Emilia zona rossa. Parte quinta: Angelica e Wilma

Siamo a metà. Quinta di dieci storie sul terremoto emiliano (pubblicate su Galatea di luglio/agosto). Se volete partire dall’inizio, nei giorni scorsi ho pubblicato le puntate precedenti.

Residenza storica, San Giacomo Roncole

A San Giacomo Roncole, la strada è chiusa. La navata centrale della chiesa si è affossata. Il campanile è decapitato della punta e della croce. In campagna, preoccupa la moria dei pesci nei canali, si racconta di galline che hanno smesso di fare le uova o ne hanno fatte di rotonde, di pozzi che hanno sputato sabbia al posto dell’acqua. Ne parlò anche Pirro Ligorio, architetto e antiquario della corte Estense, a proposito dei sismi del Cinquecento: “Intravenne che l’acque di fonti s’alzarono et uscirono fuori oltremodo molto spumose et torbide”. Angelica Ferri Personali è l’erede di una casata che dal Quattrocento abitava “Villa La Personala”, sontuosa dimora con al centro una torretta eretta dai Pico nel Dodicesimo secolo.

Angelica e Ginger, San Giacomo Roncole

“Abbiamo perso sia la casa sia l’attività”, spiega Angelica, che nella villa organizzava matrimoni, compreso quello della showgirl Maddalena Corvaglia col chitarrista di Vasco Rossi. “Il 21 luglio mi sarei dovuta sposare io, aspettavo 330 invitati, anche Emanuele Filiberto”. Al posto della  torretta dei Pico, alta 12 metri, è rimasto un telone verde. Le tensostrutture per i pranzi di nozze ora sono un magazzino per le suppellettili recuperate: un salvagente a forma di drago azzurro, una coppia di statuine in porcellana, un tricolore donato dai garibaldini, un manoscritto con la storia della casata. Dalle macerie è uscita viva, dopo tre giorni, Ginger, una labrador color miele che segue Angelica passo passo, mentre lei ripercorre il triste inventario di cose perdute. Il padre, autore di trattati di araldica, piange la biblioteca sepolta. Dopo la prima scossa è rientrato in casa “per recuperare una foto con papa Giovanni Paolo II e i ritratti dei miei due alani”.

Wilma, San Giacomo Roncole

Di fronte al vialetto che conduce alla villa sorgeva la casa di Wilma, pensionata sessantenne, che ora vive in due tende col marito operaio e il figlio Alessandro, 28enne. Comprata 30 anni fa “per cinquanta milioni”, la casa è crollata mentre Alessandro faceva le scale. Wilma ha una maglietta arancione, una gonna nera come i sandali. Si esprime a fatica, come chi è abituato a parlare in dialetto. Indica le macerie, i lavori fatti per dotarsi di un wc d’emergenza con le pareti in lamiera, i cavi che portano l’elettricità al modesto accampamento. Il marito è alla tendopoli a ritirare i pasti, lei approfitta per sfogarsi. “Sono andata in pensione dopo 38 anni e subito si è ammalata mia suocera. Poi, il terremoto. Se ci penso cosa faccio, mi sparo?”. Sacrifici continuerà a farne come sempre, perché Alessandro possa proseguire gli studi e giocare a tennis, la sua passione.

Continua…

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