Migranti e malattie, tra diritti e luoghi comuni

Guanti di lattice e mascherina sanitaria. Un must per gli operatori e le forze dell’ordine impegnate ad accogliere o perquisire i migranti appena sbarcati. Si è visto a Lampedusa, e certo è probabile che chi ha appena viaggiato 16 ore in mare o dormito 5 giorni all’addiaccio non sia proprio pulito e in ordine.

Quello che però comunemente – ed erroneamente – si crede è che i migranti portino con sé, assieme alla nostalgia e ai pochi bagagli, anche legioni di virus, batteri e malattie pronte a scatenare epidemie nel Belpaese. Se si parla con i medici, che fortunatamente i migranti li continuano a curare, nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione Italiana e nonostante le contraddizioni dovute all’introduzione del reato di “immigrazione clandestina”, si scopre invece che i migranti partono sani, e casomai si ammalano qui, per le condizioni in cui vivono e la difficoltà ad avere accesso ai servizi.

Per chi ha voglia di approfondire e ha 11 minuti liberi c’è la mini-inchiesta “Sani & salvi: le cure del viaggio e dell’accoglienza” realizzata qualche anno fa insieme al dottor Matteo Morandi. Oggi il dottor Morandi lavora insieme ad altri medici nell’ambulatorio Porte Aperte a Vignola, in provincia di Modena. Uno dei (fortunatamente tanti) luoghi in cui si guarda agli stranieri come persone e ci si dà da fare per difendere i diritti, nell’interesse di tutti.

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