Di ruote e di Balcani: racconti e proposte per ciclisti temerari

blagaj fiume bunaChe pedalo, ormai l’ho detto a molta gente. Che amo e bazzico i Balcani, pure.

Le due cose si sono unite in due viaggi in bicicletta, entrambi con arrivo a Sarajevo.

Il primo partiva da Trieste e l’ho raccontato a puntate, nei Diari della bicicletta su Q Code Magazine e nella sezione A Sarajevo cent’anni dopo di Osservatorio Balcani Caucaso.

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L’acqua di Selene, 102 anni, da Valanidoussa

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L’ospitalità è ancora sacra. Selene, 102 anni, ci rifornisce d’acqua ghiacciata sulla strada per Preveza, nei pressi di Valanidoussa, e si preoccupa da matti per il viaggio che affrontiamo. Solo il caschetto in testa le strappa un sorriso di
sollievo, a lei che con il figlio piccolo, Christo, negli anni Quaranta scappava dal paese prima che i tedeschi lo bruciassero. Almeno questo è quello che abbiamo capito tra gesti, italiano e greco. Verificheremo. L’avventura continua.

Zaino, tenda e prendimiele: tutti i segreti della cucina da campeggio

In attesa di racconti dal sud est Europa, Ionio e dintorni, con qualche goccia di Egeo, ecco un articolo estivo, pubblicato sul numero di giugno di Terre di mezzo (foto di Alessandra Riccomagno). 

Jacopo Manni, Lorenzo Buonomini e il fornelletto.

Oggetto indispensabile nello zaino: prendimiele. Sembra un tentativo goffo di barcamenarsi nel vecchio gioco “nomi-cose-città”, invece è un consiglio reale. Mai partire per il camping senza prendimiele e coltello spelucchino, almeno secondo Jacopo Manni e Lorenzo Buonomini. Campeggiatore di lungo corso il primo, chef sui colli romani il secondo, Jacopo e Lorenzo hanno detto no alla “dieta del polifosfato e dei liofilizzati”, fatta di wurstel, scatolette e minestre in busta. E assicurano che anche sotto le stelle, sul fornellino a gas, si possono cucinare piatti da gourmet: tajine di agnello con albicocche e cous cous, orata all’acqua pazza e addirittura ravioli di mortadella.

“Il prendimiele è perfetto per i pestati in tazza”, chiarisce Lorenzo: “In campeggio, con un solo fuoco a disposizione, molti condimenti si possono preparare in emulsione, pestando erbe e aromi in un contenitore di plastica”. Continua a leggere

Il modo migliore per celebrare l’apertura del Museo Ferrari

Collezione Museo della figurina, Modena

Il modo migliore per celebrare l’apertura del Museo Ferrari (che a Modena è stato L’Evento del mese di marzo da poco concluso) è  leggere “Macchinine“, l’ultimo post pubblicato dalla mia amica Silvia Sitton sul suo blog meravigliosamente improbabile, Irughegia, dove si discorre anche del senso della vita e della morte, degli swap party, di integrazione, di matrimoni, di amici (anche immaginari), di “economia del noi“, qua e là, di couhousing.

Se invece, dell’Emilia-Romagna, ai motori preferite i sapori, buttatevi su Tagliatelle al ragù, che è un altro blog di un’altra amica, Michela Iorio, che mentre il marito è in cucina, lei scrive di donne, maiali, spot pubblicitari e animali immaginari, come il Postrivoro. E se invece più che riflessioni volete delle ricette,  ci pensa Anna Ferri  (che – dice lei – in cucina non ci mette piede) su Rezdora Reloaded. Nella ricetta del gnocco fritto dice di usare olio di semi al posto dello strutto, ma per il resto non è niente male. Princy, invece, per ora è una donna misteriosa, ma in cucina ci sta bene come un pesce persico su un letto di radicchio rosso, e per il gnocco usa pure una bella noce di strutto (se l’avete…). Sì, il gnocco, perché è un calco dal dialetto, al gnòc, lasciate perdere l’Accademia della crusca.

