Emilia zona rossa. Parte settima: Campo Roma

Settima puntata delle cronache dal terremoto, scritta per il numero di luglio di Galatea. Siamo sempre a Rovereto sul Secchia.

Rezdora, Rovereto

La proposta del presidente della Regione, Vasco Errani, di dare ai terremotati case sfitte, non è ben vista. “Siamo una piccola comunità”, afferma Matteo, 26 anni, capo scout, “se cominciamo a disperderci finiremo per sgretolarci”. Chi può, si informa per acquistare casette in legno, pubblicizzate a mezze pagine sui quotidiani locali. Per camper o roulotte, dopo le prime segnalazioni di prezzi “gonfiati”, ora molti applicano sconti, ma resta il paradosso di immatricolare e assicurare come veicoli quelle che in questo momento sono case.

Nell’attesa, si campeggia. Assieme ai vicini, in un parchetto, come nel “campo Felice” di Rovereto: una ventina tra tende e roulotte, più due bagni chimici “che abbiamo dovuto prenderci noi, da un posto dove nessuno li usava”, spiega Franco, uno dei capifamiglia. “Domenica scorsa sono venuti i crownd, i pagliacci, e i gelatai”, dice il piccolo Matteo smettendo per un momento di scorazzare sulla sua mountain bike. Mamme e nonne sono in tendopoli a ritirare i pasti confezionati della cooperativa Cir, la stessa che serve ospedali e scuole di mezza provincia.

Poche strade più in là, le case sono devastate. Pali rossi a puntellare i balconi, crepe a forma di croce, palazzine nuove da cui si è staccato un lato, le tendine che ancora penzolano da una finestra rimasta a metà. Chi non è stato costretto ad allontanarsi resta in giardino, a vigilare su quel che rimane, sperando non ci siano nuove scosse. Vivono così, mangiando in garage, Bruno e Sandra, che oltre alla casa hanno perso i locali a piano terra del loro piccolo maglificio. Le macchine le hanno messe in salvo, ma se non trovano subito un capannone “si perde la stagione”. Sandra ha i capelli scuri e lunghi, mostra le crepe della casa rosa, tenta di dissuadere il marito che continua a entrare, ogni tanto, per prendere una camicia o una vecchia fotografia. Molly, cucciolo di bassotto, va incontro alla figlia ventenne, che torna in bicicletta, con un trolley rosa nel cestino, dopo essere stata a farsi la doccia da un’amica.

Sofia, Campo Roma, Rovereto

In direzione Carpi, alcuni fari illuminano le tende blu del campo Roma, che dopo pochi giorni sarà smantellato e rimontato nel campo sportivo. “Preferivo restare qui, almeno non vedevo il paese distrutto”, dice Eva alzando le spalle. Ungherese, in Italia da trent’anni, fa le pulizie nelle scuole d’infanzia. É in tenda col marito, autista di camion spurgo, disoccupato, e con la figlia sedicenne. Non si dà pace per avere risposto male alla figlia: “Devi metterti in testa che non l’abbiamo più, la casa”.

Due musicisti di Parma, fisarmonica e sax, si presentano per  improvvisare un concertino. Vincono le resistenze della capocampo, una volontaria della forestale di Ravenna, e in barba ai regolamenti regalano agli sfollati un po’ di spensieratezza, al ritmo di “Brasil” e “Romagna mia”. Sofia, una cinesina di cinque o sei anni, riesce a trascinare in pista la mamma, intimidita, sotto gli sguardi dei connazionali rimasti in disparte. A montare questo campo, il giorno dopo il sisma, era arrivato personalmente il sindaco di Roma Gianni Alemanno. I volontari di Ravenna spiegano che all’inizio mancavano i bagni, poi tutto è stato reso funzionante. L’Amministrazione di Novi sposterà il campo, perché è su un terreno privato, lontano dall’abitato di Rovereto. Uno dei romani ammette: “forse abbiamo precipitato gli eventi e non ci siamo coordinati bene, poi l’hanno buttata in politica”.

Continua su questo blog (ancora per tre giorni)

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