I ragazzi di Lampedusa – ultima puntata: Imbarchi e futuro

Settima (e ultima)  puntata  del reportage da Lampedusa pubblicato su Galatea di maggio

(recupera le puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI)

Imbarchi e futuro

La differenza tra i due mondi è vistosa anche a Cala Pisana, dove, dopo giorni di mare troppo grosso, è riuscito ad attraccare il traghetto Excelsior per cominciare a trasferire i migranti in Sicilia e nelle altre tendopoli d’Italia. I volti dei poliziotti sono tutti coperti dalle mascherine, quelli che non stanno lavorando nelle operazioni d’imbarco salgono tranquilli sulla nave, trascinando il proprio trolley pieno di abiti piegati e stirati. I bagagli dei tunisini sono sacchetti di plastica. Vengonotutti aperti ed esaminati minuziosamente, senza tralasciare nessuna t-shirt, nessun calzino. I pullman fanno la spola dal centro d’accoglienza e dal porto fino a questa banchina, costruita nel 2010 in questa caletta più riparata dal vento. I ritardatari li inseguono per salire, nessuno vuole rischiare di restare sull’isola.

I ritardatari inseguono il pullman che porta all'imbarco

Sul corridoio d’accesso alla nave, le dodici stelle dell’Unione Europea. Prima di entrare, i tunisini devono essere perquisiti due volte: prima in modo approfondito poi più sommariamente, per sincerarsi che nelle due ore di attesa sotto il sole, dietro una transenna, non si siano procurati oggetti illeciti da portare a bordo. Le operazioni si svolgono con ordine, sotto gli occhi dei lampedusani che si sono passati voce e vengono a osservare dall’alto la partenza degli “invasori”.

Ora dopo ora, aumentano gli spettatori sulla scogliera, arrivano ragazzini in scooter e intere famigliole. Sulla banchina cresce in altezza il mucchio di cinture e lacci da scarpe.Compare anche una sciarpa del Celtic Glasgow,a righe bianche e verdi. Poche ore prima la indossava un ragazzo, al porto, e i poliziotti ci avevano scherzato sopra, scambiando il quadrifoglio del Celtic per il simbolo della Padania. Ora giace in cima al mucchio,come il cappottino rosso della bimba di Schindler’s list.

Perquisizioni prima dell'imbarco.

Le procedure d’imbarco e le perquisizioni sono necessarie ma umilianti. I volti dei ragazzi tunisini, però, sono perlopiù felici. Ci si legge la gioia di lasciare finalmente quest’isola diventata prigione, la garanzia ricevuta che la nave non andrà in Tunisia, ma in Italia. Quasi tutti sorridono, scherzano, chiedono sigarette. Ilyess esce dalle righe per farsi fotografare davanti all’Excelsior, e con le dita fa il simbolo della vittoria.

L'attesa per gli imbarchi a Cala Pisana

Sulle navi partono anche molti poliziotti e militari, ma l’isola è ancora piena di gente in divisa. Giovanissimi bersaglieri, che fanno la guardia al Centro di accoglienza. Finanzieri e guardia costiera, che devono alternarsi nei recuperi delle barche di migranti in arrivo. Già stasera, con il mare più calmo, gli sbarchi ricominceranno. Camionette di carabinieri stazionano al porto, danno una mano nella distribuzione di cibo e acqua. Perfino i vigili del fuoco devono fare i turni per sorvegliare la base Loran. La voce che circola, però, è che, nonostante il dispiegamento di mezzi e uomini, la catena di comando non abbia funzionato del tutto. Per tutti i giorni dell’emergenza, il responsabile dell’ordine pubblico al porto è stato il commissario Corrado Empoli. Qualcuno dei tunisini lo ha scambiato per il sindaco, in ogni caso tutti indicano “l’uomo con gli occhiali da sole” come il capo e gli riconoscono autorità. “Il momento più sorprendente è stato alcuni giorni fa – racconta Empoli: – ero andato a riposare in albergo, quando ho cominciato a ricevere telefonate e messaggi preoccupati che parlavano di un corteo nel centro di Lampedusa. Quando sono arrivato, sono riuscito a spiegarmi con i ragazzi, ho dato loro dei chiarimenti, ho garantitoche non sarebbero stati rimpatriati, ma che a poco a poco avremmo fatto in modo di imbarcarli verso l’Italia. Come una specie di pifferaio magico, sono riuscito a riportarli verso il molo, mentre – ricorda – alcuni mi gridavano ‘we trust you’. Sebbene si rendessero conto che erano condizioni oggettive a trattenerli sull’isola, dopo giorni e giorni non riuscivano più ad accettarlo”.

I migranti tunisini prima di salire sulla nave per il continente - domenica 3 aprile

Sul perché si sia creata questa situazione, i pareri sono discordanti.  Forze dell’ordine e Iom, l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, concordano nel parlare di un esodo di proporzioni enormi e non prevedibili, che sarebbe stato impossibile gestire con i metodi del passato. Di altro avviso è Fulvio Vassallo Paleologo, che all’Università di Palermo insegna Diritto di asilo e statuto costituzionale dello straniero. “La situazione – sostiene – è stata frutto di una scelta del Governo, che ha voluto tenere le persone a Lampedusa nella prospettiva più o meno dichiarata, e poi fallita, di rimpatriarli in Tunisia. Si è voluta creare un’emergenza in vista delle elezioni amministrative, quando invece si sarebbero potuti concedere subito permessi di soggiorno speciali, per motivi umanitari. Attivando la rete di organizzazioni di volontariato che si erano rese disponibili – insiste Paleologo – si sarebbero potute evitare anche le tendopoli, che sono di fatto strutture di detenzione, dove le persone vengono private della libertà senza che ci sia stato il provvedimento di un giudice. Con la scusa dell’emergenza, si stanno violando la legge e la Costituzione”.

