Auschwitz spiegato a Davide, che a dicembre compie 6 anni

Dal 25 al 30 gennaio, grazie all’Istituto storico di Modena, sono stata sul Treno per Auschwitz organizzato dalla Fondazione ex Campo Fossoli. Il 3 febbraio, a cena dai miei amici Pitton, Davide, il loro figlio “grande”, mi ha chiesto un sacco di cose. Non sapevo se dovevo cambiare argomento. Ho pensato ai 500 studenti che erano sul treno con me, allo spettacolo sui Virus della memoria, che Carlo Lucarelli ha condotto per noi una sera, in un cinema di Cracovia affittato tutto per noi. E all’intelligenza, all’amore e alla comprensione come antidoto alla barbarie. Ne avevamo parlato sul treno, al ritorno, nella carrozza ristorante, con Carlo Boccadoro, Carlo Saletti e Paolo Nori, e i ragazzi delle superiori che stavano con noi, nella carrozza ristorante affollata di persone che per cinque giorni avevano condiviso emozioni. E così a cena con Davide, che è nato nel 2006, visto che c’erano anche i suoi genitori lì con noi, e non mi hanno detto di cambiare argomento, e potevano ascoltare e aiutarmi se sbagliavo, ho provato a rispondere.

Dove sei stata in viaggio? In Polonia. A vedere cosa? Dei campi di prigionia che c’erano quando c’era la guerra. Quale guerra? Una di 70 anni fa, che adesso è finita. C’erano i soldati? No, non c’erano, perché è passato tanto tempo, sono già morti. E li hai visti, i morti? No, i morti sono sottoterra, al cimitero, sai come quel cimitero che c’è vicino a casa tua a Monghidoro, quello della Futa, che là ci sono tutti degli altri soldati morti sempre in quella guerra.

E dei prigionieri, hai visto proprio le gabbie? Non erano gabbie, erano baracche, casette. Intorno c’era il filo spinato, ma non proprio le gabbie con le sbarre. E perché erano prigionieri? Perché in quel periodo quelli che governavano, i nazisti avevano deciso che tutti quelli che non erano come loro erano più brutti e bisognava imprigionarli. Come se ti dicessero che tutti quelli che non sono biondi con gli occhi azzurri sono brutti. E allora è un problema, perché magari noi non abbiamo gli occhi azzurri ma siamo buoni lo stesso, no? E perché lo avevano deciso di tenerli imprigionati? Perché i nazisti erano cattivi.

A dire il vero non ricordo se ho detto nazisti o tedeschi, ogni tanto si dicevano anche cose normali, da cena, tipo Passami l’olio e Buona questa pizza. Comunque dopo siamo andati sul concetto di cattivi: che anche tu a volte sei cattivo, anche tu Davide ogni tanto litighi con tuo fratello Michele, anche io delle volte ho litigato con tua mamma anche se siamo amiche, per esempio una volta abbiamo litigato moltissimo e io la trattavo proprio male, per un sacco di tempo. E allora, la guerra è un po’ così: succede perché magari inizi a litigare con tuo fratello e te le dai talmente forte che dopo non riesci a fare la pace… e la pace invece è quando mentre stai litigando e magari ti stai picchiando fortissimo a un certo punto uno dei due si accorge e dice Ma tu sei mio fratello, e anche l’altro si accorge, che in effetti, anche tu sei tuo fratello, e non ha senso litigare. E allora vi viene da ridere, vi riconoscete, e fate la pace. Solo che nella guerra le cose si complicano, e qualcuno ci guadagna dal fatto che state litigando, e vi impedisce di accorgervene, ma fino a qui, fino al potere che strumentalizza, fino a qui non ci siamo arrivati.

E perché, ha chiesto ancora Davide, non li lasciavano uscire? Perché pensavano che non si meritassero di uscire e perché volevano anche farli lavorare gratis nelle loro fabbriche. Però c’erano anche delle persone buone, che magari erano libere e quando nella fabbrica incontravano un lavoratore che era prigioniero gli davano un pezzo di pane in più, glielo regalavano così avevano un po’ meno fame. E tu li hai visti i prigionieri? No perché anche loro ormai è passato tanto tempo e sono morti, c’era solo qualcuno che invece era ancora vivo e andava a mettere una candelina per ricordarsi dei loro amici che erano morti. E si vedevano i morti? No, no, i morti non si vedono, sono seppelliti (non gli ho detto bruciati, no, non gli ho detto neanche dello Zyklon B e del campo di sterminio, all’ingresso del campo di Auschwitz si sconsiglia la visita a chi ha meno di 14 anni e lui, Davide, in dicembre ne compie 6).

