Emilia zona rossa (bonus track): I ragazzi e lo zio.

Ancora sul terremoto emiliano (reportage pubblicato su Liberetà, settembre 2012).

Imprenditore, Bastiglia

“Adesso siamo qui, vediamo come ci troviamo insieme a questi ragazzi”. Elvino Castellazzi ha 61 anni, da 25 ha fondato la Camot e produce macchine per movimento terra. Dal 29 maggio, il suo capannone di Medolla, 25 km da Modena, è inagibile. Se in poco più di un mese, con fatica, è tornato al lavoro, Elvino lo deve anche ai “ragazzi”: Eric, Giuseppe, Vladimir e Paolo, quattro giovani soci che pochi mesi prima hanno aperto una piccola impresa commerciale, dello stesso settore. Elvino è il loro principale fornitore di benne. Il capannone in affitto, rimasto quasi illeso, tutto sommato è troppo grande per la neonata Mec. Ed ecco l’idea: dare una mano allo “zio”, proporgli uno spazio dove produrre. Così non si perdono i clienti all’estero e non si lasciano a casa gli 11 dipendenti. Dopo i primi giorni avventurosi, “a salvare i macchinari nonostante il rischio di nuove scosse – ricorda Castellazzi”, comincia la convivenza. “Per noi – commenta Eric, mentre mostra i piccoli interventi di muratura fatti su travi e pilastri – è anche un’occasione di imparare”. I due terremoti del 29 maggio, di magnitudo 5.9 e 5.3, sono arrivati mentre la “Bassa” padana tentava di rialzarsi dal sisma di grado 6.1 di soli dieci giorni prima. I danni su case, scuole, chiese, ospedali e stabilimenti, soprattutto in provincia di Modena ma anche nel mantovano, nel bolognese, nel ferrarese e nel reggiano, sono stimati tra i 5 e i 7 miliardi di euro. Su 27 persone morte, 17 erano sul luogo di lavoro: operai, immigrati, titolari di piccole imprese. Ed è dal lavoro, in una zona che da sola conta per l’1,7% del Prodotto interno lordo, che si cerca di ricominciare a costruire la nuova normalità. Le difficoltà non mancano, nemmeno per le multinazionali come Gambro. Attorno allo stabilimento di Medolla, nato negli anni Sessanta con quattro dipendenti, è cresciuto un colosso globale dei monitor per dialisi, oggi di proprietà svedese. “La produzione ha ripreso a luglio in un capannone in affitto”, spiega il portavoce, Biagio Oppi, “mentre la sede sarà smantellata e riprogettata”. Solo l’anno precedente, dopo una lunga vertenza, l’azienda aveva rinunciato a spostare all’estero linee di produzione che impiegavano 400 persone. “Fino alla fine dell’anno si potrà ancora ricorrere agli ammortizzatori sociali, anche se ancora non è chiaro con quali risorse”, spiega Tania Scacchetti della segreteria Cgil di Modena. I lavoratori coinvolti all’inizio dell’emergenza erano 36 mila, di cui 27mila solo nel modenese. A luglio erano ancora ferme circa 14 mila persone in oltre 1500 aziende. Per la prima volta, gli interventi sono stati estesi a nuove categorie: apprendisti, interinali, collaboratori, avventizi e stagionali, ma per alcuni il diritto è rimasto sulla carta in attesa che i decreti definiscano l’importo dei contributi. Pensando alla ricostruzione, non preoccupa solo la mancanza di fondi, ma anche la garanzia della sicurezza dei lavoratori e le potenziali infiltrazioni malavitose negli appalti: “In una crisi così grave, chi ha denaro da riciclare diventa molto appetibile – riprende Scacchetti: – per questo enti locali e organizzazioni hanno firmato un Protocollo d’intesa, fissando principi e prezziari che dovranno essere garantiti da chi si aggiudicherà i lavori”. Solo in provincia di Modena, le case che richiedono interventi sono circa 27 mila, 11 mila con danni gravissimi, che in molti casi porteranno all’abbattimento. Negli ospedali sono venuti meno 700 posti letto. Gli studenti che non possono riprendere l’anno scolastico nelle proprie aule sono 18mila, da sistemare in prefabbricati, container, strutture provvisorie. Oltre a torri, castelli e orologi, icone tragiche dei primi giorni dell’emergenza, c’è un universo di centri sociali, capannoni, caseifici, la cui vita impiegherà molto tempo a riprendere normalmente. E una volta spenti i riflettori dei grandi media, anche la solidarietà rallenta. Per questo, l’esperto di finanza etica Marco Gallicani sta progettando strumenti finanziari solidali, da proporre a Banca Etica per cercare di intercettare piccoli investitori. “Stiamo pensando a un ‘certificato di deposito dedicato’: una forma di risparmio sostanzialmente garantito, che potrà sostenere l’economia reale del territorio colpito dal sisma.

Donna, tendopoli di Gavello

Non è beneficenza – insiste Gallicani – ma un prodotto finanziario: solo che, invece di puntare a guadagnare il massimo, cerca di produrre risultati positivi a livello locale. Le aziende – chiarisce – potrebbero aderire rispettando semplici criteri dell’economia solidale: niente lavoratori in nero, niente evasione fiscale, attenzione all’ambiente”. Ti aiuto, insomma, perché conviene anche a me. Come è successo a Eric e soci con l’azienda di Elvino, come è successo in molte frazioni di campagna, dove le persone, auto-organizzandosi nei giorni dell’emergenza, sembrano avere riscoperto un antico senso di comunità.

A Gavello, 700 abitanti, nel cuore delle valli mirandolesi, tra canali di bonifica e campi di mais, ha funzionato per quasi due mesi una tendopoli, autogestita dai giovani della frazione, in grado di accogliere e nutrire fino a 80 persone. “Di notte qui russano tutti, c’è una gran sintonia di Beethoven”, scherza Angelo, che nel piccolo accampamento tutti chiamano “il sindaco”. Il cartello “vietato far socializzare cani al guinzaglio” ricorda una precedente destinazione dell’area, che da qualche anno invece ospitava la festa del paese. Di necessità virtù, i gazebo della sagra sono diventati camerate, e le cuoche della parrocchia si sono trasformate, a turno, in cambusiere della tendopoli. “Son venuti ad aiutarci da da Torino e da Marostica”, ricorda Silvia, mescolando la salsa: “Li abbiamo ringraziati tutti a suon di gnocchi fritti”. A metà luglio, la piccola tendopoli vive una delle ultime serate: gli uomini attorno al tavolo a giocare a carte, le donne su sedie e panchine, in cerchio, a scambiarsi ricette. “Abbiamo riscoperto il piacere di stare insieme, come una volta”, ammette Carla, pensionata: “ E chissà se quando torneremo nelle case ce lo ricorderemo, o resteremo ognuno davanti al suo televisore”.

Le altre dieci puntate di “Emilia zona rossa”, scritte per Galatea, sono pubblicate su questo blog, qualche post fa.

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