Valle di Susa: descrizioni di una battaglia. Sesta puntata

On line su Galatea il reportage dalla Valle di Susa. Ecco la sesta puntata (qui le altre: i, ii, iii, iv, v).

Prima della battaglia
La mattina di domenica 3 luglio la manifestazione sembra una festa popolare sorvegliata dall’alto dagli elicotteri. Lungo le strade lastricate di Chiomonte, vicino alla fontana dove verso sera molti cercheranno conforto dai lacrimogeni, Gabriella, sulla soglia di casa, raccomanda ai ragazzi di stare attenti. È una pensionata di Torino e lei, il Tav, non vede l’ora di prenderlo. Eugenio chiede il permesso al bar di appeGabriellandere lo striscione del gruppo cattolico, mentre appende salmodia:«La nostra lotta non violenta trionferà con la forza della verità». È del comitato di sant’Ambrogio, che esiste formalmente dal 2005 e ha un nucleo di una quindicina di attivisti che si ritrovano ogni lunedì:«Qui a Chiomonte hanno blandito il sindaco con la promessa dello svincolo autostradale. Non ne possiamo più di questa idea di sviluppo basata su tondino e cemento!».

A smaltire il traffico ci pensano i manifestanti con i megafoni. Tra bimbi con caschetto NoTav e apparecchio ortodontico e centinaia di bandiere e pullman da tutta Italia, il corteo comincia a snodarsi. La banda in testa suona Malafemmina, Fratelli d’Italia, Bella ciao, pezzi di De André. Lungo la statale, sul ponte che attraversa la Dora, il corteo proveniente da Chiomonte si congiunge con quello partito dal forte di Exilles e comincia la discesa verso il cantiere-fortino accanto alla centrale elettrica, sulle rive della Dora. Ne è partito anche un altro di corteo, tutto di gente del posto, che da Giaglione stanno tentando di raggiungere l’ex-presidio della Maddalena.
Qualcuno ha casco e maschera antigas attaccati allo zainetto, le mamme spingono le carrozzine, un anziano racconta a due giovani dall’aria fricchettona di quando rubava le sigarette ai tedeschi nell’autunno del ’44, a tutti è stato detto di portare acqua e cibo, un furgone della piadina romagnola sta quasi sotto il viadotto dell’A32 e fa affari d’oro. Prima di raggiungere il fiume, la strada imboccata dal corteo ha un bivio in salita che si dirama verso la frazione di Ramats. Molte bandiere rosse e nere con la A cerchiata salgono da quella parte. Lì tra un’ora comincerà un’autentica guerriglia nei boschi infestati dai lacrimogeni. A guidare i giovani di fuori sui sentieri migliori, gente del posto.
«Il corteo autorizzato va verso il ponte sul fiume Dora, direzione Chiomonte. Ognuno è responsabile di scelte diverse. Il corteo autorizzato prosegue dietro le famiglie, gli anziani e le centinaia di bambini, che sono in prima fila con i palloncini colorati». Si sgola così al microfono Mauro Galliano, assessore al Commercio di Sant’Ambrogio. Porta una t-shirt ‘Stop that train’ e il tricolore attorno al braccio, come la fascia da capitano di una squadra di calcio. Poco avanti, un sindaco battibecca con due giovani che battono bastoni contro il guardrail. Si cerca di mantenere lo spirito pacifico e non violento della manifestazione, ma presto sarà odore acre di lacrimogeni e notizie di battaglia in corso dagli altri lati delle colline. Alberto Perino, uno dei leader del movimento, riconosce tra i manifestanti un agente in borghese visto il giorno prima a Susa. Il tipo ha una telecamera e cerca di darsi un tono parlando con dei giornalisti:«Prendi il mio numero, magari possono servirti le riprese che ho fatto». Qualcuno ipotizza che voglia proporre uno scambio di foto da utilizzare contro i manifestanti. In realtà di agenti armati di potenti teleobiettivi non ne mancano, di là dalla barricata.
La testa del corteo sta già cominciando a risalire, attraversata di nuovo la Dora, verso il paese di Chiomonte, quando davanti alle recinzioni della centrale elettrica arriva l’unico leader politico nazionale presente, Beppe Grillo. Assediato da telecamere professionali e amatoriali parla di ‘fantascienza’, ‘guerra civile’, ‘prove di dittatura’. «Ormai – dice – i nostri referenti istituzionali sono i poliziotti antisommossa. Fanno cose che un poliziotto normale non si dovrebbe sognare di fare, come cagare in una tenda» (dopo lo sgombero della polizia alla Maddalena piscio e feci nelle tende dei NoTav). Grillo parla di un modello diverso, del bisogno di tornare alla lentezza e ai prodotti locali, anziché propagandare un treno veloce per il quale comunque «non ci sono i soldi».
Dopo Grillo, davanti alla recinzione parla Rosalba, sembra una madonnina anziana anziana, tiene in mano un quaderno, un rosario e una statua di Maria con un minuscolo mantello NoTav. Un cartello a pochi passi da lei riporta una foto del suo volto arrossato dai lacrimogeni, sullo sfondo degli scudi degli agenti, durante lo sgombero della Maddalena. Rosalba recita al microfono frasi della Bibbia: «Chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio, e chi gli dice ‘pazzo’ finirà nel fuoco della Geenna. Non andiamo contro a queste leggi divine!».
Intanto continuano ad arrivare notizie dagli altri due cortei:«Ci sono gruppi che hanno cercato di arrivare alle recinzioni, la polizia ha risposto con un fitto lancio di lacrimogeni ad altezza uomo – spiega Perino -. Ci sono dei feriti. Anche qui sentite che la gola brucia, per i lacrimogeni al Cs, il gas vietato dalla convenzione di Ginevra in azioni di guerra. Consentito in manifestazioni pubbliche. Questo è gravissimo».

[Continua nei prossimi giorni. Il reportage completo è disponibile su Galatea.]

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