Donne, uomini e caporali

Dei caporali, gli intermediari dell’agricoltura, si tende a parlare, al bar come sui cosiddetti “grandi giornali”, come si parla degli scafisti. I veri cattivi del nostro tempo.

Gli scafisti cattivi che sfruttano i disperati e li affogano nel mare, i caporali cattivi che sfruttano i disperati e li massacrano di lavoro. Di solito si dimentica il contesto. Di frontiere chiuse, in un caso, di prodotti agricoli svenduti alla grande industria, nell’altro. Di tanti che dovrebbero controllare, o decidere, e fanno finta di non vedere, oppure non sanno decidere di fissare regole giuste. Regole che mettano le persone prima dei profitti, e delle frontiere.

Molti, e non è meno grave, promettono azioni e leggi ma dimenticano di ascoltare chi su quei terreni lavora, per farsi dare qualche consiglio e sapere cosa sta succedendo davvero.

Gran Ghetto Rignano Garganico, Foggia

Gran Ghetto Rignano Garganico, Foggia

A chi vuole saperne di più consiglio i tanti lavori di Antonello Mangano con la casa editrice Terre Libere e i report di organizzazioni che lavorano sul campo, con progetti come Terragiusta di Medici per i diritti umani.

Se poi volete sapere quello che ho capito, e scritto, io ecco qualche link.

Delle voci di Radio Ghetto, meraviglioso microprogetto del quale sono felice di avere fatto parte, ho scritto su Internazionale.it. Su Redattore sociale ho scritto della salute dei braccianti, dell’economia straordinaria e illegale del Gran Ghetto, dei sogni dei ragazzi che raccolgono i pomodori (spesso molto diversi dagli stereotipi su di loro). Ho chiesto a Giulia Anita Bari di Medu di proporre qualche soluzione e ho cercato qualche progetto che tenta di costruire un’alternativa allo sfruttamento e alla fatica: Funky Tomato e VàZapp’. Ho parlato con Gianluca Nicoletti a “Melog Cronache Meridiane” di “Caporalato, il finto sconosciuto“.

E le donne del titolo di questo post sono le big mama del Gran Ghetto (Aisha, Angela e Maimuna le mie preferite), che cucinano in mezzo alla polvere e possono lavare tre volte al giorno un pavimento di plastica.

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