Danubio, diari della bicicletta. Ultima tappa: Stari Banovci – Belgrado.

Il sito web di Galatea è ancora offline, mentre noi stiamo arrivando finalmente a Belgrado, dove il Danubio incontra la Sava. Il viaggio si conclude.

La confluenza. Stari Banovci-Belgrado. 25 km. Brevissima e pianeggiante, allungata di 12 km per una erronea deviazione in zona industriale alla periferia di Belgrado. Si entra in città attraverso Zemun. Forature: nessuna. Pernottamento: Hotel Slavija, Belgrado.

Mappa elaborata da Alice Padovani

Il protagonista della mattina è un signore amputato di due dita, che tenta di fare segno con le mani di quanto manca a Belgrado. Era quasi fatta, se un passaggio a livello attraversato per sbaglio e uno sguardo troppo distratto sulla cartina non avessero portato a una deviazione di 12 chilometri, tra fabbriche chiuse e case eternamente in costruzione. Continua a leggere

Annunci

Danubio, diari della bicicletta. Tappa cinque: Novi Sad – Stari Banovci. L’acqua

Il sito web di Galatea, che ha pubblicato questo reportage sul numero di ottobre, è temporaneamente offline. Il viaggio verso Belgrado lungo il Danubio, però, continua. Qui le tappe precedenti: (introzerouno,due, tre, quattro).

L’acqua

Novi Sad-Stari Banovci. 85 km. Argini sterrati, piccoli saliscendi e strade secondarie. Forature: nessuna. Una caduta senza conseguenze e una rottura del cambio. Pranzo: Stari Slankamen, sulle rive del Danubio. Cena e pernottamento: Kondorovi Dvori, Stari Banovci.

Ripartire dalla fortezza di Novi Sad, affacciata sui resti dei ponti distrutti dalla Nato, è difficile. Nessuno, come fino a qualche anno fa, apostrofa i viaggiatori recriminando: “Italians? Thank you for bombing us!”. Eppure è inevitabile perdersi tra i meandri e le pietre della fortezza di Petrovaradin. Memoria e bellezza. E mistero in questa macchina da guerra costruita in pietra in mezzo al Danubio. Le sedie dei tavolini che si affacciano sul fiume sono incollate ai sederi. I caffè sono degli espressi slavati, ma durano come fossero turchi, con il fondo da lasciar depositare. E allora il gruppo si divide. In quattro, compreso il belga, partono per Belgrado. Alberto e Gigi ordinano l’ennesimo caffè e restano a guardare l’acqua che scorre.

Continua a leggere

Danubio, diari della bicicletta. Tappa quattro: Vukovar – Novi Sad. I ponti

Continua l’avvicinamento a Belgrado, pedalando sul Danubio. Oggi si riparte da Vukovar per raggiungere Novi Sad. Qui le tappe precedenti: (introzerouno, due, tre).

I ponti

Vukovar-Novi Sad. 99 km. Prevalentemente su strade secondarie. Nell’ultimo tratto su argine asfaltato e sterrato. Attraversamento del Danubio e del confine a Ilok (la frontiera è subito dopo il ponte), preceduto da circa 20 km di saliscendi. Forature: nessuna. Pranzo: minimarket di Celarevo. Cena: Novi Sad. Pernottamento: Hostel Sova, Novi Sad.

Le prime luci entrano dalle finestre dell’hotel Dunav, quindici piani di pura nostalgia socialista e un enorme salone per le colazioni con foto di Vukovar al tempo che fu. L’acqua del fiume riflette il rosa dell’alba, vira sull’argento per qualche minuto, poi azzurro chiaro. Oggi si passa un’altra frontiera.

Continua a leggere

Danubio, diari della bicicletta. Tappa tre: Osijek-Vukovar. La torre

Terza tappa in bici sul Danubio (Budapest-Belgrado). Qui le tappe precedenti: (introzerouno, due).

La torre

Osijek-Vukovar. 44 km. Minimi saliscendi, strade asfaltate secondarie.  Forature: una. Pranzo e cena a Vukovar, nei caffè al lato del Danubio. Pernottamento: Hotel Dunav. Merenda: a casa di Sandra, alle porte di Vukovar.

Se il miracolo di Josip Broz Tito è stato tenere sotto la stessa bandiera gli ex sudditi di Francesco Giuseppe e i discendenti dei giannizzeri, il sestetto appena formato sulla piazza di Osijek non manca di vivaci differenze. Continua a leggere

Danubio, diari della bicicletta. Tappa due: Baja-Osijek. Cicogne e batraci

Si continua a pedalare lungo il Danubio (Budapest-Belgrado). Qui le tappe precedenti: (introzero, uno). Oggi si passa il primo confine.

