Valle di Susa: descrizioni di una battaglia. Quarta puntata

On line su Galatea il reportage dalla Valle di Susa. Ecco la quarta puntata (qui la prima, la seconda e la terza).

Humus resistente

Giovanissimi elaborano grafiche e presidiano il web. Le madamin della valle allestiscono spettacolari cucine da campo nei presidi. Domenico Jengo, in shorts, scarpe da tennis e t-shirt verde militare, con sopra Asterix e Obelix versione No Tav, proprio sotto l’arco di Augusto simbolo dell’Impero romano, gira con altri distribuendo i ricorsi di Legambiente. Xhessi Skendo, origine albanese, ultimo anno di liceo a Susa:«Il Tav è un’opera inutile, con quelle risorse si potrebbe migliorare la situazione delle carceri, ripulire le strade di Napoli dall’immondizia… potrebbero darceli per la scuola! Qui non arriverà lavoro, ci guadagnerà solo chi vince gli appalti. Prenderanno questi primi fondi europei senza terminare l’opera, e poi andremo a finire come la Grecia», conclude lapidario, prima di riaccendere il motorino per andare a recuperare bandiere e striscioni.

Luca: «I presidi sono anche punti di aggregazione, ci trovi le signore che fanno la sfoglia e gli antagonisti del centro sociale ‘Askatasuna’ di Torino. Grazie al movimento ho conosciuto persone di una coerenza straordinaria: pensano che il capitalismo vada abbattuto e agiscono di conseguenza, allo stesso tempo molti sono vegani e fanno scelte personali rigorosissime». Gli agenti di polizia del posto, Luca li conosce tutti:«come cittadino non voglio che la mia polizia faccia le cose che ho visto alla Maddalena. Nel 2005, alla ‘battaglia del Seghino’, ci tradirono: il questore condusse una trattativa per convincerci a tornare a casa, e nella notte si ripresero il territorio che avevamo lasciato». La gente è stanca, ma la gran parte della valle protesta in modo creativo e non violento: «Per le manifestazioni abbiamo sempre pagato il plateatico, e ora quasi 3mila persone hanno acquistato un metro quadro a testa dei terreni potenzialmente oggetto di cantiere. Ce li dovranno espropriare!». Secondo Luca, la Valle di Susa ha da sempre un humus ‘resistente’, cui si nutrono partecipazione e democrazia. «A Condove, negli anni ’70, i lavoratori delle Officine Moncenisio si opposero, tramite il consiglio di fabbrica, all’accettazione di commesse militari per produrre siluri. Qui le sezioni dell’Anpi sono ancora vive e frequentate da un sacco di giovani. Negli anni ’70 e ’80 – ma questa è un’altra storia – da queste valli vengono alcuni militanti della lotta armata. E qui operarono straordinari innovatori come il religioso Carlo Carretto».

[Continua nei prossimi giorni. Il reportage completo è disponibile su Galatea.]

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