole di fronte alla Turchia, con picchi di 200 a settimana a Samos e Lesvos”, spiega Ewa Moncure, portavoce di Frontex, l’agenzia nata otto anni fa per proteggere i confini dell’Unione Europea, con un budget sempre crescente che per il 2012 ammonta a 115 milioni di euro. “I muri non servono”, ammette Moncure: “Bisogna agire sulle cause che spingono le persone a partire”. Continua a leggere

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Harraguantanamo va a scuola a Madrid

La Tendopoli di Trapani, trasformata in Cie

La Tendopoli di Trapani, trasformata in Cie

Il cortometraggio Harraguantanamo è stato proiettato nel collegio Maria Reina di Madrid, nella lezione di educazione civica sulle migrazioni.

L’insegnante scrive: “Gli studenti e le studentesse della classe 4 a, di età compresa tra i 15 e i 16 anni, hanno seguito attentamente il documentario che ha fornito un’esempio concreto di viaggio della speranza dall’Africa all’Europa e del tipo di “accoglienza” riservata dalle autorità. La proiezione del corto ha dato spunti interessanti per la proficua discussione sul tema della migrazione e delle sue cause”. Grazie all’insegnante, al Terra di tutti film festival da cui viene il contatto, e a tutti coloro che hanno proiettato il corto in questi due anni (La Tenda di Modena, la scuola professionale Città dei ragazzi di Modena, i cinema emiliano-romagnoli per la rassegna Doc in tour, il Tpo di Bologna, Gabriele Del Grande che lo ha messo su Fortress Europe, Internazionale.it e forse qualcun altro che dimentico).

 

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Wandertrieb, il gene del nomadismo

Un uomo saggio ride quando può, dice un proverbio rom, perché sa bene che nella vita ci sarà molto da piangere. Oggi è il 27 gennaio, anniversario dell’ingresso dell’esercito russo nel campo di sterminio di Auschwitz.

Le betulle di Birkenau, 27 gennaio 2012

Le betulle di Birkenau, 27 gennaio 2012

Là in Polonia, al campo di Auschwitz e a quello di Birkenau, ci sono stata lo scorso anno con 600 ragazzi delle superiori. Al ritorno, avevo scritto questo. Ieri invece sono stata a un interessante convegno a Prignano, dedicato al Porrajmos, parola che in lingua romané significa “distruzione, annientamento”, o qualcosa del genere. Non tutti sanno che il delirio nazifascista portò all’assassinio anche di 500 mila zingari, che nei lager portavano, in genere, il triangolo nero che contraddistingueva gli “asociali”. Di fatto, come ben spiega Giovanna Boursier in questo saggio, i rom e i sinti furono perseguitati per motivi razziali, in quanto “ariani degenerati, con l’istinto alla criminalità e al nomadismo” (il wandertrieb, appunto).

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Emilia zona rossa: Una scossa all’integrazione

Gli immigrati e il terremoto in Emilia, sei mesi dopo
Pubblicato il 6 novembre 2012 su Popoli

 

«Sembra quasi che sia stata colpa nostra, questo terremoto. Persone che conosco da anni non hanno paura a chiedermi in faccia quando me ne vado». Alina è nata a Meknes, nel nord del Marocco, ma lei e sua figlia Hajar vivono a Cavezzo, in provincia di Modena, da 15 anni. In Italia, Alina è arrivata nel 1987, poi, tra alterne vicende e qualche su e giù da una sponda all’altra del Mediterraneo, ha scelto questa cittadina di pianura per la sua nuova vita. Sette anni in stireria, finalmente l’assunzione alla casa di riposo di Cavezzo, a prendersi cura di chi ha troppi bisogni per restare con la propria famiglia.
«Tornare? Certo, credo che tutti sogniamo di tornare, quando saremo vecchi. C’è caldo, c’è il sole, c’è la terra dove siamo nati. Ma adesso casa nostra è qui», commenta Alina. Forse è per questo che le fa ancora più male sentire che le scosse di terremoto del 20 e 29 maggio non hanno spazzato via solo chiese, capannoni e villette. Ad ascoltare la vox populi, a essere distrutta dal sisma è stata anche un po’ di quell’integrazione interculturale che si credeva di avere raggiunto in questa parte d’Italia, dove la popolazione straniera rappresenta oltre il 14% del totale e negli ospedali un bimbo su tre nasce da almeno un genitore immigrato.
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Emilia zona rossa (bonus track): I ragazzi e lo zio.

Ancora sul terremoto emiliano (reportage pubblicato su Liberetà, settembre 2012).

Imprenditore, Bastiglia

“Adesso siamo qui, vediamo come ci troviamo insieme a questi ragazzi”. Elvino Castellazzi ha 61 anni, da 25 ha fondato la Camot e produce macchine per movimento terra. Dal 29 maggio, il suo capannone di Medolla, 25 km da Modena, è inagibile. Se in poco più di un mese, con fatica, è tornato al lavoro, Elvino lo deve anche ai “ragazzi”: Eric, Giuseppe, Vladimir e Paolo, quattro giovani soci che pochi mesi prima hanno aperto una piccola impresa commerciale, dello stesso settore. Elvino è il loro principale fornitore di benne. Il capannone in affitto, rimasto quasi illeso, tutto sommato è troppo grande per la neonata Mec. Ed ecco l’idea: dare una mano allo “zio”, proporgli uno spazio dove produrre. Così non si perdono i clienti all’estero e non si lasciano a casa gli 11 dipendenti. Continua a leggere

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Quattro chilometri di raffineria

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Eppure il mare sembra ancora cristallino. San Teodoro, dopo l’istmo di Corinto (oggi canale). Pedalando verso Atene.

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