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		<title>Auschwitz spiegato a Davide, che a dicembre compie 6 anni</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 17:25:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal 25 al 30 gennaio, grazie all’Istituto storico di Modena, sono stata sul Treno per Auschwitz organizzato dalla Fondazione ex Campo Fossoli. Il 3 febbraio, a cena dai miei amici Pitton, Davide, il loro figlio “grande”, mi ha chiesto un &#8230; <a href="http://partiallyfree.wordpress.com/2012/02/08/auschwitz-spiegato-a-davide-che-a-dicembre-compie-6-anni/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=514&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal 25 al 30 gennaio, grazie all’<a href="http://www.istitutostorico.com" target="_blank">Istituto storico</a> di Modena, sono stata sul Treno per Auschwitz organizzato dalla <a href="http://www.fondazionefossoli.org/" target="_blank">Fondazione ex Campo Fossoli</a>. Il 3 febbraio, a cena dai miei amici Pitton, Davide, il loro figlio “grande”, mi ha chiesto un sacco di cose. Non sapevo se dovevo cambiare argomento. Ho pensato ai 500 studenti che erano sul treno con me, allo spettacolo sui <a href="http://www.carlolucarelli.net/trenoperauschwitz.htm" target="_blank">Virus della memoria</a>, che Carlo Lucarelli ha condotto per noi una sera, in un cinema di Cracovia affittato tutto per noi. E all’intelligenza, all’amore e alla comprensione come antidoto alla barbarie. Ne avevamo parlato sul treno, al ritorno, nella carrozza ristorante, con <a href="http://www.carloboccadoro.it/" target="_blank">Carlo Boccadoro</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=PfKHIQx5TiM" target="_blank">Carlo Saletti</a> e <a href="http://www.paolonori.it/la-cultura-la-battaglia-e-papa-paolo-iv/" target="_blank">Paolo Nori</a>, e i ragazzi delle superiori che stavano con noi, nella carrozza ristorante affollata di persone che per cinque giorni avevano condiviso emozioni. E così a cena con Davide, che è nato nel 2006, visto che c’erano anche i suoi genitori lì con noi, e non mi hanno detto di cambiare argomento, e potevano ascoltare e aiutarmi se sbagliavo, ho provato a rispondere.</em></p>
<p><img class="alignleft" src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/395436_10150528533253999_547023998_9023864_324293383_n.jpg" alt="" width="277" height="208" />Dove sei stata in viaggio? In Polonia. A vedere cosa? Dei campi di prigionia che c’erano quando c’era la guerra. Quale guerra? Una di 70 anni fa, che adesso è finita. C’erano i soldati? No, non c’erano, perché è passato tanto tempo, sono già morti. E li hai visti, i morti? No, i morti sono sottoterra, al cimitero, sai come quel cimitero che c’è vicino a casa tua a Monghidoro, quello della Futa, che là ci sono tutti degli altri soldati morti sempre in quella guerra.</p>
<p>E dei prigionieri, hai visto proprio le gabbie? <span id="more-514"></span>Non erano gabbie, erano baracche, casette. Intorno c’era il filo spinato, ma non proprio le gabbie con le sbarre. E perché erano prigionieri? Perché in quel periodo quelli che governavano, i nazisti avevano deciso che tutti quelli che non erano come loro erano più brutti e bisognava imprigionarli. Come se ti dicessero che tutti quelli che non sono biondi con gli occhi azzurri sono brutti. E allora è un problema, perché magari noi non abbiamo gli occhi azzurri ma siamo buoni lo stesso, no? E perché lo avevano deciso di tenerli imprigionati? Perché i nazisti erano cattivi.</p>
<p>A dire il vero non ricordo se ho detto nazisti o tedeschi, ogni tanto si dicevano anche cose normali, da cena, tipo Passami l’olio e Buona questa pizza. Comunque dopo siamo andati sul concetto di cattivi: che anche tu a volte sei cattivo, anche tu Davide ogni tanto litighi con tuo fratello Michele, anche io delle volte ho litigato con tua mamma anche se siamo amiche, per esempio una volta abbiamo litigato moltissimo e io la trattavo proprio male, per un sacco di tempo. E allora, la guerra è un po’ così: succede perché magari inizi a litigare con tuo fratello e te le dai talmente forte che dopo non riesci a fare la pace… e la pace invece è quando mentre stai litigando e magari ti stai picchiando fortissimo a un certo punto uno dei due si accorge e dice Ma tu sei mio fratello, e anche l’altro si accorge, che in effetti, anche tu sei tuo fratello, e non ha senso litigare. E allora vi viene da ridere, vi riconoscete, e fate la pace. Solo che nella guerra le cose si complicano, e qualcuno ci guadagna dal fatto che state litigando, e vi impedisce di accorgervene, ma fino a qui, fino al potere che strumentalizza, fino a qui non ci siamo arrivati.</p>
<p>E perché, ha chiesto ancora Davide, non li lasciavano uscire? Perché pensavano che non si meritassero di uscire e perché volevano anche farli lavorare gratis nelle loro fabbriche. Però c’erano anche delle persone buone, che magari erano libere e quando nella fabbrica incontravano un lavoratore che era prigioniero gli davano un pezzo di pane in più, glielo regalavano così avevano un po’ meno fame. E tu li hai visti i prigionieri? No perché anche loro ormai è passato tanto tempo e sono morti, c’era solo qualcuno che invece era ancora vivo e andava a mettere una candelina per ricordarsi dei loro amici che erano morti. E si vedevano i morti? No, no, i morti non si vedono, sono seppelliti (non gli ho detto bruciati, no, non gli ho detto neanche dello Zyklon B e del campo di sterminio, all’ingresso del campo di Auschwitz si sconsiglia la visita a chi ha meno di 14 anni e lui, Davide, in dicembre ne compie 6).</p>
<p>E Davide a un certo punto dice Andiamo di là in camera mia, a parlare, che qui c’è troppa confusione. E suo padre gli ha detto No dai, restate qui, che ne parliamo tutti insieme. Allora Davide si è avvicinato ancora e mi ha chiesto di nuovo dei morti e io gli ho spiegato No, non si vedono i morti, non è un cimitero, è diventato un po’ come un museo. Allora si vedono gli scheletri come nel museo dei dinosauri? No, si vedono delle foto, e degli oggetti che erano dei prigionieri, per ricordarci di loro, ma gli scheletri delle persone non si vedono. E perché bisogna ricordarsi di loro e mettere le candeline? Perché se ci ricordiamo che la guerra è brutta, forse ci ricordiamo anche che non vogliamo che succeda più.</p>
<p>E dopo quand’è che è finita, la guerra? In quel campo lì in Polonia è finita un giorno che sono arrivati i russi e hanno liberato i prigionieri. E i russi sono buoni? Quei russi lì sì, che erano buoni, è come prima con i cattivi, dipende da te, in ogni momento, se vuoi essere buono o cattivo. E bisogna essere buoni soprattutto con i più piccoli, con quelli che tu saresti più forte di loro, e che se volessi gli potresti fare anche male, come tuo fratello Giovanni, che se lui ti fa un dispetto e poi tu lo picchi è ovvio che gli fai male, e allora non lo devi fare.</p>
<p>Andiamo di là, a parlare, dai andiamo in camera mia a parlare della guerra, poi un’altra volta parliamo di ricette, ha detto Davide. Dai, parliamo adesso di ricette, ha detto qualcuno, o forse io. Siamo rimasti a tavola, e Davide mi ha dettato su un foglio la ricetta del suo formaggio strapazzato, senza formaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Nota: questo è il primo post scritto apposta per questo blog. Finora erano stati reportage e articoli, già pubblicati altrove e ripresi qui. Prendo spunto dalla mia amica Silvia e dal suo bel blog, <a href="http://irughegia.wordpress.com/" target="_blank">Irughegia</a>, e se volete una colonna sonora per questa storia, vi suggerisco questa: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=5M90oFjSlx8" target="_blank">Die Moorsoldaten</a>, sulla rete ce ne sono un sacco di versioni e <a href="http://www.cantilotta.org/canti_lager/01.htm" target="_blank">qui</a> c&#8217;è una traduzione, con un po&#8217; di storia.</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/partiallyfree.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/partiallyfree.wordpress.com/514/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/partiallyfree.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/partiallyfree.wordpress.com/514/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/partiallyfree.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/partiallyfree.wordpress.com/514/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/partiallyfree.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/partiallyfree.wordpress.com/514/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/partiallyfree.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/partiallyfree.wordpress.com/514/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/partiallyfree.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/partiallyfree.wordpress.com/514/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/partiallyfree.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/partiallyfree.wordpress.com/514/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=514&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le nuove vie del Signore</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 07:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gnomade</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si avvicina il Natale, e per essere in tema ripropongo l&#8217;inchiesta Le nuove vie del Signore, uscita a febbraio su Terre di Mezzo. LE NUOVE VIE DEL SIGNORE Le chiese si svuotano? Tra manga e parchi a tema, le pecorelle si conquistano &#8230; <a href="http://partiallyfree.wordpress.com/2011/12/16/le-nuove-vie-del-signore/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=142&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Si avvicina il Natale, e per essere in tema ripropongo l&#8217;inchiesta <strong>Le nuove vie del Signore</strong>, uscita a febbraio su <a href="http://www.terre.it" target="_blank">Terre di Mezzo</a>.</div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div><strong>LE NUOVE VIE DEL SIGNORE<br />
</strong></div>
<div>Le chiese si svuotano? Tra manga e parchi a tema, le pecorelle si conquistano col marketing.</div>
