Indignati a Parma

In attesa del reportage sull’Islanda, l’articolo pubblicato da Galatea di ottobre sulle proteste a Parma che hanno portato alle dimissioni del sindaco Vignali.

 

Ama le rose il sindaco di Parma (l’emiliana città ducale), Pietro Vignali. Ha speso180mila euro per piantarle sul lungoparma (la Parma è il torrente che traversa la città) ma l’impianto di irrigazione non funzionava. ‘Pink roses’ è goccia nel mare di denaro pubblico, sottratto alle casse del Comune attraverso consulenze fittizie, fatture gonfiate, servizi acquistati e mai realizzati.

A giugno, le manette della Guardia di Finanza. L’inchiesta si chiama ‘Green money’, con passaggio di mazzette documentato in video, in undici in carcere: il comandante della Polizia Municipale, due dirigenti del Comune, il direttore della sede di Parma  della multiutility Iren, il presidente di una società per azioni controllata dall’Amministrazione, presidente e vice di una cooperativa di servizi, tre imprenditori e un investigatore privato.  Vignali, eletto nel 2007 con una lista civica di centro-destra, dice “tutto è accaduto a mia insaputa”, ma viene abbandonato via via da oltre metà degli assessori. A settembre ha ‘rimpastato’ la Giunta con cinque nuovi nomi, tra questi il commercialista Vincenzo Simonazzi, nominato assessorato alle Società partecipate. Ma è indagato, in inchiesta parallela della Procura di Milano, per ‘favoreggiamento in evasione fiscale e truffa ai danni dello Stato’.

