Emilia zona rossa. Parte quarta: Fabbriche e case

Ancora storie del terremoto emiliano (pubblicate su Galatea di luglio/agosto). Se volete partire dall’inizio, tornate alla prima, alla seconda o alla terza puntata, pubblicate nei giorni scorsi.

Casa, San Prospero

“Le abitazioni, a parte quelle vicine agli epicentri, hanno retto bene, le tecniche costruttive sono buone”, chiarisce l’ingegner Marcello Tarantino in una conferenza sul terremoto organizzata dall’Università di Modena. “I danni – prosegue – come in Friuli, riguardano soprattutto i capannoni: la normativa in vigore fino al 2009 consentiva di costruire con travi appoggiate ai pilastri, che con i movimenti sismici si sono sfilate”. Gravi problemi anche per l’edilizia storica: “Tra le macerie di chiese e castelli – prosegue l’ingegnere – i mattoni sono spesso intatti: ristrutturazioni adeguate avrebbero evitato i crolli”.

C’è chi, come Claudia e Giovanni, la casa se l’è vista demolire davanti agli occhi. “Era una delle ville storiche di questa zona”, ricorda Giovanni passeggiando nel parco. “Un’ordinanza del sindaco ci ha imposto di abbattere la parete affacciata sulla statale. In caso di altre scosse un crollo avrebbe bloccato i soccorsi”. Giovanni ha gli occhiali, ostenta tranquillità per rasserenare la moglie. Si inquieta solo quando lei, armata di un manico di scopa, si accosta alle macerie per recuperare un paio di jeans: “nuovi, guarda, c’è ancora l’etichetta”. Claudia scuote via la polvere, ma il salvataggio è una goccia nel mare. La sofferenza la curva, nel suo abito nero a pois bianchi. Dietro gli occhiali da sole, cerca tracce della vita precedente: “La mia borsetta di Borbonese, i miei acquerelli, i miei libri”.

La statale 12 dell’Abetone e del Brennero, “il Canaletto”, si snoda dall’Appennino verso e Verona, in una serie di curve all’apparenza inspiegabili in una terra pianeggiante. Attraversa paesi come fantasmi, col nastro bianco e rosso a impedire di avvicinarsi ai palazzi, gli sportelli bancomat nei container, ogni tanto deviazioni per strade di campagna. Sul Canaletto si affacciano officine, aziende, enormi magazzini rimasti senza pareti.

Capannone, Medolla

Subito dopo la Cappelletta del Duca, oratorio degli Estensi rimasto intatto, c’è l’azienda di Franco e della moglie Anna. Facevano macchine per fornaci ma da qualche tempo progettano anche case in legno. La prima se la sono fatta per loro, desso hanno la fila di conoscenti incuriositi. “Il capannone”, spiega Franco, “è in piedi grazie al carro ponte che lo attraversa, è ancorato e ha fatto da trave”. Sono al lavoro, di domenica, per ripristinare. Erano tornati subito anche dopo la scossa del 20 maggio. “Scherzavamo a chi indovinava la magnitudo”, fa eco Beppe, uno dei 5 dipendenti.

Dal retro, si intravedono le macerie della Haemotronic, azienda biomedicale nel cui crollo, la mattina del 29 maggio, sono morte quattro persone. L’edificio è sotto sequestro, i dirigenti non vogliono parlare. Subito dopo il sisma, davanti a un’altra delle aziende dove si sono registrate vittime, lavoratori avevano gridato la propria rabbia al microfono di una tv locale, spiegando di essere stati forzati a rientrare al lavoro nonostante la paura.

Continua…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...