<p><strong><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/05/giulia-sara-dalena-paolo-linetti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-508" title="Santa Giulia di Sara Dalena-Paolo Linetti" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/05/giulia-sara-dalena-paolo-linetti.jpg?w=211&#038;h=300" alt="" width="211" height="300" /></a>Dopo Pinocchio, la Preistoria e il Far West, </strong>anche il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono destinati a diventare protagonisti di un parco a tema, con ricostruzioni delle catacombe, della vita monastica e delle acque del Giordano. Sulmona, in provincia dell’Aquila, è il luogo prescelto per il primo “Parco religioso” d’Italia: 850mila metri quadrati a ridosso della Majella, dove “entro tre anni -assicura Franco Iezzi, ideatore del progetto- si poserà la prima pietra”.</p>
<p><strong>Le vie del Signore sono sempre più infinite:</strong> dal parco divertimenti agli happy hour, dai balli in spiaggia con chiesa gonfiabile ai santini stile manga, per far conoscere Gesù ormai ci si affida ai dettami del marketing e della pubblicità. In palio circa 600mila anime e qualche pecorella smarrita. Secondo il “Centro studi sulle nuove religioni” di Torino, infatti, l’1 per cento degli italiani sarebbe disposto a cambiare chiesa. Dopo il successo dei Testimoni di Geova, che tra gli anni Ottanta e Novanta hanno coinvolto 400mila nuovi fedeli, e del movimento buddista Soka Gakkai, passato dai 13mila aderenti del 1993 ai 54mila del 2010, la partita è aperta.</p>
<p><strong><span id="more-142"></span>Il luna park di Celestino</strong></p>
<p><strong>Nella terra che fu di Celestino V,  il papa ricordato da Dante per il “gran rifiuto”,</strong> sul luna park della fede c’è chi è pronto a scommettere: oltre ad alimentare “la cultura religiosa” dei moderni pellegrini, l’obiettivo è creare profitto e nuovi posti di lavoro in una zona dell’Abruzzo piegata più dalla crisi economica che dal terremoto. “Non immaginatevi Disneyland, sarà un luogo dello spirito dove riscoprire le grandi religioni”, ci tiene a precisare Franco Iezzi, vicecoordinatore del Popolo della libertà di Sulmona e direttore del locale “Consorzio di sviluppo industriale”. <strong>Il progetto, </strong>illustrato in un prospect di 57 pagine dall’agenzia di comunicazione Blue Klein &amp; Petrus, <strong>prevede tre percorsi.</strong> Il primo è quello dell’acqua: si camminerà tra cascate, canali e laghetti artificiali per rivivere luoghi ed episodi descritti nel Vangelo, come “il battesimo di Cristo nel fiume Giordano” o “il lago di Tiberiade, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci”. Per far entrare il visitatore nell’età paleocristiana e fargli conoscere l’atmosfera delle prime comunità, invece, verranno scavati dei cunicoli nella roccia. Nel percorso monastico, infine, si potrà fingere di appartenere a un ordine claustrale e sperimentare la vita di benedettini e amanuensi, divisi tra biblioteca, cella, orto e refettorio, “in questo modo -si augurano gli organizzatori- gli ospiti del parco acquisiranno con i propri sensi la consapevolezza della regola di San Benedetto (<em>ora et labora</em>, ndr)”. Ma non si tratta solo di ricreare ambienti e scenografie: l’abbazia voluta da Celestino, oggi sede del Parco regionale della Majella, dovrebbe diventare un centro congressi e accogliere nelle sue sale un master in “Design del sacro”. Ad artisti internazionali saranno poi commissionate opere di <em>land art</em> a tema spirituale, mentre nei negozi si troverà artigianato missionario e nei ristoranti cibi “rituali” proposti nelle festività religiose.</p>
<p><strong>Per realizzare tutto questo sarà necessario sbancare terreni,</strong> creare colline e canali artificiali e raccogliere tanti soldi: “Lavoreremo nel pieno rispetto dell’ambiente e occorreranno qualche decina di milioni di euro” sostiene Franco Iezzi, che non rivela molto altro sui dettagli dell’operazione. Di certo c’è che tra i partner compaiono la società canadese Forrec, leader mondiale nei parchi divertimento, ed Ecosfera, che colleziona appalti pubblici in Abruzzo e nel Lazio, incluso un incarico di supervisione tecnica ai Mondiali di nuoto di Roma nel 2009. Tra i supporter, “anche gruppi arabi” con cui l’imprenditore dice di essere in contatto. Conta poi sull’appoggio dell’Opera romana pellegrinaggi, anche se l’amministratore delegato, padre Cesare Atuire, preferisce non rilasciare dichiarazioni in merito.</p>
<p><strong>Chi non è d’accordo con il progetto è il sindaco di Sulmona, Fabio Federico (Pdl)</strong>, che lo considera “campato in aria ed economicamente insostenibile”. E al suo posto preferirebbe un casinò. Si oppongono anche Legambiente e l’Associazione Celestiniana. Favorevole il vicepresidente del Consiglio comunale, Antonio Iannamorelli: “Se si trattasse davvero di un progetto sano, che vede coinvolti  imprenditori privati -afferma l’esponente del Pd-, il Comune dovrebbe collaborare con infrastrutture, strade e parcheggi”. Perché il turismo religioso in Italia è un affare: secondo Trademark, società di consulenza esperta del settore, si parla di 4 miliardi e mezzo di euro l’anno di fatturato. E i calcoli sono presto fatti: solo nel 2008 (ultimo dato disponibile) a San Giovanni Rotondo, dove è conservata la tomba di san Pio, sono state registrate 6 milioni di presenze e 4 milioni e mezzo di pellegrini si sono recati a Loreto per pregare nella “Santa casa” di Maria.</p>
<p><strong>Pubblicitari e missionari</strong></p>
<p><strong><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/12/img_4029.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-510" title="IMG_4029" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/12/img_4029.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>In una domenica consacrata allo shopping, in piazza Duomo a Milano quaranta giovani vestiti da Babbo Natale fermano i passanti</strong> mettendo loro in mano un volantino rosso e un regalino impacchettato con carta giallo metallizzato. Qualcuno, accompagnato dai figli, chiede di scattare una foto ricordo. Niente di strano, se si trattasse della solita trovata per reclamizzare un profumo appena entrato in commercio. Ma il biglietto scioglie qualsiasi dubbio: “Non è un pacco” si legge, e sul retro ecco la spiegazione: “C’è una persona che ha donato la sua vita per te. Si chiama Gesù”. A firmare l’annuncio sono i giovani di Scegli Gesù. Fanno parte della chiesa pentecostale “Ministero Sabaoth”, fondata a Milano nel 1994 da Roselen Boerner Faccio, brasiliana e creazionista convinta: “Mia nonna -sostiene- non era una scimmia”.</p>
<p><strong>La chiesa conta 400 fedeli, in maggioranza artisti, grafici e professionisti della comunicazione. </strong>Tra questi, il pubblicitario Giuseppe Punzo, 26 anni, che Gesù l’ha incontrato alle Colonne di san Lorenzo. “Ero lì a bere e fumare con la mia fidanzata -ricorda- quando ci hanno avvicinato dei ragazzi in maglietta gialla, che parlavano di Dio chiamandolo papà”. Pochi mesi dopo, Giuseppe partecipa per curiosità a una celebrazione Sabaoth. La sua adesione è totale, smette di usare marijuana e in pochi anni diventa pastore e coordinatore del gruppo giovani “Scegli Gesù”. Con lui ci sono un centinaio di ragazzi tra i 14 e i 28 anni. Per compiere la loro missione e portare il messaggio cristiano nelle strade, hanno fondato persino la Scegli Gesù school: in un appartamento, cinque ragazzi vivono e studiano a tempo pieno giocoleria, pirofagia, camminata sui trampoli e Parola di Dio. Nelle serate in discoteca regalano magliette: “Coca solo light” e “Quando il gioco si fa duro, io prego”.</p>
<p><strong>Immancabile il logo: un omino stilizzato in ginocchio su fondo giallo</strong>, che fa il verso a una popolare marca di t-shirt. “I ragazzi guardano Mtv perché è figo -spiega il pastore Giuseppe-, e anche Dio merita la comunicazione migliore. Finiamola con i <em>pace, fratello</em>, e il linguaggio evangelichese”. In estate i giovani di Scegli Gesù si spostano sulle spiagge: cantano, ballano, fanno giocare grandi e piccini. Quando spengono la musica parlano della loro fede. Tra gli ombrelloni si avventurano anche le “Sentinelle del mattino”, guidate da don Andrea Bugnoli, 44 anni. Con le loro magliette fucsia e nere, all’occorrenza allestiscono una chiesa gonfiabile che alla sera può trasformarsi in un comodo palcoscenico per fare animazione con musica e danze. “Lavoravo ancora in Vaticano quando, l’8 dicembre 1997, Dio mi ha sussurrato nel cuore la parola <em>apostolo</em> -racconta il sacerdote-. Allora ho capito che dovevo seguire le orme di San Paolo e dedicarmi all’evangelizzazione”. Per rispondere a questa nuova chiamata, don Andrea si ritira in monastero, qualche mese dopo si trasferisce a Cleveland in Ohio, dove tocca con mano il “supermarket del sacro”. Nel 1999, al suo ritorno in Italia dà vita alle Sentinelle, che parlano di Dio “con il linguaggio degli uomini”: un network che ormai comprende giovani di 32 diocesi. Aprono le chiese il sabato sera e organizzano happy hour, come accade nell’antica Chiesa del Crocefisso a Desenzano del Garda (Bs), arredata per l’occasione con sedie e tavolini, e per il 31 ottobre si sono inventati “Holyween”, alternativa religiosa alla notte pagana dei morti: festeggiano i santi pregando, portando in giro i loro poster e distribuendo la Parola di Dio.</p>
<p><strong>Non fosse entrato in seminario, don Andrea avrebbe fatto il grafico</strong>. Per le Sentinelle ha coniato lo slogan “Now Jesus”, “Ora Gesù”, e il logo (un pane spezzato con una croce e un pesce stilizzati) che decora tazze, magliette e taccuini in vendita sul loro sito web. Uno stile modaiolo che non deve ingannare: don Andrea celebra anche la messa in latino, voltando le spalle all’assemblea. “Non ci sono contraddizioni tra la tradizione e i nuovi linguaggi -spiega-: usiamo la bellezza e le tecnologie per fare conoscere il Vangelo, una buona notizia che va comunicata bene”. “Queste tecniche di marketing virale danno risultati solo all’inizio -commenta il pubblicitario Bruno Ballardini, autore del libro “Gesù lava più bianco. Ovvero, come la Chiesa inventò il marketing” edito da minimum fax-. La sfida per la Chiesa è riuscire a rendere attuale il prodotto, senza rincorrere le mode”.</p>
<p><strong>Network a mani giunte</strong></p>
