Islanda, la rivoluzione lenta. Terza parte: La nuova Costituzione

Terza puntata del reportage dall’Islanda, pubblicato da Galatea di novembre col titolo “Hanno salvato i ricchi“.

La nuova Costituzione.

Dal letame della crisi è nato il Constitutional Council, un’assemblea di 25 cittadini, eletti tra 522 candidati senza la mediazione dei partiti, che ha lavorato da aprile a luglio 2011 per redigere la nuova bozza di Costituzione.

A curarne l’organizzazione è stato Thorsteinn Sigurdsson, alle spalle studi di Business Administration negli Stati Uniti e un lavoro come portavoce di Skatar, l’associazione islandese dei Boy scout. “Ho saputo che cercavano un responsabile e ho presentato domanda – spiega con semplicità – anche se ero scettico, perché qui i posti pubblici sono assegnati per clientele politiche”.

Invece, Thorsteinn viene scelto, e con un budget di circa 500 milioni di corone (3 milioni e 300 mila euro), fa lavorare i 25 delegati (stipendiati per 4 mesi come parlamentari) in tavoli tematici, con discussioni settimanali sulle bozze degli articoli e la possibilità per i cittadini di aggiungere commenti e osservazioni attraverso internet e i social network. Per presentarsi al Consiglio basta avere la maggiore età, la fedina penale pulita, e raccogliere 30 firme di cittadini a proprio sostegno. Si candida ben il 6% della popolazione, ma va a votare solo il 36% degli elettori. “Bisogna considerare – precisa Thorsteinn – che pochissimi candidati hanno speso per la campagna elettorale, a differenza di quello che accade quando sono in gioco i partiti”. Appena eletti i delegati, arriva un ricorso, e la Corte suprema dichiara il risultato non valido. Il Parlamento però aggira la decisione nominando, con un proprio provvedimento, un Consiglio composto proprio dai 25 eletti. “Inizialmente avevamo previsto alcune sessioni di teambuilding, per aiutare le persone a conoscersi, ma niente avrebbe potuto cementare il gruppo come ha fatto la sentenza avversa della Corte suprema”, ricorda Thorsteinn. Secondo Astros Signyjardottir, la più giovane dei membri del Consiglio, “è stato un ricorso pretestuoso, per ostacolarci. La Corte suprema – sostiene – è vicina alle grandi compagnie della pesca, che sono ostili alle riforme per timore di perdere i propri vantaggi”.

Katrin Oddsdottir

Se la Costituzione passerà l’esame del Parlamento, renderà obsoleto l’attuale sistema di quote sulla pesca, spiega un’altra delegata, Katrin Oddsdottir: “Quello che abbiamo voluto sancire, prendendo l’esempio da paesi come l’Ecuador e la Bolivia, sono i diritti della natura in se stessa. Quando scriviamo che tutte le risorse che non sono già in mano privata apparterranno per sempre al popolo islandese, ci riferiamo alla terra, al sottosuolo, e soprattutto al mare. Il sistema delle quote – chiarisce Katrin – ha avuto effetti positivi nel preservare le specie ittiche a rischio, ma sostanzialmente ha regalato lo sfruttamento alle grandi compagnie. Un nuovo sistema – conclude – dovrà prevedere che questi diritti non siano ceduti una tantum, ma affittati periodicamente, per non creare oligopoli e dare benefici all’intera popolazione”.

Freyja Haraldsdottir si è battuta per includere nella bozza di Costituzione il “diritto alla vita, che ogni essere umano eredita dalla nascita”. “Ci tenevo – chiarisce – perché sono stanca che le persone mi fermino al supermercato per dirmi quanto gli dispiace che io esista”. Freyja, 25 anni, soffre di osteogenesi imperfetta e vive su una sorta di piccola lettiga, con un’assistente personale che si prende cura di ogni sua esigenza. Un handicap che non le ha impedito di laurearsi, diventare la responsabile di un centro che studia e promuove diritti e ausili per i disabili, e fare parte del Consiglio costituzionale. “La vita sarebbe molto noiosa se fossimo tutti uguali”, spiega Freyja, che porta il nome della Dea dell’Amore della mitologia nordica.

“Ci sarebbe piaciuto poter inserire qualche articolo sulla regolamentazione del sistema finanziario – ammette un altro consigliere, Gisli Tyggvarson: – ma di fatto non siamo riusciti a trovare un accordo. A evitare che un’altra crisi si possa ripetere – sostiene – sarà il nuovo sistema di checks and balances che abbiamo previsto tra i poteri dello Stato, rafforzando le comunità locali e prevedendo una serie di istituti di democrazia diretta, la possibilità di presentare leggi di iniziativa popolare e sottoporre a referendum le scelte del Parlamento”. Gisli lavora come responsabile dell’Autorità di tutela dei consumatori islandesi, e tramite la quale aveva tentato di creare una commissione incaricata di rinegoziare collettivamente i tassi di interesse sui mutui. “Ne avrebbero dovuto far parte, insieme, rappresentanti dei consumatori e delle banche, ma l’idea è fallita e oggi le persone trattano con le banche soprattutto a titolo individuale, ovviamente con meno potere contrattuale”.

Intanto, a fine luglio, il Consiglio ha approvato all’unanimità e consegnato la bozza di Costituzione. Spetterà al Parlamento valutarne l’ammissibilità ed eventualmente modificarla, e c’è chi teme che il lavoro della Costituente possa essere vanificato. “I membri del Parlamento si sono sentiti esautorati nella loro prerogativa legislativa, ma non credo potranno snaturare il nostro bel lavoro, che è espressione della volontà del popolo e si è svolto in modo sereno e armonioso”, spiega ancora Astros, fiduciosa.

[Continua]

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