Cicogne e batraci

Baja-Osijek. 123 km. Prima sul lato sinistro, poi sul lato destro del Danubio (a Mohacs si attraversa con un piccolo traghetto. 190 fiorini a persona + 175 a bicicletta). Argine sterrato e strade secondarie. Leggere salite dopo il confine croato. Sull’ultimo tratto prima dell’arrivo a Osijek (parco naturale Kopacˇki) attraversamento di cicogne, cavalli, cinghiali, pecore e rane sulla ciclabile. Forature: nessuna. Pranzo: Hemingway cafè, Mohacs. Cena: Kod Ruzˇe, Osijek. Pernottamento: Hostel Tufna, Osijek.

«I trebbiatori dell’Impero sovietico hanno le spalle madide di sudore», declama Alberto al risveglio. Un breve saggio di poesia epica che rinfaccia ai coinquilini le ronfate notturne. Le bici sono a posto e si può ripartire, l’obiettivo è ricongiugersi con Glauco, Elisa e Francesca, preoccupatissimi per il ritardo sulla tabella di marcia.

Continua a leggere

Danubio, diari della bicicletta. Tappa uno: Budapest – Solt

Galatea di ottobre pubblica il reportage del viaggio in bicicletta Budapest Belgrado. Qualche giorno fa l’intro e la tappa zero.

Oggi si comincia a pedalare.

Gigi la brugola

Budapest-Solt. 103 km. Totalmente pianeggiante, lato sinistro del Danubio. Partenza ore 9.30, arrivo ore 20. Forature: due. Strade secondarie asfaltate, argine asfaltato, argine sterrato, brevi tratti su strade statali. Colazione: Budapest. Pranzo: Savoyai Kasteli, Rackeve. Cena: nell’unico ristorante aperto di Solt. Pernottamento: Hotel Szalloda Etterem, Solt.

Si pedala dritti verso la periferia di Budapest, gli edifici neoclassici lasciano spazio al gusto sovietico e subito vince la campagna. La ciclabile, sulla riva sinistra del Danubio, è una lingua d’asfalto tra il fiume e il muro di una fabbrica di esplosivi abbandonata, riconquistata da edere e felci. È rimasta in piedi una sola delle colonne all’ingresso e ora fa coppia con il cartello giallo che recita Eurovelo 6, con le dodici stelle della Ue e la freccia a indicare la direzione della ciclabile. Dal fiume non salgono le note di Strauss o il Sogno d’amore di Listz, ma un inatteso ritmo tribale.

Continua a leggere

Danubio, diari della bicicletta. Tappa zero: Budapest

Galatea di ottobre pubblica il reportage del viaggio in bicicletta Budapest Belgrado. Ieri l’intro. Oggi si comincia con la tappa zero.

Budapest

Venezia-Budapest. Arrivo alla stazione di Keleti in cuccetta, compartimento da 6 posti, offerta speciale tariffa Smart €60. Biciclette smontate e confezionate in pacchi compatti. Cena sull’isola di Sziget. Pernottamento: Karoly central hostel.

I pezzi dei trabiccoli d’acciaio sono sparsi sul marciapiede della stazione Budapest-Keleti. Le brugole avvitano, le mani si sporcano, gli imballaggi del trasporto finiscono nella spazzatura. Il caffè ha tavolini fuori e ombrelloni, le bici sono appoggiate alla fioriera, le birre sui tavolini. Poi, il periplo della città, torri bianche e ponti, bellezze locali in bici da corsa, i coni fiabeschi del Bastione dei pescatori, una festa di nozze con invitate in tacchi a spillo e capelli rossi e bimbette in rosa che corrono scalze a perdifiato, poi siedono sui gradini con l’affanno e i piedi grigi. I bar vendono bevande alla cannabis che naturalmente non stonano.

Continua a leggere

Danubio, diari della bicicletta. Intro.

Galatea di ottobre pubblica il reportage del viaggio in bicicletta Budapest Belgrado. 600 km in compagnia di Luigi Ottani, Alberto Rosini, Glauco Babini, Francesca Bagatti, Elisa Domenichini e Alain De Ganck. Potete leggerlo per intero sul sito di Galatea, oppure qui a puntate. Anzi, a tappe.

Danubio, diari della bicicletta

Danubio, vena azzurra d’Europa, dal Bastione dei pescatori di Budapest al confine ottomano di Kalemegdan, la fortezza di Belgrado. Seicento chilometri in bicicletta tra campi e pianure, piazze austroungariche, memorie cristiane, ottomane, ortodosse. E ceneri calde delle guerre recenti: torri crivellate, ponti bombardati. L’acqua del grande fiume danza, accelera, chilometro dopo chilometro, percuote le chiome degli alberi negli argini allagati. Muove l’aria che alza crinoline e poliesteri di spose bambine che danzano al ritmo di percussioni e trombe sulle sue rive. Manda la brezza che solleva i miniabiti sulle gambe lunghe che incedono sulla Knez Mihailova, accompagnate dalle battute incalzanti del turbofolk. Segna il tempo dei pescatori sugli argini e sfida i corpi delle giovani bagnanti in bikini. Fango e sabbia sui telai, piedi polpacci e cosce sui pedali, il sellino che insulta i sederi.