<p><strong>Ogni sera, alle 20, Giovanni pubblica un post sul suo profilo.</strong> Sono i salmi del giorno, accompagnati da riflessioni, video e clip musicali a tema sacro. Un modo alternativo per  recitare la Liturgia delle ore, vespri e compieta, insieme ai fratelli e alle sorelle del gruppo “Gioventù cattolica di Facebook”. Per ora i contatti sono 750, tra i 16 e i 40 anni. “Apriamo la pagina solo a quell’ora -spiega l’amministratore, Giovanni Granato, trentenne di Sanremo-: abbiamo deciso di non renderla pubblica sempre perché purtroppo qualcuno scriveva delle bestemmie sulla bacheca”. Durante i vespri gli utenti, registrati e no, possono commentare, aggiungere intenzioni o restare “in comunione spirituale”.<strong> </strong></p>
<p><strong>Il gruppo organizza su Facebook anche intere giornate di preghiera</strong> per chi ha difficoltà in famiglia o per i drammi arrivati in tivù come quelli che hanno coinvolto Yara Gambirasio e Sarah Scazzi. “Si può dedicare alla preghiera il tempo che magari si trascorrerebbe giocando con le fattorie virtuali di Farmville”, sottolinea Giovanni. Social network, musica, arte e sport: “Devono essere i giovani stessi a diventare missionari verso i propri amici -spiega don Nicolò Anselmi, il responsabile della Pastorale giovanile della Cei-, e possono farlo con qualsiasi linguaggio, purché il loro amore sia autentico e concreto”.</p>
<p><strong>San Francesco col naso all’insù</strong></p>
<p><strong>A Brescia, san Francesco e la Maddalena hanno gli occhi grandi e rotondi e il naso all’insù. </strong>Merito di Studioebi, un team di illustratori guidato da Paolo Linetti che ha ridisegnato santi, evangelisti e martiri nello stile dei fumetti giapponesi, con la supervisione del direttore del museo diocesano. Un libretto autoprodotto, “Che santo è?”, stampato in 3mila copie e quasi esaurito, raccoglie in tutto 150 “santini manga”, a cui nel 2011 se ne aggiungeranno altri 50.</p>
<p><strong>Da questo lavoro è nata anche una mostra,</strong> già esposta a Genova e a Venezia, e ora disponibile gratuitamente per le parrocchie che ne fanno richiesta. “La soddisfazione più grande -spiega il curatore- è vedere che i piccoli imparano a riconoscere simboli antichi come il giglio e il bordone del pellegrino, e si appassionano alle figure eroiche della cristianità”. Nessuno, nel mondo religioso, si è scandalizzato: “Gli unici a storcere il naso sono stati gli appassionati di manga -conclude Linetti- e qualche concittadino, stupito nello scoprire che la patrona Santa Giulia aveva la pelle nera”.</p>
<p><strong>TESTO:</strong> GIULIA BONDI <strong>copyright </strong><a href="http://www.terre.it" target="_blank">Terre di mezzo</a></p>
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			<media:title type="html">Santa Giulia di Sara Dalena-Paolo Linetti</media:title>
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		<title>Una seconda Chance: Marco Rossi Doria da maestro di strada a sottosegretario</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 09:23:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gnomade</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per dodici anni ha fatto il &#8220;maestro di strada&#8221; nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Ora è sottosegretario all&#8217;Istruzione nel Governo Monti. Di scuola ne sa. L&#8217;intervista a Marco Rossi Doria pubblicata da Terre di Mezzo nel numero di settembre 2011. Una &#8230; <a href="http://partiallyfree.wordpress.com/2011/12/03/una-seconda-chance-marco-rossi-doria-da-maestro-di-strada-a-sottosegretario/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=500&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per dodici anni ha fatto il &#8220;maestro di strada&#8221; nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Ora è sottosegretario all&#8217;Istruzione nel Governo Monti. Di scuola ne sa. L&#8217;intervista a <a href="http://marcorossidoria.blogspot.com/" target="_blank">Marco Rossi Doria</a> pubblicata da <a href="http://magazine.terre.it/notizie/rubrica/5/articolo/2206/una-seconda-chance-" target="_blank">Terre di Mezzo</a> nel numero di settembre 2011.</p>
<p><strong>Una seconda Chance</strong></p>
<p><strong></strong>Una cosa non si deve chiedere a Marco Rossi Doria: di rinunciare alla cravatta. L&#8217;ha sempre indossata, anche quando prestava servizio nei Quartieri Spagnoli, dove è stato per 12 anni &#8220;maestro di strada&#8221;. &#8220;È un promemoria -spiega-, perché non puoi chiedere a un tuo alunno di essere responsabile, se tu sei il primo a negare la tua età&#8221;.</p>
<p>Il professore parla lentamente, alternando termini forbiti e dialetto: ogni due parole una pausa, è di una chiarezza quasi spietata. Una caratteristica che ha affinato &#8220;riacciuffando&#8221; i ragazzi nei vicoli più degradati di Napoli. Era il 1995, così nasceva<strong> &#8221;Chance&#8221;, &#8220;ribattezzata subito Scianz dai ragazzi</strong> -ricorda Rossi Doria-: era la scuola della seconda occasione, dedicata a chi, in un percorso tradizionale, non era riuscito a conseguire nessun titolo di studio e per questo aveva abbandonato&#8221;. Un fenomeno che, secondo l&#8217;Istat, nel 2010 ha riguardato un giovane su cinque tra i 15 e i 24 anni, uno su tre nelle aree metropolitane del Sud.<span id="more-500"></span></p>
<p><strong>Perchè rispondere alla dispersione scolastica facendo il &#8220;maestro di strada&#8221;?</strong><br />
La sfida, ancora oggi, è quella di reinventarsi un&#8217;altra scuola: è incredibile pensare di rimandare forzosamente i ragazzi dentro un&#8217;aula da cui sono scappati. In fondo, la scuola dovrebbe servire a chi altrimenti non ci andrebbe.</p>
<p><strong>Una scelta borderline, soprattutto per lei che non proveniva dai vicoli, ma da una famiglia &#8220;bene&#8221;. </strong><br />
La scelta vera è stata quella di insegnare: ho deciso di rompere con tutto per lavorare come maestro. Avevo 22 anni (ora ne ha 57) e mi sembrava così di stare dalla parte giusta della società. Allora, eravamo in tanti.</p>
<p><strong>Come si fa a offrire una seconda chance?</strong><br />
La cartolina che manda il Comune, responsabile dell&#8217;obbligo scolastico, certo non basta.<br />
Occorre partire dalle esigenze educative dei ragazzi, anziché dalle ore-cattedra dei docenti: tutto si basa sulle relazioni. A Napoli prima di invitare gli alunni alle lezioni, ci siamo fatti conoscere dal quartiere attraverso lo sport, i laboratori, fermandoci semplicemente a parlare. Eravamo 27 insegnanti statali, più psicologi, artisti, assistenti sociali, mamme, bidelle. A chi riusciva a conseguire la licenza media, proponevamo di continuare la formazione professionale, con l&#8217;aiuto di cuochi, meccanici, parrucchieri e artigiani.</p>
<p><strong>Quanti studenti siete riusciti a coinvolgere?</strong><br />
Più di mille in dieci anni, ma nel frattempo sono nate altre scuole di &#8220;seconda occasione&#8221;: &#8221;Provaci ancora Sam&#8221; a Torino, &#8220;Icaro&#8221; in Emilia-Romagna, senza contare le realtà all&#8217;avanguardia di Sicilia, Calabria e Puglia. Ognuna con il proprio stile, ma tutte accomunate dalla volontà di costruire una rapporto di fiducia con alunni e genitori. Per spingere i ragazzi a impegnarsi, bisogna prima di tutto aiutarli a socializzare: il segreto è imparare insieme.</p>
<p><strong>La pagella di queste esperienze come sarebbe? Non le chiedo un voto, ma almeno un giudizio&#8230;</strong><br />
Una giornata senza difficoltà non c&#8217;è mai, lo metti in conto: il primo giorno ti distruggono<br />
le aule, qualcuno poi finisce in prigione o torna alla vita precedente. Però per tanti si apre<br />
una porta su una nuova prospettiva.</p>
<p><strong>Quanto ci si sente soli nel combattere la dispersione?</strong><br />
Dipende. A Napoli eravamo sostenuti anche a livello scientifico: abbiamo collaborato con il dipartimento di Neuroscienze dell&#8217;università Federico II, con la cattedra di Psicologia dell&#8217;educazione de La sapienza, con ricercatoriel Consiglio d&#8217;Europa. Poi, però, qualcosa si è inceppato.</p>
<p><strong>Che cosa?</strong><br />
Le istituzioni hanno smesso di finanziarci e abbiamo dovuto chiudere. Un peccato mortale della politica tanto che, oggi, una città come Napoli non ha più una scuola per i ragazzi in difficoltà e il problema educativo sta diventando drammatico. Ovunque. Difficile pensare a delle riforme, visto il taglio di 13 miliardi di euro previsto per il prossimo triennio&#8230; La situazione è resa ancora più grave dalla questione demografica: per ogni minore sotto i 16 anni ci sono 149 persone che ne hanno più di 70. Eserciti di adulti che riveriscono figli e nipoti, impedendo loro di crescere: gli insuccessi scolastici ora si combattono in tribunale, con il ricorso al Tar.</p>
<p><strong>Una scuola sempre più sola e povera, quindi. Altro che seconda possibilità&#8230;</strong><br />
Tutt&#8217;altro. Se lo Stato investe sempre meno nella formazione, siamo noi a dover trovare, pure tra i privati, denaro per i nostri progetti, ma siamo anche chiamati ad interrogarci su come usiamo le nostre energie. Tra i banchi ci sono casi tragici: non vanno abbandonati, ma bisogna capire come aiutarli senza trascurare i penultimi, che sono tanti e forse hanno più speranze di essere salvati.</p>
<p><strong>Che cosa servirebbe alla scuola italiana?</strong><br />
Una reale autonomia. Ai presidi si dovrebbedare un organico adeguato e dire: &#8220;Questi sono i risultati attesi. Per ottenerli, fate quello che vi pare&#8221;. L&#8217;unico vincolo deve essere l&#8217;articolo 3 della Costituzione: rimuovere gli ostacoli che impediscono di essere veramente cittadini.</p>
<p><strong>In concreto?</strong><br />
Si potrebbe, ad esempio, superare la corrispondenza tra aula e classe. Perché la ragazzina chiattona e brava in matematica dovrebbe fare le stesse ore di algebra e ginnastica dei compagni? Quella che si fa passare per eguaglianza,<br />
in realtà, è brutta standardizzazione. Alcune materie vanno insegnate a tutti, altre<br />
in base alle inclinazioni e ai bisogni degli allievi.</p>
<p><strong>Ma che cosa fa un maestro, quando suona l&#8217;ultima campanella?</strong><br />
