Valle di Susa: descrizioni di una battaglia. Ultima puntata

Ultima puntata del reportage dalla Valle di Susa. Le precedenti potete recuperarle su questo blog, il reportage intero su Galatea.

Il grande cortile
Al presidio della centrale di Chiomonte, tra i panini al salame e le strofe di Bella ciao, un ragazzo mostra ai poliziotti la targa gialla ‘Stuttgart 21’, logo della protesta che a Stoccarda, capitale tedesca dell’automobile, sta unendo i cittadini contro un progetto di mega-stazione ferroviaria. Così No Tav s’intreccia ad altre battaglie, perfino a quella degli apicultori rovinati dai pesticidi:«Sono obbligatori ma inutili, e, come effetto collaterale stanno decimando gli alveari» spiega Simona, 45 anni, contadina dell’entroterra genoano. La maglietta recita “Salva il contadino se vuoi bene al tuo bambino”, il suo cerchietto imita le antenne di un’ape. Cosa c’entrano le api con la Tav? «È sempre la stessa lotta – spiega la Simona sorridendo – contro il potere che vuole decidere sulle nostre vite. Un altro mondo c’è, lottare si può».
Le bandiere NoTav la fanno da padrone anche a Genova, alla manifestazione del 23 luglio, nel decennale della ‘macelleria messicana’ che nel 2001 mandò in pezzi il movimento contro il G8 e il lavoro del Genoa Social Forum. Mauro, arrivato da Milano con moglie e due figli piccoli, ne ha una sullo zaino e l’altra sul passeggino:«Sono qui perché l’esperienza del 2001 mi ha segnato moltissimo, e questa bandiera rappresenta la mia opposizione alle scelte dall’alto che cadono su di noi». «Eravamo a Genova già nel 2001 ed è normale non mancare nel decennale – dice Luca, originario di Torino, da anni coltivatore diretto in Val Susa – «Senza falsa modestia – aggiunge – in questo momento la nostra lotta è la più partecipata di tutto il movimento». Degli scontri succedutisi per tutto luglio, dopo il primo week-end, dice: «Sono degli accerchiamenti notturni, per mettere pressione sul cantiere-fortino. Hanno tentato di avvicinarsi alla rete, in centinaia, anche un migliaio, hanno sparato qualche fuoco d’artificio e sono stati respinti a colpi di lacrimogeni e idrante».
I cantieri non gli hanno bloccato l’accesso alla terra, ma la lotta gli sta facendo trascurare il lavoro: «Sto più spesso al presidio che nei miei campi» ammette «la Tav è il prodotto di una società basata sulla distruzione dell’ambiente e sullo strapotere del denaro. Non molleremo l’assedio, andremo avanti con una campagna di logoramento nei confronti delle imprese che accettano questo lavoro e dell’apparato militare che lo sorveglia e protegge. Arriverà il giorno in cui dovranno andarsene». Torna a occuparsi del banchetto di bandiere e magliette NoTav, che vanno a ruba. Una ragazza di un circolo Arci della provincia di Milano vorrebbe comprare un’intera partita di vino valsusino. Si scambiano l’email perché lui non ha il cellulare. «Sembra una protesta locale, ma parla un linguaggio globale. È lotta contro un modello di sviluppo sbagliato che passa sopra la testa dei cittadini» conclude Chiara con accento meridionale. La maglietta che indossa dice «Non ci ruberete il futuro. NoTav». Accanto a lei passano due ragazzi siciliani, sventolano una bandiera bianca con una scritta nera «Ponte? Sta minchia!».

 

[Fine. Il reportage completo è disponibile su Galatea.]

Grazie a Carlo Gubitosa, Claudia Ribet, Gabriele Morelli per Genova e altri che in queso momento dimentico.

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