I ragazzi di Lampedusa – quinta parte: Partenze

Quinta parte del reportage da Lampedusa pubblicato su Galatea di maggio

(recupera la prima, la seconda, la terza o la quarta puntata se non le hai ancora lette)

Partenze

Finito il caffè, si torna al porto ad aspettare. Ma oggi c’è una novità. La nave militare San Marco, quella che secondo le promesse del premier avrebbe dovuto “restare attraccata a Lampedusa per caricare immediatamente i migranti appena sbarcati”, partirà stasera. È ancorata poco distante dal porto e le motozattere, mezzi anfibi che andrebbero bene anche per un’offensiva bellica, faranno la spola per caricare alcune centinaia di persone.

Le prime operazioni di imbarco al porto di Lampedusa - sabato 2 aprile

Nourredine il pasticcere è tra i prescelti per viaggiare. La selezione avviene con criteri apparentemente casuali. Nel nervosismo, al porto, volano botte e spintoni. I primi giorni esisteva una sorta di ordine di arrivo, ma il meccanismo è saltato con l’aumentare degli arrivi sull’isola. Ora, i funzionari di polizia scelgono con criteri “meritocratici”, dicono. Prima quelli di una certa età, o forse quelli che potrebbero provocare altri disordini.

“Scelgono come i nazisti”, commenta qualcuno più tardi, al parchetto: “Come se questi ragazzi non fossero persone ma oggetti da spostare”. Anna e Giusi, assieme all’amico Maurizio,hanno due macchine parcheggiate con i bagagliai aperti: da un’auto danno i panini, dall’altra l’acqua. Qualche sera hanno dato anche scarpe e magliette. “Il mio compagno ha una salumeria – ride Anna – e abbiamo vestito un sacco di ragazzi con le t-shirt promozionali di un produttore di prosciutti: dopo ci è venuto il dubbio che per loro potesse essere offensivo”. Qualcuno dei ragazzi più affezionati dà una mano a fare una sorta di servizio d’ordine.

Tra loro c’è Naoufel, 32 anni, che faceva il fotografo a Djerba, ma è laureato in commercio internazionale. Assicura che la prima cosa che farà sul continente sarà comprarsi dei vestiti alla moda, tutto in tinta, da capo a piedi. Mostra le scarpe di pelle, “le altre – dice – le ho dovute buttare perché con l’acqua di mare si erano tutte rigate”. Sei giorni sull’isola non gli hanno fatto perdere il look da dandy. Ha trovato qualcuno da cui farsi la doccia e un paio di sere è stato pure ospitato da una famiglia. Nella Guardia costiera, c’è chi divide i ragazzi che sbarcano in due macrocategorie: eritrei, somali e subsahariani arrivati dalla Libia “con la morte e il terrore negli occhi” e giovani tunisini “sbarbati e col bancomat in tasca”. Ogni regola ha le sue eccezioni, ma senza dubbio Naoufel è uno di questi ultimi.

A Djerba, in un mese, scattava 8mila dinari di foto ricordo per i turisti. In tasca però glienerestava solo il 10 per cento, il resto al “padrone”. Per la Tunisia, 800 dinari è un buono stipendio, ma di lasciarsi sfruttare Naoufel non ne voleva più sapere. Scioperare o rivendicare qualcosa di più era impossibile: “Tutti gli hotel di Djerba – spiega – fanno capo a tre persone, e tutti i fotografi lavorano senza contratto. Se te ne vai, uno ti sostituisce. Da quando Ben Ali, 23 anni fa, ha portato il capitalismo in Tunisia – conclude – qualcuno lo ha saputo sfruttare molto bene”. Forse le cose cambieranno, ma per ora il governo provvisorio “si occupa solo di politica e l’economia va sempre peggio”.

Non è la prima volta che Naoufel tenta di “bruciare il confine”.  A settembre è arrivato in Turchia, poi ha passato a piedi la frontiera con la Grecia. Dopo Capodanno, con in tasca una falsa carta d’identità francese, avrebbe dovuto imbarcarsi per l’Italia. Il documento però non è fatto abbastanza bene, e il 13 gennaio Naoufel si ritrova su un aereo in partenza per Tunisi. Nella capitale tunisina, sotto coprifuoco, è il giorno dell’ultimo discorso di Ben Ali. “Ci è arrivata la notizia – ricorda Naoufel – che chi aveva più di 30 anni non poteva rientrare”. Lo fanno scendere dall’aereo e il rimpatrio è rimandato a cinque giorni dopo, quando il presidente e la sua famiglia sono già fuggiti. Naoufel passa un mese a Tunisi, non torna nemmeno a casa a salutare la madre. È ospite di un amico ingegnere che si sta organizzando per trasferirsi in Canada. Decide che per lui, ora non c’è nulla da fare nel suo paese. Ci tornerà fra un paio d’anni, dopo avere messo da parte qualche soldo. Lascia la capitale e raggiunge la costa, s’imbarca alla fine di marzo su uno delle decine di vecchi pescherecci che ora sono all’ormeggio, sotto sequestro, nel porto di “Lambadusa”. Sul barcone sono in 280, di cui 4 donne, e per una mezz’ora è lui a tenere il timone, mentre il “comandante” è impegnato a riparare un guasto. Dopo 24 ore di mare, ecco la costa.

Un barcone di migranti in arrivo a Lampedusa (foto Stefano Manca)

“Molti dei ragazzi che sono qui finiranno per tornarsene in Tunisia”, sostiene Naoufel: “Non per i rimpatri, ma perché non hanno un mestiere e non hanno contatti. Anche in Francia – dice – gli altri tunisini ti fanno lavorare solo se ti conoscono”. Lui, invece, ha un progetto. Gli basta raggiungere l’Italia. Un conoscente lo porterà in auto fino a Roma, un altro fino a Ventimiglia, dove “conosciamo gli orari in cui ci sono meno controlli e si riesce a passare”. Ha trovato un sotterfugio per spedire loro del denaro, che gli consegneranno al momento dell’incontro, “perché se viaggi con troppi soldi potrebbero derubarti i compagni di viaggio, o sequestrarti tutto la Polizia”. Il business plan di Naoufel non finisce qui. Una volta arrivato in Francia, vuole affiancare all’attività di fotografo un import-export tra Parigi, Tunisi e Dakar. E se i suoi calcoli sono giusti, ci guadagnerà parecchio.

(…)

CONTINUA nei prossimi giorni su queste pagine e in versione integrale sulla rivista Galatea di maggio (si può ordinare in libreria o rivolgendosi all’editore)

Testo di Giulia Bondi. Copyright Galatea.

Annunci

Un pensiero su “I ragazzi di Lampedusa – quinta parte: Partenze

  1. Pingback: I ragazzi di Lampedusa – sesta puntata: la “Loran” | gnomade

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...