Dopo trent&#8217;anni di mestiere, credevo di sapere un sacco di cose. Invece, ho ripreso a studiare. Mi sono trasferito a Trento e cerco di capire come funziona lì il sistema di formazione professionale. Certo, spero di vedere rinascere Chance prima di andare in pensione. Ho scelto solo una ritirata strategica. Ma aspetto il prossimo assalto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/partiallyfree.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/partiallyfree.wordpress.com/500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/partiallyfree.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/partiallyfree.wordpress.com/500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/partiallyfree.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/partiallyfree.wordpress.com/500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/partiallyfree.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/partiallyfree.wordpress.com/500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/partiallyfree.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/partiallyfree.wordpress.com/500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/partiallyfree.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/partiallyfree.wordpress.com/500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/partiallyfree.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/partiallyfree.wordpress.com/500/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=500&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Abituarsi a essere avanti: l&#8217;Islanda riconosce la Palestina</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 07:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gnomade</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Islanda è il primo paese occidentale a riconoscere lo Stato Palestinese, nei confini del 1967. A forza di dire che si fanno rivoluzioni, la mente delle persone e dei politici comincia a cambiare?<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=504&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Islanda è il primo paese occidentale a <a href="http://www.internazionale.it/news/medio-oriente/2011/11/30/lislanda-riconosce-lo-stato-palestinese/" target="_blank">riconoscere lo Stato Palestinese</a>, nei confini del 1967. A forza di dire che si fanno <a href="http://galatea.ch/index.php/sommario/reportage/item/221-islanda-hanno-salvato-i-ricchi.html" target="_blank">rivoluzioni</a>, la mente delle persone e dei politici comincia a cambiare?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/partiallyfree.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/partiallyfree.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/partiallyfree.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/partiallyfree.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/partiallyfree.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/partiallyfree.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/partiallyfree.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/partiallyfree.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/partiallyfree.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/partiallyfree.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/partiallyfree.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/partiallyfree.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/partiallyfree.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/partiallyfree.wordpress.com/504/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=504&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Islanda, la rivoluzione lenta. Ultima puntata: cambiamenti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 07:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gnomade</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ultima  puntata del reportage dall’Islanda, pubblicato da Galatea di novembre col titolo “Hanno salvato i ricchi&#8220;. Cambiamenti. Fuori da Reykjavik tutto cambia. La furia d’Islanda non è più quella degli indignati che smartellano forsennatamente contro le transenne che proteggono l’Althingi. È la &#8230; <a href="http://partiallyfree.wordpress.com/2011/12/01/islanda-la-rivoluzione-lenta-ultima-puntata-cambiamenti/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=492&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultima  puntata del reportage dall’Islanda, pubblicato da <a href="http://http//galatea.ch/" target="_blank">Galatea</a> di novembre col titolo “<a href="http://http//galatea.ch/index.php/sommario/reportage/item/221-islanda-hanno-salvato-i-ricchi.html" target="_blank">Hanno salvato i ricchi</a>&#8220;.</p>
<p><strong>Cambiamenti.</strong></p>
<p><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7307geysir.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-493" title="IMG_7307geysir" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7307geysir.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>Fuori da Reykjavik tutto cambia. La furia d’Islanda non è più quella degli indignati che smartellano forsennatamente contro le transenne che proteggono l’Althingi. È la forza delle cascate d’argento che percuotono la terra lavica, è il calore sotterraneo che fa ribollire acqua e gas a Geysir, è il mistero dell’oceano visto dal faro di Dyrholey, è il candore del Vatnajokull, il ghiacciaio più grande d’Europa. Fuori, tra chilometri e chilometri di pascoli per pecore oberate di lana, la vita si svolge attorno ai distributori di benzina o alle fattorie.</p>
<p>Nella minuscola cittadina di Kirkjubæjarklaustur, a due passi dallo spettacolare parco nazionale di Skaftafell, Unnar, 40 anni, gestisce il piccolo supermercato. È indaffarato alla cassa, le persone si affrettano per gli ultimi acquisti e tutti, compreso un anziano in carrozzella con un berretto di lana calcato fin sopra gli occhi, pagano con la carta di credito, anche solo per una confezione di pesce secco e un pacchetto di caramelle. Unnar si è trasferito da meno di un anno, la moglie fa l’insegnante in una scuola che ha in tutto 42 bambini, tra gli allievi ci sono anche le loro due figlie. A Reykjavik non riuscivano a vivere decentemente, nonostante Unnar, oltre al commesso in un negozio, facesse il riparatore di automobili e il tassista di notte nel weekend.</p>
<p><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7670.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-494" title="IMG_7670" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7670.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>Così sono tornati nel paese di origine della moglie. Hanno chiesto una consulenza a una società chiamata Spara, per capire in che ordine fosse meglio ripagare i vari mutui accesi, per evitare l’escalation degli interessi. Tra pochi anni saranno liberi dai debiti. Ora, Unnar ha tempo da passare con le proprie figlie, che prima frequentava solo a colazione la domenica, prima di buttarsi sul letto distrutto. Che molte famiglie si dichiarino più felici dopo la crisi, lo ha rilevato anche uno studio dell’Università d’Islanda: i bambini sarebbero più soddisfatti, ora che molti genitori lavorano meno e trascorrono più tempo con loro, rispetto a quando avevano la casa piena di Playstation comprate a credito.</p>
<p>Nel paradiso bianco e azzurro della laguna glaciale di Jokulsarlon lavora Runolfur, detto Ronnie, 51 anni, per 23 pescatore di merluzzi nel villaggio di Hofn. “Amavo tantissimo navigare, finché il sistema delle quote non ci ha reso la vita impossibile”. Il sistema islandese che assegna alle imprese quote di tonnellaggio per le diverse specie ittiche, e che ora anche l’Unione Europea potrebbe prendere a modello, ha rafforzato un oligopolio di poche compagnie medie e grandi, alle quali progressivamente i piccoli pescatori sono stati incentivati a cedere le proprie quote. Una spirale che sta portando allo spopolamento molti piccoli centri, e ha attirato anche una condanna formale delle Nazioni Unite.</p>
<p>Ronnie non si è dato per vinto, lavorare per una grande compagnia non gli piaceva, così è diventato “pescatore di uomini e cacciatore di aurore”. Assieme a due dei suoi cinque figli, lavora alla laguna glaciale di Jokulsarlon. Va ancora per mare, ma solo per trasportare i turisti ad ammirare gli iceberg, che si staccano dal Vatnajokull come mostri fantastici fatti di neve e cristallo, qua e là screziati di nero per la cenere delle continue eruzioni. Si naviga su mezzi anfibi dipinti di bianco e giallo, l’amico di Ronnie che gestisce le gite sulla laguna li ha comprati dall’esercito statunitense, che li aveva progettati per il Vietnam. Nei mesi in cui non c’è turismo, Ronnie arrotonda lo stipendio con la sua passione, la fotografia. I suoi scatti di psichedeliche aurore boreali sono in vendita nella caffetteria di Jokulsarlon, e per il resto basta accontentarsi. Niente viaggi all’estero, quando ci sono i turisti si lavora tutti i giorni, e d’inverno ogni momento è buono per saltare sulla jeep assieme al cane Baldo e andare a immortalare la magia dei paesaggi islandesi.</p>
<p><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7832.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-495" title="IMG_7832" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7832.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>È diventata un set fotografico anche la spiaggia nera di Reynishverfisvegur, due faraglioni sottili che spuntano dall’acqua scura dell’Oceano, grotte e pareti fatte di colonne pentagonali che sembrano progettate da Gaudi. Il basalto grigio fa risaltare i toni fluo della nuova collezione di abiti per lo snowboard, un brand disegnato a Reykjavik e fabbricato, ovviamente, in Asia. La stilista, Heida, tra un’indicazione e l’altra al fotografo e alle modelle, racconta: “In realtà noi soffriamo soprattutto per la crisi globale, perché vendiamo molto all’estero”. È convinta che la società islandese potrebbe anche diventare migliore, dopo quello che è successo: “Molte persone che prima erano abituate a viaggiare all’estero ora stanno riscoprendo la bellezza dell’Islanda e il piacere di cose più semplici”, dice.</p>
