Cicloturista partigiano: gli Appennini

C’era un ragazzo salito in sella, nel 1939, per scoprire in bicicletta i pezzi d’Italia dove riusciva ad arrivare. C’era un album con le sue vecchie fotografie, e le cartine dei suoi percorsi disegnate meticolosamente a mano. E c’era la voglia di seguire le sue orme (che Q Code Magazine ha raccontato qui), che quest’estate è diventata un viaggio di 750 km e 17mila metri di dislivello, attraverso tutti i passi alpini che vi vengono in mente, o quasi (lo ha raccontato Elisabetta Girardi intervistandoci per Vita Trentina).

Quel ragazzo, come sa chi ha letto la prima puntata, era il nonno di chi scrive.

Non è stato facile seguirlo su e giù per le Dolomiti, perché quando pedalava aveva vent’anni, ed era molto più forte di noi, che quei viaggi li ripetiamo adesso. Non è stato facile, ma ci ha permesso di ascoltare decine di echi della Grande guerra, dalle montagne seghettate dalle mine – come è successo al Col di Lana – alle lapidi commemorative di chi forse sarebbe rimasto volentieri dal lato dell’Impero Asburgico, anziché farsi conquistare “dall’irrequieta Italia nazionalista”.

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Il logo del progetto Cicloturista Partigiano

Il logo del progetto Cicloturista Partigiano

Abbiamo ascoltato Giuseppina, 93 anni, in bottega a vendere lane da quando ne aveva 15, prima di salire i 48 tornanti dello Stelvio. Abbiamo trovato monumenti a Fausto Coppi e altri a Gino Bartali, e gongolato, sfiancati ma felici, ogni volta che un automobilista, un motociclista o un ciclista più veloce di noi ci sorpassava incitandoci ad andare avanti.

E poiché l’estate appena passata è stata così piovosa, abbiamo pensato che il meteo non ci spaventava, e valeva la pena ripartire subito. Giusto prima che arrivi l’ora solare ad accorciare definitivamente le giornate.

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I tornanti di Passo Rolle, agosto 2014

I tornanti di Passo Rolle, agosto 2014

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Ermanno, il nostro Cicloturista Partigiano, viaggiava con una lettera di raccomandazione di don Marino, assistente spirituale della sua associazione di Azione Cattolica di Modena, il “Paradisino”, che poi sfornò diversi partigiani che avrebbero combattuto nell’Appenino modenese, nella Brigata Italia.

Sono, più o meno, le zone che attraversiamo nella prima tappa, prima di scendere verso la Toscana, poi la Romagna e le Marche, lentamente, su e giù per i colli. Tra i luoghi di don Lorenzo Milani e della sua scuola rivoluzionaria e quelli della Fede di un altro rivoluzionario più antico, Francesco d’Assisi.

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Uno degli itinerari di Ermanno, 1941

Uno degli itinerari di Ermanno, 1941

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Un viaggio che nasce da un diario non potrà non passare dall’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano, con il suo museo, dove non vediamo l’ora di ammirare il lenzuolo del corredo che un’anziana contadina trasformò in diario, e tante altre storie di vita registrate, nei decenni, su quaderni arrivati da tutta Italia.

Attraverseremo la Linea Gotica, luoghi di eccidi e di battaglie, cercheremo storie di emigrazione e di altri partigiani, dalla montagna alla pianura.

Abbiamo mobilitato anche noi una rete di amici, associazioni, ostelli per i pellegrini come quelli del Cammino di Assisi, e amici di amici che ci accoglieranno senza averci mai conosciuti.

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Ermanno al Santuario della Verna, 1941

Ermanno al Santuario della Verna, 1941

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Li ringraziamo tutti, e speriamo di potervi raccontare presto molte di queste storie, anche su Q code magazine.

Mentre siamo in viaggio potrete seguirci sulla pagina Facebook, Cicloturista Partigiano, e segnalarci, se vorrete, le vostre storie. Di biciclette e di resistenze.

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