Che l’emergenza di Lampedusa sia stata “creata ad arte”, sulla pelle dei lampedusani e dei tunisini, lo pensano in parecchi, sull’isola. Che comunque, lunedì 4 aprile, ha cambiato faccia. Le panchine, fino a ieri popolate di ragazzi abbarbicati ai propri borsoni, ricominciano a ospitare i pensionati. Nessuno gioca a calcio per la strada e ibar pieni sono solo un ricordo. “700 caffè in un giorno non li avevo mai fatti neanche in agosto – dichiara la titolare del bar Mediterraneo, Silvana – e se calcoli che per loro il caffè dura in media 45 minuti puoi avere un’idea di quanto fosse affollato il mio bar, giorno e notte”. Silvana ha dovuto prendere una persona in più a darle una mano, “altrimenti ogni volta che mi giravo mi rubavano bottiglie di alcolici”, sorride. Con molti, però, si è creato un bel rapporto, e ora, mentre asciuga i bicchieri, nelle sue parole filtrano stanchezza e un’ombra di malinconia. Anche Silvana di caffè ne ha offerti tanti, a chi non riusciva a pagare. “Alcuni ragazzi, i primi giorni, mi hanno ridipinto le pareti per ringraziarmi”, racconta, mentre suo nipote compare un attimo sulla porta e scherzando le grida: “Hai visto che vuoto, che depressione?”. Silvana è originaria di Roma e ha una laurea in sociologia. Arrivata per lavorare in Comune, ha finito per aprire il cocktail bar. A sentire il presidente Berlusconi non c’è andata – “Stavo lavorando e poi penso mi avrebbero allontanato o picchiato”, afferma. Ma sulla credibilità delle sue promesse l’opinione è lapidaria: “Ma quale campo da golf, su uno scoglio? Facesse l’ospedale, sto buffone…”.

La prima emergenza sembra passata, ma gli sbarchi già ricominciano, non soltanto di giovani tunisini ma anche di profughi dal Corno d’Africa, salpati dalla Libia in guerra. Il 6 aprile ne sono morti più di duecento, affogati mentre cercavano di lasciare il barcone che colava a picco, per salire sulla motovedetta della Guardia costiera. Tra i marinai gira la voce che i maltesi abbiano aspettato 12 ore a dare l’allarme, e che anche questa tragedia si sarebbe potuta evitare.

Le barche dei migranti sotto sequestro al porto di Lampedusa

Che serva una risposta diversa al flusso dei migranti, ne è convinto Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Iom (Organizzazione internazionale per le migrazioni) in Italia. Riconosce le contraddizionidei “decreti flussi”, in base ai quali gli imprenditori, in teoria, dovrebbero assumere gli stranieri senza averli mai visti in faccia, e auspica “nuove leggi, politiche a lungo termine, perché in realtà, di questi lavoratori, l’Europa e l’Italia ne hanno bisogno”. Chi arriva come irregolare, dice, “il lavoro lo trova, ma in condizioni di sfruttamento, come a Rosarno e a CastelVolturno”.

Per chi è entrato in Italia prima del 5 aprile, il Governo italiano ha stabilito di concedere permessi temporanei. Per tutti gli altri sono cominciati i rimpatri forzati. “Sono operazioni di polizia che fanno gli stati con risorse proprie – spiega ancora il portavoce dell’Iom – e con la cooperazione del paese d’origine”. L’Iom e l’Unione Europea sosterrebbero, invece, i ritorni in patria volontari e assistiti: “Ci deve essere la volontà della persona, seguita da un programma di reintegrazione nel paese d’origine, per iniziare un’attività lavorativa, aprire un negozio, magari comprare un taxi. È un programma gestito dal Ministero dell’internocon fondi europei – chiarisce Di Giacomo – e quest’anno ha coperto 200 casi vulnerabili”.

Ma anche qui, di nuovo una contraddizione: “La legge del 2009, stabilendo il reato di immigrazione clandestina, impedisce agli irregolari di beneficiare del programma”. In realtà sarebbero loro ad averne più bisogno: chi ha documenti e ha trovato lavoro non ha bisogno di essere rimpatriato. “Gli irregolari non fanno più domanda, perché per loro scatterebbe immediatamente la denuncia. Così – contestanodall’Iom – un’intera fetta di persone che voleva tornare volontariamente finisce in un limbo: non possono restare in Italia per lavorare, non possono essere assistiti nel ritorno. Hanno a carico provvedimenti di espulsione, e se trovano i soldi per partire vengono fermati alla frontiera e denunciati, e di nuovo non possono lasciare il territorio”. Un effetto boomerang che si potrebbe risolvere cambiando la legge, e cancellando il reato di immigrazione clandestina. Così come, forse, morti in mare e umiliazioni si potrebbero evitare, accettando politicamente la realtà delle migrazioni, magari concedendo dei permessi di soggiorno temporanei per ricerca lavoro, e ammettendo il diritto di viaggiare da entrambe le sponde del Mediterraneo. Da Milano a Djerba in volo charter, ma anche viceversa.

FINE

(versione integrale sulla rivista Galatea di maggio. Si può ordinare in libreria o acquistare on line rivolgendosi all’editore)

Testo e foto  di Giulia Bondi. Copyright Galatea.

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2 pensieri su “I ragazzi di Lampedusa – ultima puntata: Imbarchi e futuro

  1. Complimenti per il reportage. E’ bello leggere che esistono ancora dei “pezzi” di mondo giornalistico che non cercano lo scandalo ma volgiono raccoltare la realtà e, perchè no, il suo dolore. Nel nostro piccolo anche noi proviamo a “restare umani”.

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