Emilia zona rossa. Parte terza: Medolla

Ancora storie del terremoto emiliano (pubblicate su Galatea di luglio/agosto). Se volete partire dall’inizio, tornate alla prima o alla seconda puntata, pubblicate nei giorni scorsi.

Grigliata, Medolla

Da Cavezzo in pochi minuti si arriva a Medolla. L’epicentro delle scosse del 29 maggio era a due passi da qui, ma il centro storico, esteriormente sembra intatto: lesionato ma intero il teatro Facchini, aperto il locale a piano terra della Casa del popolo. Nei pressi della tendopoli, gli anziani sorseggiano spuma e lambrusco su sedie rosse di plastica. Nel campo sportivo, il gruppo scout cura una tendopoli spontanea. Alcuni giovani abruzzesi sono arrivati in furgone con 1500 arrosticini d’agnello. I fumi della griglia e il ritmo di “Enola gay” danno l’impressione di una normale festa tra amici. Una donna dalla camicetta sgargiante invita a ballare Filippo, il sindaco: “È la nostra canzone”.

Stecchini in una mano, Montepulciano nell’altra, tutti parlano del terremoto. Qualcuno rivela che il sindaco, stremato, ha avuto un collasso. Lui, barba incolta, jeans e giacca di pelle da cui fuoriesce l’auricolare del telefonino, minimizza. Mario, 57 anni, agricoltore, racconta la nuova quotidianità:

Azienda, Medolla

“Stiamo vivendo in una serra, sei adulti e sei bambini. Abbiamo uno scaldabagno a legna e ci arrangiamo tutti insieme”. Sua moglie, Ivana, lavora alla Gambro, colosso delle macchine per dialisi che ora conta i danni allo stabilimento. Ora sta smaltendo le ferie, ma non vede l’ora di tornare. “Delle volte ci restava fino alle 10 di sera”, commenta Mario. Al momento della scossa, lui stava riparando un trattore. “Ho visto la terra oscillare, non riuscivo a stare in piedi”, ricorda. Non crede ai complotti: “Sul deposito di gas ero possibilista, il territorio avrebbe ricevuto in cambio contributi. Ora, emotivamente, non ha senso farlo. Ma dal punto di vista scientifico problemi non ce ne sono”, sostiene.

Accanto alla griglia, Ermanno chiacchiera con Francesco, uno degli abruzzesi di Coppito, paesino a pochi chilometri dall’Aquila, cresciuto dopo il terremoto del 2009 con le palazzine del progetto “Case” di Berlusconi. Ha 75 anni, Ermanno, le gambe ingrossate dopo le notti in macchina. Ora dorme alla tendopoli della Regione Umbria a Mirandola, “ci sono delle tende che si gonfiano come quei materassini da mare”. Nella Bassa vive dal 1944, quando la sua casa, accanto alla stazione ferroviaria di Modena, fu rasa al suolo da un bombardamento. Ultimo di 7 fratelli, Ermanno fu sfollato dai parenti in campagna. “Non pensavo che mi sarebbe cascata di nuovo la casa”. Si lascia andare a ricordi libertini della gioventù da emigrato in Germania. “Non è un caso – dice – che sian venute giù le chiese. Dio era stufo di starsene là crocefisso senza nessuno che gli dava ascolto”.

Continua su questo blog, dieci puntate in tutto (per chi non resiste, è già disponibile in versione quasi integrale su Galatea).

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