Emilia zona rossa. Parte seconda: Cavezzo

Continua il racconto del terremoto scritto per Galatea. Chi avesse perso la prima puntata può recuperarla qui.

Centro, Cavezzo

A Cavezzo, 7mila abitanti, non c’era il patrimonio artistico del “Final” o della Mirandola. A parte la settecentesca villa Delfini, era famoso solo il mercato domenicale. Il sisma si è abbattuto come un bombardamento sulle palazzine. La distruzione, spiegano i geologi, dipende da vari fattori:  profondità dell’ipocentro, distanza dall’epicentro, tipo di terreno. Il terremoto, poi, si muove a onde, può distruggere un lato della strada e lasciare illesi i dirimpettai.

La polisportiva di Cavezzo è intatta, la palazzina del supermercato di fronte è implosa, scomparso il piano terra, il tetto collassato sugli altri due piani. Non resta nulla nemmeno del condominio dove Gianni aveva lo studio da fotografo, a due passi dal centro. “La mattina del 29 doveva entrare con un tecnico per mettere in salvo l’archivio, mezzo secolo di immagini della comunità. Ha visto la palazzina crollargli davanti”, racconta Simona, la cugina.

Abito da sposa, Cavezzo

Dalle macerie del garage è uscito intatto l’abito da sposa di Giovanna, la moglie. Ora sta appeso nel capannone accanto al quale la famiglia allargata è accampata con camper e roulotte. L’edificio ospitava l’attività di fotografia pubblicitaria di un’altra cugina, Cosetta, con la casa al piano di sopra. Allontanarsi è fuori discussione. Anzi, ferve il lavoro per tagliare l’erba, ricavare uno spazio all’ombra per difendersi dall’afa.

Cosetta fa avanti e indietro in canottiera, guanti di plastica, cuffia, mascherina sul viso. Tiziano, il suo compagno, srotola metri di tubo nero regalato da amici siciliani, per far arrivare l’acqua calda in giardino. Lavora a torso nudo, sciorina le ipotesi di complotto in circolazione: l’uso del freaking, tecnica estrattiva che avrebbe causato terremoti in Ohio, la magnitudo del secondo terremoto che sarebbe stata abbassata ad arte a 5.9. “Ci sono siti stranieri che riportano la vera magnitudo, 7.2: lo Stato mente per non pagare danni”, afferma deciso.

Tiziano e Cosetta dormivano fuori casa dalla notte del 20. “La mattina del 29 volevo farle una sorpresa, portarle un caffè – ricorda Tiziano. – Armeggiavo con la macchina espresso in laboratorio ed è arrivata la scossa. Un boato, gli scaffali ondeggiavano, la porta si spostava. Ho corso sulla carta patinata delle riviste cadute a terra, ho agguantato il cane. La porta era incastrata, l’ho scardinata. Coperto di polvere, sulla ghiaia del cortile, mi sono accorto di avere ancora in mano la cialda di caffè”. L’adrenalina di quel giorno, Tiziano l’ha ancora addosso. È insofferente verso la burocrazia, non si fida delle istituzioni, vorrebbe avviare una raccolta fondi privata, come ha già fatto Giovanni Fattori, l’ottico del paese, per ricostruire senza le lungaggini dei contributi pubblici.

Continua nei prossimi giorni su questo blog (ma è già disponibile in versione quasi integrale su Galatea).

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5 pensieri su “Emilia zona rossa. Parte seconda: Cavezzo

  1. Mi permetto di segnalare la presenza a Cavezzo, non solo della citata villa settecentesca e dello storico mercato per cui il paese era famoso: esisteva, infatti, almeno un altro immobile di pregio nel centro del Paese interamente affrescato ai piani nobili e noto come Palazzo Paltrinieri. Tale immobile, sottoposto a precisi vincoli di tutela, ubicato in zona classificata come sito archeologico soggetto a controllo archeologico preventivo, ha resistito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, all’occupazione nazista che vi aveva installato il suo quartier generale, all’alluvione del Fiume Secchia del 1960 e, da ultimo, anche ai due sismi. Il bel palazzo, con all’interno tutti i beni di residenti e proprietari (tra cui tre mobili del Duca Estense di inestimabile valore, cimeli di guerra lasciati dai nazisti, un presepe in gesso del XIX sec. tramandato da generazioni e molto altro) e’ stato abbattuto il giorno 08/06/12 su ordinanza sindacale emessa in pari data e pubblicata a demolizione avvenuta. Nessuno dei proprietari e’ stato avvertito, nessuno, dunque ha potuto far nulla per recuperare i propri beni. L’immobile era, infatti, ricompreso in zona rossa inaccessibile al pubblico e, peraltro, dichiarato recuperabile da un tecnico incaricato di effettuare le verifiche di staticita’ dalla proprieta’. Nessun sopralluogo e’ stato, viceversa, effettuato dall’Amministrazione prima di disporre e contestualmente eseguire la demolizione. Oggi proprietari e residenti si trovano a contrastare anche atti sciacallaggio perpetrati sui beni ancora presenti sotto le macerie nell’indifferenza delle Istituzioni, che nulla risulta abbiano fatto in merito.
    Purtroppo constato amaramente che tale immobile storico e di pregio, oggi demolito per mano umana e non a causa del sisma, e’ come non fosse mai esistito, neppure menzionato, a differenza del famoso mercato.
    Per chi fosse interessato alla triste vicenda segnalo il blog
    http://www.demolizionepaltrinieri.blogspot.it
    Lorenzo

    • Buongiorno Lorenzo e grazie per la segnalazione. Mi scuso con lei e con i lettori per la semplificazione, sicuramente ci sono altre vicende importanti come la sua della quale non ho potuto occuparmi. Giulia

  2. Pingback: Emilia zona rossa. Parte terza: Medolla | gnomade

  3. Pingback: Emilia zona rossa. Parte quarta: Fabbriche e case | gnomade

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