E Davide a un certo punto dice Andiamo di là in camera mia, a parlare, che qui c’è troppa confusione. E suo padre gli ha detto No dai, restate qui, che ne parliamo tutti insieme. Allora Davide si è avvicinato ancora e mi ha chiesto di nuovo dei morti e io gli ho spiegato No, non si vedono i morti, non è un cimitero, è diventato un po’ come un museo. Allora si vedono gli scheletri come nel museo dei dinosauri? No, si vedono delle foto, e degli oggetti che erano dei prigionieri, per ricordarci di loro, ma gli scheletri delle persone non si vedono. E perché bisogna ricordarsi di loro e mettere le candeline? Perché se ci ricordiamo che la guerra è brutta, forse ci ricordiamo anche che non vogliamo che succeda più.

E dopo quand’è che è finita, la guerra? In quel campo lì in Polonia è finita un giorno che sono arrivati i russi e hanno liberato i prigionieri. E i russi sono buoni? Quei russi lì sì, che erano buoni, è come prima con i cattivi, dipende da te, in ogni momento, se vuoi essere buono o cattivo. E bisogna essere buoni soprattutto con i più piccoli, con quelli che tu saresti più forte di loro, e che se volessi gli potresti fare anche male, come tuo fratello Giovanni, che se lui ti fa un dispetto e poi tu lo picchi è ovvio che gli fai male, e allora non lo devi fare.

Andiamo di là, a parlare, dai andiamo in camera mia a parlare della guerra, poi un’altra volta parliamo di ricette, ha detto Davide. Dai, parliamo adesso di ricette, ha detto qualcuno, o forse io. Siamo rimasti a tavola, e Davide mi ha dettato su un foglio la ricetta del suo formaggio rimpastato, senza formaggio.

Nota: questo è il primo post scritto apposta per questo blog. Finora erano stati reportage e articoli, già pubblicati altrove e ripresi qui. Prendo spunto dalla mia amica Silvia e dal suo bel blog, Irughegia, e se volete una colonna sonora per questa storia, vi suggerisco questa: Die Moorsoldaten, sulla rete ce ne sono un sacco di versioni e qui c’è una traduzione, con un po’ di storia.

 

Aggiunta del 19 aprile:

La ricetta del formaggio rimpastato, offerta da Davide. Da cucinare con fantasia.

Ingredienti

farina 100 gr

1 uovo

sale (o meglio salmistrato di Cervia) un pizzico

fontina 2 pezzi

pancetta 100 g (a cubetti)

noce moscata q.b.

radicchi 10

 

Preparazione

Si mescola piano con un cucchiaio di legno. Lo cuoci a fuoco basso nel pentolino che vuoi. Radicchi a parte.

 

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14 pensieri su “Auschwitz spiegato a Davide, che a dicembre compie 6 anni

  1. Allora, come da tradizione, per celebrare la svolta del blog, il miglior commento che si può fare in questo caso è:

    PRIMO!!!!

    Brava, bel post. bell’idea, ben scritto.
    P.S.: Davide poi si monta la testa: non solo decide nomi di blog e progetti di cohousing, ma addirittura trabocca su altri blog e ne diventa (parziale) protagonista! Ma a vent’anni Dadi cosa fa? Presidente del consiglio?

    …Magari…

  2. Pingback: La Giulia « irughegia

  3. Ciao zia Giulia , sono la nonna Patty , la nonna del frugoletto dalle mille domande en dalle mille curiosità che spaziano in tutti i campi , da Auschwitz a al formaggio strapazzato. Volevo solo dirti che sei stata veramente brava nel rispondere alle domande di Davide , questa pagina dovebbe essere messa nella sua scatola dei ricordi ,che proprio in questi giorni di neve sto finendo di fare. Potrà leggerla fra qualche anno per riuscire
    a capire meglio quello che a scuola gli spiegheranno come una normale pagina di storia. Gazie nonna Patty

    a capire quello che a scuola gli spiegheanno con una pagina di storia

  4. Brava Giulia, arduo compito quello di spiegare il perché esistono le guerre ad un bambino di non ancora 6 anni … però ci sei riuscita con gran delicatezza!
    Questo dimostra che non esistono argomenti taboo per i bambini, e che con i “dovuti modi” si possono spiegare argomenti come il “valore della diversità”.
    Bravo anche a Davide! Sii sempre curioso.
    Spero di leggere molti altri post come questo.
    un abbraccio

  5. Cara “Sorellina” Giulia, da quando ti conosco invidio la tua capacità di rendere semplici le cose, di saperle spiegare.
    In questo caso, probabilmente non è solo mestiere, non è solo l’arte di raccontare che emerge, ma la straordinaria sensibilità del farlo senza ledere la fragilità di un bambino, anzi del bambino della “tua” Silvia.
    Davvero tu e Davide date vita ad un quadro commovente.
    Si avrebbe un mondo migliore, se tutti i genitori, al di là di come la pensano, avessero la tua capacità di incuriosire i loro figli provocando domande difficili a cui dare risposte intelligenti in maniera comprensibile.
    Brava!

  6. Che dire? Brava è poco, non so… trova te un aggettivo superlativo che ti piace. 🙂
    Ah, ho trovato un piccolo refuso che, nella sua lipidezza, è una quintessenza di verità:
    “…anche tu sei tuo fratello…”
    Buona vita grande Giulia!

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