E con questo ho fatto, sicuramente dimenticandomi qualcosa, un’altra listina della spesa, stavolta al femminile. Donne e motori, amiche e macchinine. Ah, e anche biciclette: questo non lo fa solo lei, ma è un posto niente male di Modena, dove se c’hai la bici con qualcosa che non va loro ti insegnano come rimetterla a posto. Il posto è la Ciclofficina popolare (anche su Fb) e lei è la Melli, la mia amica Melissa Bertoni.

Ps: è curata da una donna anche la mostra più carina realizzata per l’apertura del Museo casa Enzo Ferrari, si chiama Vengo a prenderti stasera: figurine e macchinine.

Pps: se poi di automobili abbia ancora senso produrne, in Italia e non solo, se ne potrebbe parlare a lungo. Ma le macchinine, loro non hanno colpa.

Danubio, diari della bicicletta. Ultima tappa: Stari Banovci – Belgrado.

Il sito web di Galatea è ancora offline, mentre noi stiamo arrivando finalmente a Belgrado, dove il Danubio incontra la Sava. Il viaggio si conclude.

La confluenza. Stari Banovci-Belgrado. 25 km. Brevissima e pianeggiante, allungata di 12 km per una erronea deviazione in zona industriale alla periferia di Belgrado. Si entra in città attraverso Zemun. Forature: nessuna. Pernottamento: Hotel Slavija, Belgrado.

Mappa elaborata da Alice Padovani

Il protagonista della mattina è un signore amputato di due dita, che tenta di fare segno con le mani di quanto manca a Belgrado. Era quasi fatta, se un passaggio a livello attraversato per sbaglio e uno sguardo troppo distratto sulla cartina non avessero portato a una deviazione di 12 chilometri, tra fabbriche chiuse e case eternamente in costruzione. Continua a leggere

Danubio, diari della bicicletta. Tappa cinque: Novi Sad – Stari Banovci. L’acqua

Il sito web di Galatea, che ha pubblicato questo reportage sul numero di ottobre, è temporaneamente offline. Il viaggio verso Belgrado lungo il Danubio, però, continua. Qui le tappe precedenti: (introzerouno,due, tre, quattro).

L’acqua

Novi Sad-Stari Banovci. 85 km. Argini sterrati, piccoli saliscendi e strade secondarie. Forature: nessuna. Una caduta senza conseguenze e una rottura del cambio. Pranzo: Stari Slankamen, sulle rive del Danubio. Cena e pernottamento: Kondorovi Dvori, Stari Banovci.

Ripartire dalla fortezza di Novi Sad, affacciata sui resti dei ponti distrutti dalla Nato, è difficile. Nessuno, come fino a qualche anno fa, apostrofa i viaggiatori recriminando: “Italians? Thank you for bombing us!”. Eppure è inevitabile perdersi tra i meandri e le pietre della fortezza di Petrovaradin. Memoria e bellezza. E mistero in questa macchina da guerra costruita in pietra in mezzo al Danubio. Le sedie dei tavolini che si affacciano sul fiume sono incollate ai sederi. I caffè sono degli espressi slavati, ma durano come fossero turchi, con il fondo da lasciar depositare. E allora il gruppo si divide. In quattro, compreso il belga, partono per Belgrado. Alberto e Gigi ordinano l’ennesimo caffè e restano a guardare l’acqua che scorre.

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Danubio, diari della bicicletta. Tappa quattro: Vukovar – Novi Sad. I ponti

Continua l’avvicinamento a Belgrado, pedalando sul Danubio. Oggi si riparte da Vukovar per raggiungere Novi Sad. Qui le tappe precedenti: (introzerouno, due, tre).

I ponti

Vukovar-Novi Sad. 99 km. Prevalentemente su strade secondarie. Nell’ultimo tratto su argine asfaltato e sterrato. Attraversamento del Danubio e del confine a Ilok (la frontiera è subito dopo il ponte), preceduto da circa 20 km di saliscendi. Forature: nessuna. Pranzo: minimarket di Celarevo. Cena: Novi Sad. Pernottamento: Hostel Sova, Novi Sad.