<p>Fuori Reykjavik ci va appena può, con i suoi 3 figli, anche Kristinn mar Ársælsson, 32 anni, che assieme alla compagna, Solveig Alda Halldorsdottir, ha fondato nel 2009 all’associazione Alda, che in islandese significa “Onda”. “Ci siamo accorti che il nuovo governo, pur avendo tentato di ricostruire il sistema difendendo il welfare e l’istruzione, non intendeva cambiare la struttura del sistema finanziario”. Alda, nei cui gruppi di lavoro partecipano decine di cittadini, chiede invece un cambiamento di sistema: forme di democrazia deliberativa sul modello di Porto Alegre, una regolamentazione del sistema finanziario “che metta fuori legge le transazioni puramente speculative come i derivati”, l’avvio di esperienze di <em>social banking</em> “che finanzino i progetti non in base ai profitti ma all’utilità sociale”. Processi lenti ma, secondo Kristinn, irrinunciabili: “perché oggi, in tutto il mondo occidentale, il denaro è considerato più importante delle persone, e perché consumiamo risorse a un ritmo insostenibile”. Per Kristinn e Solveig la crisi in realtà è stata l’occasione di cominciare a impegnarsi “per la democratizzazione della società”. Ora stanno traducendo in inglese le pagine web dell’associazione e sognano di mettersi in rete con gli altri gruppi di attivisti di cui hanno letto e sentito parlare in tutto il mondo.</p>
<p>“Il vero e più grande cambiamento è che ora anche mia nonna sa che può scendere in piazza, e prima non lo avrebbe mai fatto”, riprende Katrin Oddsdottir davanti a toast e patatine fritte al Café Paris di Reykjavik. Avvocato, impegnata nella difesa dei rifugiati politici, 34enne, Katrin è sposata con una coetanea e si definisce una femminista. “Nel periodo delle proteste avevamo anche messo in piedi un ‘Governo di emergenza delle donne’, perché molti dei responsabili della crisi erano maschi in cravatta, che hanno passato la vita a moltiplicare denaro e non hanno idea di cosa sia la realtà”. Katrin ha fatto parte del Consiglio Costituzionale, “perché sono una che sogna di cambiare il mondo, e quello mi sembrava un buon modo di fare la mia parte, per un tempo limitato, senza lasciarmi corrompere dal potere, come succede a chiunque entri in politica”.</p>
<p>Nel 2008-2009 è stata in prima fila nelle proteste, ricorda bene di quando fu bruciato l’enorme albero di Natale di Austurvollur, davanti all’Althingi, o quando la maggior parte dei manifestanti andò a offrire tè e cioccolatini alla polizia, cui il giorno prima erano state lanciate uova. “La protesta funzionò perché aveva delle richieste chiare, e perché è stata nonviolenta ma implacabile”. Perché si tratti di una vera rivoluzione, c’è ancora tanta strada: “Il Governo di Johanna sta facendo del proprio meglio – sostiene &#8211; ma anche loro tutto sommato stanno ricostruendo il modello precedente, una specie di Frankenstein, un morto che cammina. Per abbattere il sistema finanziario globale ci vuole più tempo. Per ora – aggiunge con orgoglio – abbiamo capito che possiamo alzare la testa. Che i ricchi e i potenti non hanno sempre ragione. Che il potere appartiene alle persone. È un inizio”, sorride Katrin ottimista. Poi slega la bicicletta e comincia a pedalare controvento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Fine]</p>
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		<title>Islanda, la rivoluzione lenta. Sesta puntata: debiti e risparmi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 07:19:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gnomade</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sesta parte del mio reportage dall’Islanda, pubblicato da Galatea di novembre col titolo “Hanno salvato i ricchi&#8220;. Debiti e risparmi. Nella caffetteria dell’università, la vita scorre come se nulla fosse. Viktor e Laufey sono due studenti del primo anno, lui di Scienze &#8230; <a href="http://partiallyfree.wordpress.com/2011/11/30/islanda-la-rivoluzione-lenta-sesta-puntata-debiti-e-risparmi/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=483&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sesta parte del mio reportage dall’Islanda, pubblicato da <a href="http://http//galatea.ch/" target="_blank">Galatea</a> di novembre col titolo “<a href="http://http//galatea.ch/index.php/sommario/reportage/item/221-islanda-hanno-salvato-i-ricchi.html" target="_blank">Hanno salvato i ricchi</a>&#8220;.</p>
<p><strong>Debiti e risparmi.</strong></p>
<p><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7876.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-484" title="IMG_7876" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7876.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Nella caffetteria dell’università, la vita scorre come se nulla fosse. Viktor e Laufey sono due studenti del primo anno, lui di Scienze politiche, lei di Inglese. I genitori hanno impieghi statali e la crisi li ha solo sfiorati. «Sarebbe bello che il paese imparasse qualcosa &#8211; ammette Viktor &#8211; poterci far stimare all’estero per il nostro welfare e non per i nostri miliardari». Ma la gente è ancora concentrata sull’apparenza, e i coetanei «viziati e abituati ad avere tutto. C’è perfino una banca che pubblicizza, sui giornali per teenager, prestiti tramite sms – Laufey sorride sotto gli occhiali spessi &#8211; «puoi chiedere fino a 40mila corone (circa 265 euro), ti arrivano subito sul conto e in quindici giorni le restituisci» (gli interessi possono superare il 23%, più oneri aggiuntivi, come spiegano le clausole sul sito web della ‘Hradpeningar’.) Viktor è convinto che, quando starà a loro entrare nel mondo del lavoro, l’Islanda avrà trovato nuove risorse per rinascere: «Prima delle banche abbiamo avuto le aringhe e ora dicono che forse c’è il petrolio» chiosa Laufey.                      <span id="more-483"></span></p>
<p>Intanto, però, non sono pochi i giovani adulti che scelgono l’emigrazione, in particolare i più qualificati, tanto che il Ministro della Sanità ha lanciato un appello perché troppi medici si stanno trasferendo a lavorare in Norvegia. Chi invece è rimasto in Islanda nonostante tutto è Roberto, un trentenne italiano arrivato qui nel 2007. “Attirato dagli interessi attorno al 15% ho spostato i miei risparmi dalle Bermuda e dalla Svizzera a un conto di deposito islandese”. Roberto non era uno speculatore, aveva soldi ai Caraibi e ai piedi delle Alpi perché in quei paesi aveva lavorato come cuoco. Ma in quel fatidico 6 ottobre 2008, quando apre la pagina dell’home banking, vede che quasi il 40% dei suoi risparmi se n’è andato. Fa appena in tempo ad andare in banca e ritirare il resto: “Altri amici che sono andati solo poche ore dopo non ce l’hanno fatta”, racconta mentre guida la jeep della sua agenzia di viaggi. “Ho dovuto investire per forza in una nuova attività qui – commenta – perché con la svalutazione della corona i miei soldi non valgono più nulla, fuori da qui”. Del paese è comunque innamorato, e ora medita addirittura di aprire un salumificio.</p>
<p>A Gardabaer, comune satellite di Reykjavik, casette a schiera tutte uguali costruite negli anni del benessere, abita la sua amica Gusta, padrona di casa modello, che l’ascesa e la crisi le ha viste da vicino, lavorando in banca per quasi trent’anni. Serve a Roberto una torta deliziosa, prepara il caffè e mostra con orgoglio il maglione che ha appena finito di sferruzzare, lana islandese e tipiche decorazioni jacquard. “Lavoravo alla Spron, una piccola cassa di risparmio. Anche noi eravamo cresciuti – ricorda &#8211; dai 70 dipendenti che eravamo alla fine degli anni Ottanta, a oltre 200 nel 2008. A quanto mi risulta, ed è stato provato anche dalle indagini successive, i nostri conti erano in ordine. Eppure, a marzo 2009 ci hanno chiuso”. Secondo Gusta, non sapeva le motivazioni reali nemmeno il direttore, che infatti scoppia a piangere quando convoca i dipendenti. “I correntisti hanno ricevuto la comunicazione che i loro conti erano passati alla Arion Bank (l’erede della Kaupthing). Ai lavoratori è stato proposta la disoccupazione o il passaggio al nuovo istituto”. A Gusta, però, non piaceva la prospettiva di una grande banca, con una mentalità troppo diversa e speculativa. Da poco ha ricominciato a lavorare per un altro piccolo istituto, la Mp Banki, dove pian piano stanno tornando i vecchi clienti e altri colleghi, “ricostruendo la famiglia”.</p>
<p><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7119.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-485" title="IMG_7119" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7119.jpg?w=200&#038;h=300" alt="" width="200" height="300" /></a>Gusta è felice del nuovo lavoro, ma preoccupata per il mutuo da 55 milioni di corone (360 mila euro) che ancora sta finendo di pagare, e per il futuro dei suoi figli. E di persone scontente e preoccupate si riempie di nuovo la piazza del Parlamento, nella serata gelida di lunedì 3 ottobre. Questa volta non c’è il palco per gli interventi politici, ma, fin dal pomeriggio, anziane signore e giovani punk dai giubbetti borchiati si danno da fare per riempire la piazza di barili di metallo verdi e rossi. Alle 19, in corrispondenza con il discorso della premier Johanna Sigurdardottir, comincia la <em>cacerolada</em>. Tutti hanno portato da casa cucchiai e martelli, li picchiano con convinzione su pentole, padelle e scatole di biscotti. Qualcuno combatte il gelo con piccoli falò dentro i bidoni colorati, dove hanno ritagliato fori per la combustione a forma di cuore o di casetta.</p>
<p>Nel rumore assordante, quasi non si sentono le parole di Olafur Isleifsson, economista dell’università di Reykjavik, che beve un cappuccino da un tavolo al bordo della piazza, prima di unirsi anche lui alla manifestazione. “Una delle vittorie del popolo islandese – spiega – sono stati i referendum che hanno respinto le proposte di rimborso ai correntisti esteri dei conti Icesave. Landsbanki era una banca privata, e la responsabilità verso i risparmiatori stranieri è soltanto loro”, sostiene. Eppure, secondo altri analisti, ora il rischio è che i governi olandese e britannico ricorrano alla Corte di giustizia europea. Secondo Olanda e Regno Unito, infatti, rifiutare di rimborsare i correntisti stranieri significherebbe violare le normative dello Spazio economico europeo, di cui l’Islanda fa parte, sulla non-discriminazione in base alla nazionalità. Se la Corte darà loro ragione, Governo e cittadini islandesi rischiano di pagare anche di più di quanto avrebbero pattuito gli accordi bocciati con i referendum.</p>
