Danubio, diari della bicicletta. Tappa quattro: Vukovar – Novi Sad. I ponti

Continua l’avvicinamento a Belgrado, pedalando sul Danubio. Oggi si riparte da Vukovar per raggiungere Novi Sad. Qui le tappe precedenti: (introzerouno, due, tre).

I ponti

Vukovar-Novi Sad. 99 km. Prevalentemente su strade secondarie. Nell’ultimo tratto su argine asfaltato e sterrato. Attraversamento del Danubio e del confine a Ilok (la frontiera è subito dopo il ponte), preceduto da circa 20 km di saliscendi. Forature: nessuna. Pranzo: minimarket di Celarevo. Cena: Novi Sad. Pernottamento: Hostel Sova, Novi Sad.

Le prime luci entrano dalle finestre dell’hotel Dunav, quindici piani di pura nostalgia socialista e un enorme salone per le colazioni con foto di Vukovar al tempo che fu. L’acqua del fiume riflette il rosa dell’alba, vira sull’argento per qualche minuto, poi azzurro chiaro. Oggi si passa un’altra frontiera.

Ieri per poco non si è entrati in Serbia da clandestini, nell’entusiasmo della trattativa con un anziano Caronte che avrebbe trasportato bagagli e biciclette dall’altro lato per una cifra irrisoria. Mancava solo la Carina, la dogana, dove viene timbrato il passaporto. Chi abita qui può ancora attraversare il fiume come una volta, come se non fosse adesso un confine tra due Stati. Per gli stranieri, invece, la frontiera è trenta chilometri più avanti, tutto un saliscendi da intervallare con spuntini e succhi di frutta. Si lascia la Croazia sul ‘Most Ilok’, un ponte-terra di nessuno, sul cui cartello qualcuno ha scritto ‘Tito’ a grandi lettere stampatelle.

Al cambiavalute di Backa Palanka si perde giusto il tempo necessario per non assistere in diretta a un grave incidente sulla statale. Chi l’ha visto però è Marko, ventenne strampalato dal sorriso monumentale e la forza di un cavallo da tiro. In sella alla sua bici senza cambi segue il gruppo per oltre dieci chilometri, pur di continuare a esercitare il suo inglese ripetendo ossessivamente la dinamica dello scontro. Si è messo in testa che proseguirà anche lui fino a Novi Sad, dove può dormire dal cugino. Solo l’efficace rudezza di Alberto lo convince, infine, a tornare a casa.

Poco dopo due anziane contadine, sedute sull’argine, su sgabelli portati da casa. Avranno una ventina di denti in due. Sono così diverse ma complementari, ognuna ha la propria stampella, ognuna la propria borsetta, una in rafia intrecciata e l’altra in tela. Una è apparentemente più vecchia e tutta in nero, tranne un accenno di fantasia leopardata sulla camicia. L’altra, più sbarazzina, ha un cappello da pescatore che le copre quattro ciocche di un biondo impolverato, e siede fumando a gambe larghe in pantaloni e gilè. La riva si trasforma ancora, diventa una pineta, intervallata ogni tanto dalle palafitte colorate di piccoli bar. Verso Novi Sad cominciano i lavori in corso, gli operai stanno stendendo enormi teli di plastica nera tra la ciclabile e il fiume, chi torna tra qualche anno forse troverà una discoteca. La piazza centrale è ordinata e piena di bancarelle. L’asfaltatura della via in cui sorge l’ostello restituisce un po’ di caos balcanico. Nella reception si parlano cinque o sei lingue diverse, gli zaini per terra sono tutti simili e l’intera stanza con tutti i presenti potrebbe trovarsi tranquillamente anche a Praga, Berlino o Copenhagen. Le biciclette dormono in un cortile invaso dalle ortiche.

Continua nei prossimi giorni, fino a Belgrado. La versione completa è già on line su Galatea.

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2 pensieri su “Danubio, diari della bicicletta. Tappa quattro: Vukovar – Novi Sad. I ponti

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