Le prime luci entrano dalle finestre dell’hotel Dunav, quindici piani di pura nostalgia socialista e un enorme salone per le colazioni con foto di Vukovar al tempo che fu. L’acqua del fiume riflette il rosa dell’alba, vira sull’argento per qualche minuto, poi azzurro chiaro. Oggi si passa un’altra frontiera.

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Danubio, diari della bicicletta. Tappa tre: Osijek-Vukovar. La torre

Terza tappa in bici sul Danubio (Budapest-Belgrado). Qui le tappe precedenti: (introzerouno, due).

La torre

Osijek-Vukovar. 44 km. Minimi saliscendi, strade asfaltate secondarie.  Forature: una. Pranzo e cena a Vukovar, nei caffè al lato del Danubio. Pernottamento: Hotel Dunav. Merenda: a casa di Sandra, alle porte di Vukovar.

Se il miracolo di Josip Broz Tito è stato tenere sotto la stessa bandiera gli ex sudditi di Francesco Giuseppe e i discendenti dei giannizzeri, il sestetto appena formato sulla piazza di Osijek non manca di vivaci differenze. Continua a leggere

Danubio, diari della bicicletta. Tappa due: Baja-Osijek. Cicogne e batraci

Si continua a pedalare lungo il Danubio (Budapest-Belgrado). Qui le tappe precedenti: (introzero, uno). Oggi si passa il primo confine.

Cicogne e batraci

Baja-Osijek. 123 km. Prima sul lato sinistro, poi sul lato destro del Danubio (a Mohacs si attraversa con un piccolo traghetto. 190 fiorini a persona + 175 a bicicletta). Argine sterrato e strade secondarie. Leggere salite dopo il confine croato. Sull’ultimo tratto prima dell’arrivo a Osijek (parco naturale Kopacˇki) attraversamento di cicogne, cavalli, cinghiali, pecore e rane sulla ciclabile. Forature: nessuna. Pranzo: Hemingway cafè, Mohacs. Cena: Kod Ruzˇe, Osijek. Pernottamento: Hostel Tufna, Osijek.

«I trebbiatori dell’Impero sovietico hanno le spalle madide di sudore», declama Alberto al risveglio. Un breve saggio di poesia epica che rinfaccia ai coinquilini le ronfate notturne. Le bici sono a posto e si può ripartire, l’obiettivo è ricongiugersi con Glauco, Elisa e Francesca, preoccupatissimi per il ritardo sulla tabella di marcia.

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Danubio, diari della bicicletta. Tappa uno: Budapest – Solt

Galatea di ottobre pubblica il reportage del viaggio in bicicletta Budapest Belgrado. Qualche giorno fa l’intro e la tappa zero.

Oggi si comincia a pedalare.

Gigi la brugola

Budapest-Solt. 103 km. Totalmente pianeggiante, lato sinistro del Danubio. Partenza ore 9.30, arrivo ore 20. Forature: due. Strade secondarie asfaltate, argine asfaltato, argine sterrato, brevi tratti su strade statali. Colazione: Budapest. Pranzo: Savoyai Kasteli, Rackeve. Cena: nell’unico ristorante aperto di Solt. Pernottamento: Hotel Szalloda Etterem, Solt.

Si pedala dritti verso la periferia di Budapest, gli edifici neoclassici lasciano spazio al gusto sovietico e subito vince la campagna. La ciclabile, sulla riva sinistra del Danubio, è una lingua d’asfalto tra il fiume e il muro di una fabbrica di esplosivi abbandonata, riconquistata da edere e felci. È rimasta in piedi una sola delle colonne all’ingresso e ora fa coppia con il cartello giallo che recita Eurovelo 6, con le dodici stelle della Ue e la freccia a indicare la direzione della ciclabile. Dal fiume non salgono le note di Strauss o il Sogno d’amore di Listz, ma un inatteso ritmo tribale.

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