<p><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7207.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-490" title="IMG_7207" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7207.jpg?w=199&#038;h=300" alt="" width="199" height="300" /></a>Anche Olafur si sofferma sulla farsesca gestione delle banche prima del crollo: “Erano gli stessi grandi azionisti a farsi concedere crediti enormi, risucchiando le risorse delle proprie banche”. Ora, l’auspicio è che le indagini e i giudizi contro i banchieri si possano concludere prima della fine dell’anno, ma le persone sono impazienti. Sull’ingresso nell’Unione Europea Olafur non si pronuncia. Gran parte della popolazione è ostile, teme che la Ue sia interessata alle risorse naturali e ittiche dell’Islanda. “Io vorrei prima vedere l’accordo e poi esprimere un parere, certo la questione del pesce sarà cruciale. Appartenere all’euro, poi, avrebbe impedito la svalutazione della corona, ma d’altronde – osserva &#8211; il turismo e i settori dell’industria che si rivolgono all’esportazione ne hanno beneficiato”.</p>
<p>Dall’altra parte della piazza, il ritmo tribale non dà tregua. Picchiano sulle latte di metallo casalinghe e studenti, pensionati e lavoratori, in una rabbia rumorosa che andrà avanti per quasi tre ore.</p>
<p>[Continua...]</p>
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		<title>Islanda, la rivoluzione lenta. Quinta puntata: corruzione all&#8217;islandese.</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 07:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gnomade</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quinta puntata del reportage dall’Islanda, pubblicato da Galatea di novembre col titolo “Hanno salvato i ricchi“. Corruzione all’islandese Secondo Kolfinna, però, le proteste di oggi sono ferme alla lamentela, prive di un’agenda precisa, e la società non sta realmente cambiando: “Credo ci &#8230; <a href="http://partiallyfree.wordpress.com/2011/11/29/islanda-la-rivoluzione-lenta-quinta-puntata-corruzione-allislandese/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=480&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Quinta puntata del reportage dall’Islanda, pubblicato da <a href="http://http//galatea.ch/" target="_blank">Galatea</a> di novembre col titolo “<a href="http://http//galatea.ch/index.php/sommario/reportage/item/221-islanda-hanno-salvato-i-ricchi.html" target="_blank">Hanno salvato i ricchi</a>“.</p>
</div>
<p><strong>Corruzione all’islandese</strong></p>
<p><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_1519.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-481" title="IMG_1519" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_1519.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Secondo Kolfinna, però, le proteste di oggi sono ferme alla lamentela, prive di un’agenda precisa, e la società non sta realmente cambiando: “Credo ci siano dei piccoli segnali, un’associazione come ‘Alda’ per esempio, che cerca di mutare la mentalità delle persone, promuovere pratiche democratiche e rispetto della natura, sostituire il concetto di crescita con quello di sostenibilità. A parte questi piccoli esempi – dice, – le persone continuano a rivolgersi ai propri compagni di scuola, che magari siedono in Parlamento, o al Governo, se hanno bisogno di ‘sistemare’ qualche affare”.<span id="more-480"></span></p>
<p>Anche i mezzi di informazione sono nelle mani dei soliti noti: “l’editore di uno dei quotidiani principali, Morgunbladid, è David Oddsson in persona”, contnua Kolfinna. Primo ministro dal 1991 al 2004, poi Ministro degli esteri, e tra il 2005 e il 2009 Governatore della Banca centrale, Oddsson è tra coloro che la Commissione investigativa ha ritenuto “negligenti” rispetto ai doveri di vigilanza sul sistema finanziario e bancario. Quando si è passati al voto del Parlamento, però, l’autorizzazione a procedere è arrivata solo per Geir Haarde, l’allora primo ministro, che per alcuni capi di imputazione subirà un processo penale. I processi contro i banchieri, i cui arresti fecero scalpore, sono in realtà ancora in corso.</p>
<p>I politici islandesi però, pur avendo favorito l’ascesa dei grandi banchieri omettendo gli opportuni controlli, non lo hanno fatto per arricchirsi personalmente. “La nostra è una società molto abituata ad aggirare le regole. Siamo orgogliosi di essere piccoli, di riuscire a fare le cose in fretta” – spiega Salvor Nordal, direttrice del Centro di Etica dell’Università d’Islanda. “Quando i banchieri ostentavano i propri attici a Manhattan, la gente li applaudiva. La stessa gente che ora li considera dei criminali”. Insieme a un altro filosofo e a un’antropologa, Salvor ha fatto parte di un Comitato etico che ha cercato di analizzare il collasso bancario rintracciandone le radici nella mentalità islandese. “Ora c’è un grande bisogno di trovare colpevoli – spiega – ma forse servirebbe una riflessione sulle responsabilità collettive. Certo, i legami tra governo e affari erano troppo profondi. C’erano amicizie, matrimoni. Ma il boom delle banche ha influenzato l’intera società”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Continua...]</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Islanda, la rivoluzione lenta. Quarta puntata: saghe, banche e paradossi</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 11:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gnomade</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quarta puntata del reportage dall’Islanda, pubblicato da Galatea di novembre col titolo “Hanno salvato i ricchi&#8220;. Saghe, banche e paradossi. “Quello che veramente servirebbe all’Islanda è entrare nell’Unione Europea”, afferma con convinzione Kolfinna Baldvinsdottir, 40 anni, giornalista e blogger, davanti a una &#8230; <a href="http://partiallyfree.wordpress.com/2011/11/28/islanda-la-rivoluzione-lenta-quarta-puntata-saghe-banche-e-paradossi/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=467&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quarta puntata del reportage dall’Islanda, pubblicato da <a href="http://http//galatea.ch/" target="_blank">Galatea</a> di novembre col titolo “<a href="http://http//galatea.ch/index.php/sommario/reportage/item/221-islanda-hanno-salvato-i-ricchi.html" target="_blank">Hanno salvato i ricchi</a>&#8220;.</p>
<p><strong>Saghe, banche e paradossi.</strong></p>
<p><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_79261.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-469" title="IMG_7926" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_79261.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a>“Quello che veramente servirebbe all’Islanda è entrare nell’Unione Europea”, afferma con convinzione Kolfinna Baldvinsdottir, 40 anni, giornalista e blogger, davanti a una birra da Solon, il bar più noto di Bankastraeti. “Invece vedo una mentalità sempre più chiusa e arrogante, sembra che preferiamo la Cina all’Europa”. Il riferimento è all’enorme ambasciata che Pechino sta realizzando nella capitale islandese, agli investimenti cinesi arrivati nel paese dal 2008, e a Huang Nubo, il miliardario cinese che sta attendendo l’autorizzazione dal Governo per acquistare Grimsstadir, un vasto terreno (circa lo 0,3% di tutto il territorio islandese) a Nordest dell’isola, sul quale afferma di voler costruire un resort turistico di lusso. Nubo, che sarebbe pronto a investire 10 milioni di dollari per comprare l’area e altri 100 per attrezzarla, è legato da un’amicizia pluriennale al marito di Ingibjorg Solrum Gisladottir, ministro degli Esteri negli anni della crisi, ora in partenza per Kabul come funzionaria delle Nazioni Unite. E nonostante il premier Johanna Sigurdardottir prema per l’ingresso nella Ue, il presidente della repubblica va più spesso in Cina che a Bruxelles.<span id="more-467"></span></p>
<p>A sentire Kolfinna, questo minuscolo paese appare diverso da come lo dipingono le classifiche internazionali, da Reporter senza frontiere (primo posto nel 2011 per libertà di stampa), a Transparency international (11esimo posto su 178 nel 2010 per corruzione percepita), fino all’Indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite (primo posto mondiale nel 2007 e nel 2008). “Sarebbe una lunga storia – dice Kolfinna &#8211; e per raccontarla bisogna presentare i personaggi, proprio come nelle saghe. Per esempio, Stefania Ingibjorg, erede del gruppo di grande distribuzione Hagkaup, sposata con Jóni Ásgeiri, rampollo della famiglia che controllava l’altra catena di supermercati, Bonus. È nato così il colosso Baugur Group, che oltre al 60% del mercato della grande distribuzione controlla il canale televisivo Stod 2 e il quotidiano Frettabladid, ed era tra i principali debitori della Landsbanki prima del crollo”.</p>
<p><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7034.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-470" title="IMG_7034" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7034.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>Tra chi doveva più soldi alle banche islandesi – come evidenziano gli 8 volumi di rapporto della Commissione investigativa speciale &#8211; c’erano infatti, paradossalmente, proprio i loro più grandi azionisti, che indebitandosi acquistavano società estere e squadre di calcio. Il primato del più alto prestito ottenuto va alla Novator, la compagnia di investimenti di Thor Bjorgolfsson, uno degli <em>utrasarvikinga</em> protagonisti dell’esplosione bancaria. A Thor Bjorgolfsson, e al suo antenato Thor Jensen, anche lui imprenditore a inizio Novecento, è dedicata un’anteprima nella sezione “Icelandic panorama” del Reykjavik film festival. Il documentario, della regista danese Ulla Boje Rasmussen, si chiama “La Saga dei Thor”, e all’uscita il pubblico è ammutolito e depresso.</p>
