27 gennaio. Perché ricordare, cosa ricordare.

27 gennaio, giorno della Memoria, anniversario dell’ingresso dell’Armata Rossa al campo di sterminio di Auschwitz. Perché ricordare? Per me la risposta sta in alcune storie che ho incontrato in questi anni, storie di violenza subita ma anche di resistenza e lotta.  Alcune le ho pubblicate su Q Code Magazine negli ultimi giorni.

La Maison d'Izieu, casa per bambini ebrei rifugiati nella regione francese dell'Ain.

La Maison d’Izieu, casa per bambini ebrei rifugiati nella regione francese dell’Ain.

La storia di Charlotte Delbo, resistente francese e poi testimone dell’Olocausto. Quella dei bambini della Maison d’Izieu, nascosti nelle montagne, stanati dal boia di Lione Klaus Barbie, e deportati ad Auschwitz. E del coraggio degli adulti che li hanno protetti, fino a quello estremo di Léa Feldblum, che per non separarsi dai bambini rinuncia alla possibilità di sfuggire alla deportazione. La storia di Francesco, un ragazzino particolarmente sveglio in visita alla Risiera di San Sabba, e di altri 600 ragazzi in viaggio sul treno verso la Polonia.

Se so dare una mia risposta, sul perché ha senso ricordare, lo devo alle domande di Davide, un altro ragazzino che ora ha sette anni compiuti, anche lui tanto sveglio e curioso. Lo devo anche all’Istituto Storico di Modena, che mi ha fatto conoscere molte di queste storie e dato qualche idea su come, parzialmente, rispondere.

E infine, su cosa ricordare, segnalo un bell’intervento di Bruno Giorgini, sempre su Q Code Magazine: La memoria della resistenza e la resistenza della memoria. Buona lettura.

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Sognando un altro Mediterraneo. Da Lampedusa, seconda puntata

sopravvissuti eritrei (1)On line la seconda parte del mio racconto dall’isola di Lampedusa nei giorni dopo la strage: le condizioni del centro di accoglienza, il video girato da Khaled durante la traversata, le proteste e i sogni dei profughi, le proposte per un nuovo diritto dell’immigrazione. Il reportage originariamente è stato scritto per Galatea. Poi lo abbiamo ripreso su Q Code Magazine. La prima puntata la trovate qui.

Verso Lampedusa

Salvataggio di migranti, aprile 2001 (foto di S. Manca)

Salvataggio di migranti, aprile 2001 (foto di S. Manca)

Anna dice “chiamami appena puoi”. Giusi posta su Facebook la foto dei sacchi di cadaveri sul molo e una poesia di Ungaretti, “Di che reggimento siete, fratelli?”. Stefano mi richiama subito. Da qualche mese lo hanno trasferito a Siracusa: “I siriani – racconta – sono diversi dagli alti migranti che ho visto negli anni. Arrivano medici, vigili del fuoco, impiegati di banca. Parlano inglese, hanno voglia di raccontare”. L’ultimo naufragio, Stefano non lo ha visto, ma subito manda il contatto di un’amica, da chiamare una volta sull’isola.

Tra poche ore sarò di nuovo a Lampedusa. Lì, due anni fa, ho conosciuto Anna, infermiera, e Giusi, insegnante. Tutte e due impegnatissime nell’accoglienza, quella che lo Stato non faceva. Ho incontrato Stefano, Alessandro e i loro colleghi della guardia costiera. E tanti ragazzi tunisini come Ilyess, che ora è a Parigi e culla il suo bambino appena nato, e Zouhaier, che vive in Lazio e ha avuto da poco il permesso di soggiorno.

Cercherò di raccontare un’altra tragedia ingiusta, di questo Mediterraneo chiuso e di questa Europa fortezza. Ci ho provato nell’aprile 2011 da Lampedusa, ci ho provato insieme a Ilyess dalla tendopoli di Trapani, o dalla frontiera greca davanti al Muro di Evros. Ci provo ancora stavolta, soprattutto grazie a Galatea che me lo ha proposto. C’è voluta qualche ora di ricerca per trovare posto in aereo, ci vorrà un po’ di coraggio per riuscire a stare a modo mio nel circo mediatico di questi giorni.

Nella terra dei racconti: laboratorio gratuito di narrazione e scrittura

cerchio narrativoSta nascendo, grazie a un progetto dell’Arci di Modena, “Nella terra dei racconti”. E’ un esperimento, un piccolo laboratorio di narrazione e scrittura “in quattro incontri, un po’ di compiti a casa e un banchetto finale”. La partecipazione è gratuita grazie ai fondi che Arci ha raccolto con il cinque per mille. Mercoledì 2 ottobre alle 20.30 lo presentiamo a Fiorano Modenese, al circolo Arci Nuraghe in via Gramsci 32, che poi sarà anche la sede degli incontri.

Mercoledì 2 ottobre parleremo del perché scrivere e perché leggere, dei nostri autori preferiti, di cosa aspettarsi da un laboratorio di scrittura. Gli spunti serviranno (a me) per preparare il primo degli incontri in cui cominceremo a lavorare sul serio: mercoledì 23 ottobre.

Gli incontri della “terra dei racconti” si chiamano “dissodare” (23 ottobre, per dare una smossa al terreno della nostra memoria e far riaffiorare le storie perdute), “seminare” (compiti a casa), “coltivare” (confronto tra i partecipanti sul materiale prodotto, 6 e 13 novembre), “raccogliere” (piccola performance o lettura pubblica in cui presenteremo i frutti del nostro lavoro) e “nutrirsi” (incontro con un “vero” autore o autrice, per confrontarci e arricchirci di nuove storie). Le date degli ultimi due sono in via di definizione

Il lavoro è collettivo, con l’esplorazione di diversi linguaggi e richiede una certa volontà di mettersi in gioco. L’incontro del 23 ottobre prende spunto, con alcune varianti, dal metodo della narrazione orale (per il quale sono debitrice al gruppo di insegnanti modenesi guidato da Pialisa Ardeni e agli stage della Casa laboratorio di Cenci con Franco Lorenzoni).  

Chi fosse interessato a iscriversi o a saperne di più può venire mercoledì 2 ottobre oppure scrivermi un’email (gnomade et gmail punto com).