L’estate dei parmigiani è stata una stagione di cortei, di fiaccolate, di proteste teatrali, di ‘Funeral party’ in memoria della scomparsa Giunta municipale. Sulla bara, portata in processione per il centro mentre il Consiglio approvava la variante di bilancio, il monito ‘Non fiori, ma opere di bene’. Già, le roselungoparma, le cozze di Grillo, Vignali e la sua poltrona, assessori in carcere e sotto inchieste, vigili urbani e pusher, la polizia dei cittadini in assetto antisommossa che impedisce ai cittadini l’accesso al loro Municipio. A luglio, poi, la condanna della Corte dei conti per 33 dirigenti, funzionari e assessori della giunta precedente – sempre destra – quella Ubaldi che ha passato il testimone. Dovranno restituire, salvo ricorso, alle casse del Comune 369mila euro, come risarcimento per le cosiddette “polizze fuorilegge” [problema per centinaia di enti locali che hanno sottoscritto – con denaro pubblico – polizze assicurative a tutela degli amministratori].  «Ohi mamì», dice Patrizia Ageno, consulente informatico, a preambolo di ciò che pensa della Giunta Vignali «siamo stanchi della ‘città cantiere’, di un’amministrazione di affaristi senza scrupoli, di una politica basata su grandi opere e cementificazione». Ha cominciato il sindaco Ubaldi, appoggiato al Ministero delle Infrastrutture da un altro parmigiano, Pietro Lunardi (quello dei tunnel) «ma è con Vignali – prosegue – che c’è stato lo ‘sbragone’: si è circondato di persone poco affidabili, si sono fatti beccare, ma tutti sapevano». Patrizia davanti alla Prefettura con una cinquantina di persone, protestano contro l’articolo della Finanziaria che rischia di vanificare i risultati del referendum sull’acqua pubblica e da quest’estate «sono in piazza tutte le sere». In sella alla bicicletta, in camicia e cravatta, c’è Falliero Zambelli, opposizione: «una situazione finanziaria – dice – insostenibile, una Giunta che ha perso completamente di credibilità». Per risanare le casse del Comune, a meno di un intervento diretto del Governo come accaduto a Catania «serve – aggiunge – una politica di lacrime, sangue e tagli». In prima linea nelle proteste ci sono poi Barbara Cacciatore – sua la pagina Facebook Indignati di Parma – Marco Bosi, Marco Vagnozzi del Movimento cinque stelle. Prima che gli scandali di quest’anno aggregassero gli indignati nel movimento che si chiama ‘piazza’, lo scontento si raccoglieva in decine di comitati. ‘Leggere tra le ruspe’ protesta contro il progetto della costruzione di un albergo al posto della storica Biblioteca civica, ‘il muro’ è contrario alle opere di riqualificazione per il quartiere Oltretorrente, ‘niente voragini” si oppone ai parcheggi interrati, “insurgent city” sono studenti contro il progetto metropolitana. ‘Cgr’ – sta per ‘Corretta gestione dei rifiuti’ è il più attivo, e sono quelli contrari alla realizzazione dell’inceneritore. Chiedono invano da mesi di visionare il ‘Piano economico e finanziario’ del progetto, la società che lo deve realizzare è la Iren, la multility – quotata in borsa, coinvolta nella inchiesta ‘Green money’ – nata dalla fusione delle ex municipalizzate di Parma e Reggio Emilia con quelle di Torino e Genova. Si tratta delle cosiddette ‘partecipate’. Di partecipate, il sito ufficiale del Comune di Parma ne elenca ben 46, alcune delle quali, secondo molti degli indignati, non sono altro che ‘giochi delle tre carte’, escamotage per aggirare il patto di stabilità: esternalizzando servizi, e costi, si evita di dover sottostare al tetto di spesa corrente che da anni il Governo impone ai bilanci dei Comuni. Parma risulta così un comune virtuoso dal punto di vista del patto di stabilità, mentre, secondo il Cahier des doléances, una lettera aperta al sindaco che la ‘piazza’ ha diffuso a metà luglio, il debito, sommato a quello delle partecipate, supera i 630 milioni di euro [sugli obiettivi non sempre trasparenti delle società partecipate si può vedere anche Comuni Spa: il capitalismo municipale in Italia, il Mulino 2007]. Le partecipate sono sotto accusa anche per i costi dei loro Cda, con componenti di nomina politica ma non di provata competenza. Mal comune tristemente condiviso con centinaia di altri enti locali, ma a Parma fanno le cose in grande: il vice presidente di Iren, Luigi Giuseppe Villani, occupa anche una poltrona di consigliere regionale per la quale guadagna 100 mila euro l’anno che, sommati ai 130 mila che riceve dalla multiutility, fanno “uno stipendio più alto di quello di Barack Obama”, ironizzano gli attivisti del Movimento 5 stelle. Tra gli arrestati di ‘Green money’ c’è il presidente di Engioi Spa (acronimo ‘per energie giovani insieme’) società per azioni a capitale misto pubblico-privato incaricata di “promuovere la cultura, l’aggregazione e il benessere giovanile”. Un’altra partecipata, Area stazione, è una società di trasformazione urbana, che dal 2007 cura i lavori per il rinnovo della stazione ferroviaria. ParmaZeroSei gestisce gli asili nido e le scuole materne. MetroParmaSpa è costituita per il progetto di metropolitana leggera della città. Metrò: nel 2005 il Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) – Lunardi è ministro – stanzia 210 milioni di euro a fondo perduto. Il resto – 96 milioni, secondo i preventivi del tempo – deve metterli il Comune. Nel 2007, eletto Vignali, il costo lievita a 318 milioni, le risorse statali scendono a 172. Nel 2010, un nuovo decreto del Cipe dirotta un’ulteriore cospicua parte di fondi su altri investimenti strategici. Risultato: dopo avere speso, tra studi di fattibilità e stipendi di dirigenti, una cifra stimata tra i 12 e 26 milioni di euro, il Comune rinuncia alla metropolitana. Non è che uno degli sprechi di una amministrazione, che usa poi due pesi e due misure: con i poveri e con i potenti. Il riferimento è al pestaggio da parte dei vigili urbani di un giovane ghanese, nel 2008, scambiato per uno spacciatore (o concorrente dei pusher sotto controllo?), mentre l’ex comandante della Municipale è accusato – tra l’altro – di concussione, per le pressioni su un agente per una multa al patron di ‘Parmacotto’. Siamo alla frutta e la vicenda della città ducale parla al resto d’Italia. Una classe politica del ‘fare’ che pensa che i cittadini siano sudditi. Cittadini che iniziano a unire i propri sdegni multiformi per chiedere qualcosa di diverso e per decidere: non solo ogni cinque anni con il voto. Nuova informazione, animazione di banchetti, raccolte firme, manifestazioni e convegni. Non mancano improvvisazioni e utopia, preamboli necessari a una nuova politica. E divisioni, all’interno di un movimento embrionale di tante piccole bandiere. Ma dalla riduzione dei rifiuti, al rigetto di opere inutili, dalle strategie per rilanciare l’economia alla tutela dell’ambiente, i cittadini indignati hanno idee e pratiche. Quelli che siedono nei palazzi e dovrebbero rappresentarli sono una kantoriana classe morta.  Non manca l’atteso coup de theatre di fine mese. Il 25 settembre 4 nuovi arresti: l’assessore Giovanni Paolo Bernini già assistente dell’ex-ministro Lunardi, il funzionario Paolo Signorini e due imprendidori. Rubavano sulle mense scolastiche. «Indecente si lucri sui pasti dei bambini» commenta il Procuratore capo della città.

La sera del 28 settembre si dimette il sindaco della destra Pietro Vignali.

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