<p>La storia del giovane Thor comincia a metà degli anni Ottanta, quando davanti ai suoi occhi di quindicenne il padre è arrestato per uno scandalo legato all’industria della pesca. Thor va a studiare negli Stati Uniti e nel 1991, all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica, investe in una fabbrica di birra a San Pietroburgo, che poi rivenderà all’Heineken. Col denaro appena incassato dalla multinazionale olandese, e tanta voglia di ristabilire l’onore della famiglia, Thor Bjorgolfsson torna nella madrepatria proprio quando il governo ha deciso di privatizzare il sistema bancario. La sua famiglia diventa così proprietaria di una larga fetta della Landsbanki, e come ironizza l’economista Thorvaldur Gylfason in uno dei suoi saggi sulla crisi, metterà in pratica il detto secondo cui “il modo migliore per rapinare una banca è averne una”.</p>
<p>Poiché la famiglia di Thor Bjorgolfsson è considerata legata all’Independent party, la privatizzazione della Landsbanki rischia di diventare un affare di partito. E così finiscono sul mercato anche le altre due principali banche, Glitnir e Kaupthing, con un occhio di riguardo per gli azionisti vicini alla Social Democratic Alliance, il secondo partito. Anche perché la Deutsche Bank e gli altri investitori esteri cui il governo islandese si è rivolto non sono interessati a un mercato così piccolo, in cui le scelte non sono sempre meritocratiche.</p>
<p>Se ai patronimici islandesi si sostituissero altri cognomi, sembrerebbe di essere in Sicilia. “La nostra società funziona per network di conoscenze, per clan familiari, per quello che in Italia si chiamerebbe mafia”, spiega Kolfinna in perfetto italiano. La sua opposizione alla vulgata che vuole l’Islanda rinascere dalle proprie ceneri, più forte di prima, non la rende popolare, ma a essere fuori posto ci è abituata da quando tornata, nel 2007, dopo 10 anni all’estero. “La società era impazzita. Tutto ruotava attorno alle banche, ogni progetto artistico, ogni idea. Anche i miei amici di sinistra non facevano altro che parlare di azioni e finanza. Ho cominciato a parlarne pubblicamente, ma senza risultati”. Kolfinna ha vissuto a Strasburgo e poi a Pristina, dove lavorava le Nazioni Unite. È proprio dal Kosovo, dice, che ha importato alcune idee usate nelle manifestazioni.</p>
<p>“Ammiravo molto la creatività di Albin Kurti e del gruppo Vetevendosje: sugli enormi fuoristrada dell’Onu aggiungevano una T e una G e la sigla UN diventava ‘TUNG’, arrivederci, in albanese, per rivendicare l’autodeterminazione. Ho cercato di utilizzare questo stile a Reykjavik – ricorda Kolfinna &#8211; ma era troppo presto. In autunno abbiamo bruciato la bandiera della Landsbanki, ma la gente è rimasta choccata. L’apice è arrivato dopo, nel gennaio 2009, quando anche le persone comuni scendevano in piazza con pentole e padelle. E molti islandesi – sorride – erano convinti di essere stati loro a inventare la <em>cacerolada</em>”.</p>
<p>[Continua...]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/partiallyfree.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/partiallyfree.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/partiallyfree.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/partiallyfree.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/partiallyfree.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/partiallyfree.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/partiallyfree.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/partiallyfree.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/partiallyfree.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/partiallyfree.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/partiallyfree.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/partiallyfree.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/partiallyfree.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/partiallyfree.wordpress.com/467/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=467&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Islanda, la rivoluzione lenta. Terza parte: La nuova Costituzione</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 07:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gnomade</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Terza puntata del reportage dall’Islanda, pubblicato da Galatea di novembre col titolo &#8220;Hanno salvato i ricchi&#8220;. La nuova Costituzione. Dal letame della crisi è nato il Constitutional Council, un’assemblea di 25 cittadini, eletti tra 522 candidati senza la mediazione dei partiti, che &#8230; <a href="http://partiallyfree.wordpress.com/2011/11/25/islanda-la-rivoluzione-lenta-terza-parte-la-nuova-costituzione/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=453&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Terza puntata del reportage dall’Islanda, pubblicato da <a href="http://http//galatea.ch/" target="_blank">Galatea</a> di novembre col titolo &#8220;<a href="http://http//galatea.ch/index.php/sommario/reportage/item/221-islanda-hanno-salvato-i-ricchi.html" target="_blank">Hanno salvato i ricchi</a>&#8220;.</p>
<p><strong>La nuova Costituzione.</strong></p>
<p>Dal letame della crisi è nato il <em>Constitutional Council</em>, un’assemblea di 25 cittadini, eletti tra 522 candidati senza la mediazione dei partiti, che ha lavorato da aprile a luglio 2011 per redigere la nuova bozza di Costituzione.</p>
<p><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_6854.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-465" title="IMG_6854" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_6854.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a>A curarne l’organizzazione è stato Thorsteinn Sigurdsson, alle spalle studi di Business Administration negli Stati Uniti e un lavoro come portavoce di Skatar, l’associazione islandese dei Boy scout. “Ho saputo che cercavano un responsabile e ho presentato domanda – spiega con semplicità – anche se ero scettico, perché qui i posti pubblici sono assegnati per clientele politiche”.</p>
<p><span id="more-453"></span></p>
<p>Invece, Thorsteinn viene scelto, e con un budget di circa 500 milioni di corone (3 milioni e 300 mila euro), fa lavorare i 25 delegati (stipendiati per 4 mesi come parlamentari) in tavoli tematici, con discussioni settimanali sulle bozze degli articoli e la possibilità per i cittadini di aggiungere commenti e osservazioni attraverso internet e i social network. Per presentarsi al Consiglio basta avere la maggiore età, la fedina penale pulita, e raccogliere 30 firme di cittadini a proprio sostegno. Si candida ben il 6% della popolazione, ma va a votare solo il 36% degli elettori. “Bisogna considerare – precisa Thorsteinn – che pochissimi candidati hanno speso per la campagna elettorale, a differenza di quello che accade quando sono in gioco i partiti”. Appena eletti i delegati, arriva un ricorso, e la Corte suprema dichiara il risultato non valido. Il Parlamento però aggira la decisione nominando, con un proprio provvedimento, un Consiglio composto proprio dai 25 eletti. “Inizialmente avevamo previsto alcune sessioni di <em>teambuilding, </em>per aiutare le persone a conoscersi, ma niente avrebbe potuto cementare il gruppo come ha fatto la sentenza avversa della Corte suprema”, ricorda Thorsteinn. Secondo Astros Signyjardottir, la più giovane dei membri del Consiglio, “è stato un ricorso pretestuoso, per ostacolarci. La Corte suprema – sostiene – è vicina alle grandi compagnie della pesca, che sono ostili alle riforme per timore di perdere i propri vantaggi”.</p>
<div id="attachment_454" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7934katrin.jpg"><img class="size-medium wp-image-454 " title="IMG_7934Katrin" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_7934katrin.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Katrin Oddsdottir</p></div>
<p>Se la Costituzione passerà l’esame del Parlamento, renderà obsoleto l’attuale sistema di quote sulla pesca, spiega un’altra delegata, Katrin Oddsdottir: “Quello che abbiamo voluto sancire, prendendo l’esempio da paesi come l’Ecuador e la Bolivia, sono i diritti della natura in se stessa. Quando scriviamo che tutte le risorse che non sono già in mano privata apparterranno per sempre al popolo islandese, ci riferiamo alla terra, al sottosuolo, e soprattutto al mare. Il sistema delle quote – chiarisce Katrin &#8211; ha avuto effetti positivi nel preservare le specie ittiche a rischio, ma sostanzialmente ha regalato lo sfruttamento alle grandi compagnie. Un nuovo sistema – conclude &#8211; dovrà prevedere che questi diritti non siano ceduti <em>una tantum</em>, ma affittati periodicamente, per non creare oligopoli e dare benefici all’intera popolazione”.</p>
<p>Freyja Haraldsdottir si è battuta per includere nella bozza di Costituzione il “diritto alla vita, che ogni essere umano eredita dalla nascita”. “Ci tenevo – chiarisce &#8211; perché sono stanca che le persone mi fermino al supermercato per dirmi quanto gli dispiace che io esista”. Freyja, 25 anni, soffre di osteogenesi imperfetta e vive su una sorta di piccola lettiga, con un’assistente personale che si prende cura di ogni sua esigenza. Un handicap che non le ha impedito di laurearsi, diventare la responsabile di un centro che studia e promuove diritti e ausili per i disabili, e fare parte del Consiglio costituzionale. “La vita sarebbe molto noiosa se fossimo tutti uguali”, spiega Freyja, che porta il nome della Dea dell’Amore della mitologia nordica.</p>
<p>“Ci sarebbe piaciuto poter inserire qualche articolo sulla regolamentazione del sistema finanziario &#8211; ammette un altro consigliere, Gisli Tyggvarson: &#8211; ma di fatto non siamo riusciti a trovare un accordo. A evitare che un’altra crisi si possa ripetere – sostiene &#8211; sarà il nuovo sistema di <em>checks and balances </em>che abbiamo previsto tra i poteri dello Stato, rafforzando le comunità locali e prevedendo una serie di istituti di democrazia diretta, la possibilità di presentare leggi di iniziativa popolare e sottoporre a referendum le scelte del Parlamento”. Gisli lavora come responsabile dell’Autorità di tutela dei consumatori islandesi, e tramite la quale aveva tentato di creare una commissione incaricata di rinegoziare collettivamente i tassi di interesse sui mutui. “Ne avrebbero dovuto far parte, insieme, rappresentanti dei consumatori e delle banche, ma l’idea è fallita e oggi le persone trattano con le banche soprattutto a titolo individuale, ovviamente con meno potere contrattuale”.</p>
