Valle di Susa: descrizioni di una battaglia. Terza puntata.

On line su Galatea il reportage dalla Valle di Susa. Ecco la terza puntata (qui la prima e la seconda).

Numeri, esperti e ricorsi
Le ragioni del no le sostiene Ivan Cicconi, esperto di lavori pubblici e direttore dell’associazione Itaca (Istituto per la trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale):«Il progetto di Alta velocità è stato costruito su un’architettura contrattuale e finanziaria truffaldina e ha già prodotto uno scandaloso debito pubblico: 13 miliardi di euro, accumulati dal 1994 al 2005 da Tav spa e da Infrastrutture spa». I dati elaborati da Cicconi mettono a confronto i costi della costruzione di linee ad alta velocità: i 550 km della Tokio-Osaka sono costati 9,3 milioni di euro al chilometro; per la Parigi-Lione (417 km) il costo è di 10,2 al chilometro e di 9,8 per la Madrid-Siviglia (470 km). I 589 km di linea ad alta velocità che uniscono Torino e Napoli sono costaticiascuno 60,7 milioni di euro, esclusi i raccordi per l’ingresso nelle stazioni. 
Anziché essere in mano alla società ferroviaria nazionale come negli altri paesi, gli appalti italiani sono stati assegnati con trattativa privata a Tav Spa e da qui sub-affidati a diversi ‘general contractors’. Tra subappalti e varianti in corso d’opera, non sono mancate inchieste (tra queste Fratelli di Tav visibile in rete) e condanne che mettono in luce – per esempio in Campania – i legami tra clan camorristici e imprese aggiudicatarie dei lavori. «I numeri usati per sostenere la fattibilità di questo progetto – prosegue Cicconi – non hanno il minimo di credibilità e sono clamorosamente smentiti dalla realtà. Nel 2003 transitavano su quella linea 1,5 milioni di passeggeri e 9,7 milioni di tonnellate di merci; il progetto preliminare approvato nello stesso anno dal Cipe prevedeva la saturazione della linea storica nel 2020 con oltre 6 milioni di passeggeri e 22 milioni di tonnellate di merci. Ma nel 2010 i passeggeri sono stati 700 mila e le merci 2,4 milioni di tonnellate».
Lavoce.info il giornale online coordinato da Tito Boeri, ha raccolto i pareri di economisti ed esperti di settore tra università Bocconi e Politecnico di Milano nel dossier Tutti i nodi della Tav. La Torino-Lione non vale la spesa:«La linea (per la parte di competenza italiana) costerebbe tra 15 e 20 miliardi di euro, come tre ponti di Messina. I contributi europei coprirebbero meno del 30% della sola tratta internazionale (la galleria di base); il resto lo pagherebbe lo Stato italiano. Molto meglio, con la stessa cifra cablare tutta l’Italia a 100 mb, magari cominciando dal Piemonte».
Chiariti i costi, elevatissimi per uno Stato che “fatica a mantenere la sostenibilità della finanza pubblica”, i benefici sarebbero, sempre secondo la Voce, “assai limitati”, per una percentuale di viaggiatori e merci che rappresenta circa l’1% del totale dei movimenti in Piemonte e meno dello 0,1% su scala nazionale. Un’ora in meno per un viaggiatore su mille, quando «i più gravi problemi di congestione si riscontrano a ridosso delle grandi aree urbane». Infine, l’attuale utilizzo del tunnel esistente «è molto al di sotto della capacità utile ai futuri traffici ipotizzabili». Se 150 anni fa il Frejus ridusse gli spostamenti “da un paio di giorni, a dorso di mulo, a poche ore”, oggi la situazione è ben diversa. Il cosiddetto ‘Corridoio cinque’ Lisbona-Kiev è poco più di «un tratto di pennarello su una carta geografica» e anche se le Alpi dovessero essere attraversate da una linea ad Alta velocità/capacità «sia a est che a ovest le merci continueranno a viaggiare su reti ordinarie, come del resto da Lione verso Parigi».
I consiglieri del gruppo Cinquestelle alla Regione Piemonte – i ‘grillini’ -, in collaborazione con il Wwf, l’associazione torinese ‘Pro natura’ e i vari siti web del movimento NoTav hanno clonato un opuscolo informativo intitolato Galleria esplorativa di Chiomonte, lo hanno ribattezzato Galleria infestante e replicano – su medesimo impianto grafico – tabella dopo tabella con dati completamente diversi. La Comunità montana Valle Susa e Val Sangone – insieme a 24 coltivatori della valle – ha presentato un ricorso al Tar contro l’“assegnazione nelle disponibilità delle Forze di Polizia” dei dintorni del Museo archeologico della Maddalena e il divieto di ingresso e stazionamento in diverse strade dei comuni di Chiomonte e Giaglione. Tra le vittorie legali del movimento c’è la “diffida a La Stampa” per un articolo in cui Massimo Numa parla di bombe e molotov nascoste nei boschi di Susa, in vista della manifestazione del 3 luglio. «Una falsità così evidente – dice Mattone – che siamo riusciti a farla rimuovere dal sito e impedirne l’uscita sul giornale cartaceo dell’indomani».

[Continua nei prossimi giorni. Il reportage completo è disponibile su Galatea.]

 

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