Di ruote e di Balcani: racconti e proposte per ciclisti temerari

blagaj fiume bunaChe pedalo, ormai l’ho detto a molta gente. Che amo e bazzico i Balcani, pure.

Le due cose si sono unite in due viaggi in bicicletta, entrambi con arrivo a Sarajevo.

Il primo partiva da Trieste e l’ho raccontato a puntate, nei Diari della bicicletta su Q Code Magazine e nella sezione A Sarajevo cent’anni dopo di Osservatorio Balcani Caucaso.

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Il secondo viaggio invece è partito da Dubrovnik, è arrivato sempre a Sarajevo, e dopo averlo percorso e amato lo abbiamo trasformato in una proposta di viaggio per piccoli gruppi di ciclisti temerari. O meglio, almeno un po’ allenati, soprattutto nei confronti delle salite, visto che la Bosnia Erzegovina è montuosa e un po’ di “saliscendi” c’è.

Il viaggio comincia dal Mediterraneo e subito sale, per vedere dall’alto il mare e i tetti di Dubrovnik. Costeggia fiumi, percorre ferrovie abbandonate e villaggi quasi abbandonati anche loro, affianca antiche necropoli di cristiani eretici medievali. Si ferma a dormire nella Colonia degli artisti voluta da Ivo Andrić a Pocitelj, gioiello di architettura ottomana. Si rinfresca alle sorgenti della Buna, tra le pareti della tekija dei dervisci.blagaj

Attraversa – ovviamente – il ponte vecchio di Mostar. E poi comincia ad arrampicarsi deciso per i tornanti e i boschi, si riposa accanto alle acque verdi del lago Boracko, e poi dopo altri tornanti dorme in una kulla, che non è quella dei bambini, ma una casa tradizionale del Diciassettesimo secolo circondata da pascoli e montagne. E poi, scavallato l’ultimo colle, scende in picchiata verso Sarajevo, minareti e biblioteca, mahale e holiday inn, vecchio mercato e giocatori di scacchi giganti.

mostarInsomma, è un bel viaggio. Lo ho organizzato assieme a Verde Natura, che è un’agenzia specializzata in turismo lento, e Viaggiare i Balcani, associazione che da anni promuove il turismo tra Bosnia Erzegovina, Serbia, Croazia, Albania e Montenegro, e non solo. Se volete saperne qualcosa di più, su questo bel giro Dubrovnik Sarajevo, potete chiederlo a me, o scrivere a info (et) viaggiareibalcani (punto) it.

Poi, a dire il vero, di racconti di bicicletta e Balcani ne avevo scritto anche un altro, quello sul Danubio, che potete leggere su Galatea.

E poi c’è il Cicloturista Partigiano, ma quella è un’altra storia e (per ora) non ha molto di balcanico.

E poi basta, buon 2015. Di pedali, Balcani, partigiani, o di quel che volete voi.

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[Le foto di questo post sono di Luigi Parmeggiani; il video è mio, con Andrea Carrer nella parte di se stesso]

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