<p>Intanto, a fine luglio, il Consiglio ha approvato all’unanimità e consegnato la bozza di Costituzione. Spetterà al Parlamento valutarne l’ammissibilità ed eventualmente modificarla, e c’è chi teme che il lavoro della Costituente possa essere vanificato. “I membri del Parlamento si sono sentiti esautorati nella loro prerogativa legislativa, ma non credo potranno snaturare il nostro bel lavoro, che è espressione della volontà del popolo e si è svolto in modo sereno e armonioso”, spiega ancora Astros, fiduciosa.</p>
<p>[Continua]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/partiallyfree.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/partiallyfree.wordpress.com/453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/partiallyfree.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/partiallyfree.wordpress.com/453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/partiallyfree.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/partiallyfree.wordpress.com/453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/partiallyfree.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/partiallyfree.wordpress.com/453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/partiallyfree.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/partiallyfree.wordpress.com/453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/partiallyfree.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/partiallyfree.wordpress.com/453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/partiallyfree.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/partiallyfree.wordpress.com/453/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=453&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Islanda, la rivoluzione lenta. Seconda parte: proteste</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 07:24:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Continua il reportage dall’Islanda, pubblicato da Galatea di novembre col titolo “Hanno salvato i ricchi“. Un pezzettino al giorno, oggi la seconda parte. Proteste. Davanti al parlamento, sabato 1 ottobre, oltre a Rebecka ci sono alcune centinaia di persone. Famiglie con bambini, &#8230; <a href="http://partiallyfree.wordpress.com/2011/11/24/islanda-la-rivoluzione-lenta-seconda-parte-proteste/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=partiallyfree.wordpress.com&amp;blog=14317475&amp;post=450&amp;subd=partiallyfree&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua il reportage dall’Islanda, pubblicato da <a href="http://http//galatea.ch/" target="_blank">Galatea</a> di novembre col titolo “<a href="http://http//galatea.ch/index.php/sommario/reportage/item/221-islanda-hanno-salvato-i-ricchi.html" target="_blank">Hanno salvato i ricchi</a>“. Un pezzettino al giorno, oggi la seconda parte.</p>
<p><strong>Proteste.</strong></p>
<p><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_6891.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-477" title="IMG_6891" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_6891.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a>Davanti al parlamento, sabato 1 ottobre, oltre a Rebecka ci sono alcune centinaia di persone. Famiglie con bambini, uomini e donne di mezza età, pescatori in tuta da lavoro. La manifestazione è allegra e chiassosa, i partecipanti hanno cartelli che chiedono le dimissioni del governo, parodie di locandine di film dove politici e banchieri sono diventati una gang di “Inglorious basterds”. Una fascia di una decina di metri attorno al Parlamento è protetta da transenne e poliziotti antisommossa, senza i quali i deputati non se la sentirebbero di entrare per la prima seduta della sessione autunnale dei lavori.<span id="more-450"></span></p>
<p>Ivan sta in piedi sotto un manifesto che ironizza sulla continuità tra gli istituti di credito falliti e i nuovi che li hanno sostituiti. Arion Bank, che è subentrata alla Kaupthing dopo il collasso, nel poster è stata ribattezzata “Carry On Bank”, la banca che continua.  Al posto di Landsbankinn, banca nazionale, c’è scritto “Landsbani”, morte nazionale; Glitnir, il terzo degli istituti di credito crollati, è diventata “Glaepnir”, crimine, e poi ancora “Sparithjofur”, ladro di risparmi e “Aflandsbanki”, banca in alto mare. “Siamo qui perché il governo non sta facendo abbastanza per noi – spiega Ivan. &#8211; I tassi di interesse sui mutui sono ancora troppo alti. Le famiglie soffrono, mentre i banchieri continuano a incassare bonus”. Ivan ha perso risparmi per 6 milioni di corone (circa 40 mila euro) e ha più debiti con la banca di quanto vale la sua casa.</p>
<p>Dal palco sta parlando Andrea Johanna Olafsdottir, che con l’associazione Heimlin cerca di fare pressione sul Governo per una riforma delle politiche abitative. Molti mutui erano in valuta estera e sono schizzati alle stelle con la svalutazione della corona. Altri, indicizzati all’inflazione, sono cresciuti del 35-40%. Per il momento, uno dei risultati ottenuti è che chi non ha altre proprietà può vedersi ridurre il debito al 110% del valore dell’immobile. “Di fatto vuol dire che non possiedono neppure le chiavi di casa, ma è già qualcosa”, chiarisce con amara ironia Olafur Isleifsson, economista dell’Università di Reykjavik.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_1299.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-478" title="IMG_1299" src="http://partiallyfree.files.wordpress.com/2011/11/img_1299.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Fino all’ottobre del 2008, sembrava che molti islandesi avessero trovato, in fondo ai tanti arcobaleni che solcano i cieli di quest’isola dal tempo mutevole, la leggendaria pentola d’oro. In realtà l’avevano presa in prestito, durante il boom di un sistema bancario che, appena negli Stati Uniti ha cominciato a crollare il castello di carte fatto di deregulation, liquidità senza garanzie e rating gonfiati, è imploso lasciando il paese in mutande. <em>“God bless Iceland”</em>, era riuscito a dire l’allora primo ministro Geir Haarde il 6 ottobre, giorno in cui fallì la prima banca portandosi via i risparmi di mezzo popolo, trascinando con sé in pochi giorni il resto del sistema bancario e la corona (che in un weekend ha perso il 50% sull’euro e nel corso del 2009 è arrivata a svalutarsi fino all’85%). Nel vortice, poi, ci è finito anche il Governo.</p>
<p>Dalle prime proteste del musicista gay Hordur Torfason, che ogni sabato alle 15 manifestava cantando davanti al Parlamento, si è passati man mano a centinaia e poi migliaia di persone, che, dopo settimane in piazza, sono riuscite a ottenere nuove elezioni e hanno fatto dimettere i responsabili della Banca centrale e dell’Autorità di sorveglianza finanziaria. In carica da febbraio 2009, il nuovo Governo di Johanna Sigurdardottir (già ministro del Welfare dal 2007) ha utilizzato gli aiuti del Fondo monetario internazionale e dai paesi scandinavi per risanare i conti. Le banche fallite sono diventate parzialmente di proprietà statale o sono passate nelle mani dei creditori, e a tre anni di distanza cominciano di nuovo a registrare profitti.</p>
<p>A essere ancora fortemente indebitate, però, sono le famiglie, colpevoli di avere fatto il passo più lungo della gamba negli anni di vacche grasse, comprando a credito fuoristrada e tv al plasma e diventando proprietarie di villette e seconde case con mutui al 100%, senza stare troppo a chiedersi se sarebbero stati in grado di ripagarli. Se si guarda al report della <em>Special investigation commission,</em> composta da tre economisti internazionali nominati dal Parlamento per fare luce su motivazioni e responsabilità delle crisi, l’Islanda sembra essere stata uno straordinario laboratorio in miniatura di quella stessa deregulation neoliberista che ha travolto il sistema finanziario nordamericano. A Reykjavik, chi scende ancora in piazza non si sente protagonista di una rivoluzione, ma ancora vittima di un’ingiustizia.</p>
<p>Torge ha 39 anni e fa il poliziotto. È davanti al Parlamento assieme ai due figli, biondi come lui. “Per fortuna oggi non sono in servizio – ammette – è dura quando sei dall’altra parte, indossi la divisa mentre vorresti essere a manifestare anche tu”. Personalmente, Torge ci ha rimesso meno di altri dalla crisi economica: “Non ho perso il lavoro, ma il mio mutuo è aumentato, come tutti, e il salario di fatto è diminuito”. La svalutazione della corona, infatti, ha fatto aumentare i prezzi di tutto ciò che è importato, la benzina per esempio è salita da 80 a 300 corone (circa 2 euro) al litro. Peter e sua moglie hanno portato in manifestazione anche il figlio piccolo e il cane. “Siamo qui perché il Governo in realtà ha salvato solo i ricchi, non la gente normale”. Loro, personalmente, hanno avuto pochi problemi, ma sono qui per sostenere la causa: “Teoricamente oggi siamo noi i proprietari delle banche, ma in realtà non le controlliamo. Ci chiedono solo di pagare”.</p>
<p>Silla ha 53 anni. “Ora lo sa tutta l’Islanda”, sorride. Era tipografa, ma da tre anni è disoccupata. “Le banche continuano a prosperare, mutui e affitti per la gente comune sono sempre più alti – protesta &#8211; e i ricchi sempre più ricchi”. Un berretto rosso con lunghe trecce di lana le nasconde i capelli biondi. In mano ha un cartello che dice: “Elezioni ora! Per un nuovo governo coraggioso e non corrotto”. Gunnar e sua moglie si riparano sotto un enorme ombrello nero. Lui sventola una bandiera islandese, lei ha quella dell’associazione “Fifill”, tre fiori di tarassaco in campo arancione “Abbiamo scelto questo fiore perché ricresce sempre – spiega – e perché la nostra è una protesta pacifica. Vogliamo portare via il potere alla finanza e restituirlo alle persone”. E come fare? “<em>Take the square, revolution</em>”, risponde lui, con gli occhi chiari pieni di fiducia nonostante i capelli già grigi. Di Johanna Sigurdardottir, primo ministro dal 2009, dopo le settimane di proteste che hanno portato Geir Haarde a dimettersi, ora dicono: “È peggio dei suoi predecessori. Gli altri, almeno, erano apertamente neoliberali. Lei, invece, ha fatto un sacco di promesse, ma è schiava delle banche esattamente come loro”. Intanto, sul palco è salita una giovane brasiliana, canta “Garrota de Ipanema” e la protesta si scioglie in danza, immaginando le spiagge di Rio.</p>
<p>[Continua nei prossimi giorni].</p>
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