Islanda, la rivoluzione lenta. Quinta puntata: corruzione all’islandese.

Quinta puntata del reportage dall’Islanda, pubblicato da Galatea di novembre col titolo “Hanno salvato i ricchi“.

Corruzione all’islandese

Secondo Kolfinna, però, le proteste di oggi sono ferme alla lamentela, prive di un’agenda precisa, e la società non sta realmente cambiando: “Credo ci siano dei piccoli segnali, un’associazione come ‘Alda’ per esempio, che cerca di mutare la mentalità delle persone, promuovere pratiche democratiche e rispetto della natura, sostituire il concetto di crescita con quello di sostenibilità. A parte questi piccoli esempi – dice, – le persone continuano a rivolgersi ai propri compagni di scuola, che magari siedono in Parlamento, o al Governo, se hanno bisogno di ‘sistemare’ qualche affare”.

Anche i mezzi di informazione sono nelle mani dei soliti noti: “l’editore di uno dei quotidiani principali, Morgunbladid, è David Oddsson in persona”, contnua Kolfinna. Primo ministro dal 1991 al 2004, poi Ministro degli esteri, e tra il 2005 e il 2009 Governatore della Banca centrale, Oddsson è tra coloro che la Commissione investigativa ha ritenuto “negligenti” rispetto ai doveri di vigilanza sul sistema finanziario e bancario. Quando si è passati al voto del Parlamento, però, l’autorizzazione a procedere è arrivata solo per Geir Haarde, l’allora primo ministro, che per alcuni capi di imputazione subirà un processo penale. I processi contro i banchieri, i cui arresti fecero scalpore, sono in realtà ancora in corso.

I politici islandesi però, pur avendo favorito l’ascesa dei grandi banchieri omettendo gli opportuni controlli, non lo hanno fatto per arricchirsi personalmente. “La nostra è una società molto abituata ad aggirare le regole. Siamo orgogliosi di essere piccoli, di riuscire a fare le cose in fretta” – spiega Salvor Nordal, direttrice del Centro di Etica dell’Università d’Islanda. “Quando i banchieri ostentavano i propri attici a Manhattan, la gente li applaudiva. La stessa gente che ora li considera dei criminali”. Insieme a un altro filosofo e a un’antropologa, Salvor ha fatto parte di un Comitato etico che ha cercato di analizzare il collasso bancario rintracciandone le radici nella mentalità islandese. “Ora c’è un grande bisogno di trovare colpevoli – spiega – ma forse servirebbe una riflessione sulle responsabilità collettive. Certo, i legami tra governo e affari erano troppo profondi. C’erano amicizie, matrimoni. Ma il boom delle banche ha influenzato l’intera società”.

 

[Continua…]

 

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