Navigando tra corti, inchieste e documentari

Oggi inaugura una nuova categoria di post, la lista della spesa. Cose che vorrei condividere in rete, e che forse c’entrano un po’ l’una con l’altra, e forse c’entrano anche un po’ con il mio essere una giornalista partially free, una cosa che mi dà da fare parecchio, come si dice dalle nostre parti, ma che per il momento va così, e per tantissimi motivi proprio non me ne posso  lamentare. Qui si parla, in ordine sparso, di corti, inchieste e documentari: di Harraguantanamo, di Doc at Home, di Gabriele Veronesi e di Giovanni Tizian.

Domani, giovedì 29 marzo, Harraguantanamo sarà proiettato al Tpo di Bologna nella rassegna Frontiere. Poi andrà anche in 9 cinema dell’Emilia-Romagna con Doc in Tour. Sarebbe bello, bello e quasi impossibile, che a una qualche proiezione di questo mini-documentario ci potesse essere anche l’altro autore, Ilyess ben Chouikha, che lo scorso anno mi ha voluto regalare la storia del suo viaggio.

E ora comincia la lista della spesa, o meglio la lista di alcune altre notizie di questi giorni. Quelli bravi, precisi e organizzati, forse la lista della spesa la fanno già avendo in mente l’ordine degli scaffali dell’ipermercato. Altri preferiscono lasciarsi ispirare da quello che vedono sui banchi del mercato, passano davanti a una ferramenta e gli viene in mente di comprarsi due canne di bambù e del filo di ferro, impiegano tempo ed energie a girovagare o magari si fanno consigliare da un amico e alla fine entrano nel gas, non quello della canna ma quello dell’acquisto solidale. Altri ancora stanno in equilibrio, tra caos e organizzazione, e magari a volte si sbagliano, come magari sbaglio io a pensare che abbia senso, questa lista della spesa, e comunque sbaglio a continuare a divagare anziché passare alle notizie.  Continua a leggere

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Il mestiere della penna: interviste sul giornalismo. # 3, Alberto Spampinato

(pubblicato sul Mucchio n.668 – marzo 2010)

Per Reporter Sans Frontieres l’Italia è crollata al 49esimo posto nella classifica mondiale sulla libertà di informazione. Per  Freedom House è l’unico paese dell’Europa occidentale retrocesso in serie B, tra le nazioni in cui la stampa è “parzialmente libera”. A imbavagliare l’informazione, secondo le due organizzazioni, sono naturalmente il conflitto di interessi del Premier e l’eccessiva concentrazione della proprietà dei media, ma destano preoccupazione anche la proposta di legge sulle intercettazioni e il crescente numero di minacce e intimidazioni, un fenomeno poco noto ma che riguarderebbe nel nostro paese circa 200 giornalisti e fotoreporter solo nel triennio 2006-2008. A fare luce sulle storie dei cronisti minacciati e delle notizie oscurate con la violenza ci prova “Ossigeno per l’informazione”, un osservatorio made in Italy, nato “dall’intuizione, dalla testardaggine e dalla storia personale”, come racconta uno dei fondatori, Alberto Spampinato.

Da dove nasce il tuo impegno per la libertà di informazione?

Mio fratello Giovanni è stato ucciso nel 1972 mentre lavorava a una clamorosa inchiesta sulle diramazioni siciliane della strategia della tensione. Aveva 25 anni, era uno studente di filosofia, impegnato politicamente, e si era formato come giornalista facendo il corrispondente da Ragusa per “L’Ora di Palermo”, battagliero quotidiano diretto da Vittorio Nisticò. Giovanni era un ragazzo curioso che cercava di capire cosa accadeva davvero a Ragusa, oltre l’apparenza di città quieta e “babba” (in siciliano “stupida”, ndr). All’inizio del ’72 la città è sconvolta da un delitto efferato e tra i sospettati c’è il figlio di un influente magistrato. Tutti lo sanno, ma solo Giovanni lo scrive, e otto mesi dopo viene assassinato. Io ho cominciato a fare il giornalista dopo la morte di mio fratello, ma solo negli ultimi anni ho approfondito la sua storia con un lavoro d’inchiesta. Mi sono reso conto che quello che è successo allora si ripete ancora. Molti fatti importanti vengono raccontati solo da qualcuno, che se non ritratta subisce guai: emarginazione, discredito, fino ad arrivare a minacce e omicidi. Non accade soltanto in Russia. In Italia, negli ultimi 40 anni, sono stati uccisi 11 giornalisti di cui 9 per mafia e 2 per terrorismo.

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Mountains of peace – In Kosovo with trekking shoes

Discovering Rugova Canyon, aspiring model for eco-tourism in the Balkans
(Published in September 2008 on “Autonomie e comunità”)

A path in Rugova Valley

At the beginning it was a rifle on the shoulder. Then, a red and white varnish bucket to mark the paths. Finally, a backpack with tent and sleeping bag. In 9 years, the walker’s typical baggage has deeply changed in Rugova valley, a mountain area in western Kosovo, near Montenegrin border, not far from the city of Pec /Peja. In  1999, places like Rugova Canyon gave shelter to guerrilla fighters from Uck, Kosovo liberation army, many of which leaders sit now in the newborn government (Kosovo, after 9 years of United Nations’ administrations, unilaterally declared independence from Serbia on February 17th 2008).
Plenty of smugglers, people say, still use these passes to cross illegally to Montenegro, but for today’s hiker the biggest danger is probably a heatstroke in sunniest hours: in Kosovo summer, hot and dry, temperature often goes over 35C. Lumbardhi river’s limpid water flows in Rugova Canyon, which mouth hosts the most sacred place for Serbian orthodox church, Pec Patriarchate. Still contested, the site is protected day and night by Kfor Italian soldiers. Among fields, forests and stones in this luxuriant area, Italian province of Trento finances a sustainable tourism project, together with local association Marimangat e Pejes, Spiders from Peja.
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Il mestiere della penna: interviste sul giornalismo. #2, Amira Hass

Amira Hass dai Territori

di Giulia Bondi

(pubblicato su Galatea, novembre 2010)

Amira Hass è l’unica giornalista ebrea israeliana che vive nei Territori Palestinesi. Dalla “prigione a cinque stelle” di Ramallah denuncia le contraddizioni del potere raccontando storie di tutti i giorni, per il quotidiano israeliano Haaretz e la rivista italiana Internazionale. Non vuole parlare del conflitto israelo-palestinese, ma “dell’occupazione israeliana, perché è di questo che si tratta”.

La società israeliana trae vantaggio dall’occupazione?

Per gli israeliani ormai è diventata normale. I territori sono un laboratorio per l’industria bellica, per sperimentare tecnologie che vendiamo in tutto il mondo. Poi c’è l’acqua: se ci fosse pace dovremmo dividerla equamente e smettere di vivere come fossimo in Svizzera. Tutti gli ebrei israeliani guadagnano dall’occupazione, ma nel lungo periodo è un suicidio. Non possiamo vivere in questa regione se gli arabi ci vedono come eredi dei crociati.

Si può sperare nei colloqui di pace?

Israele si dice parte di un processo di pace, ma i fatti mostrano il contrario. Da 20 anni le politiche israeliane, dagli insediamenti alle restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi, stanno rendendo di fatto impossibile la creazione di due Stati. La proposta che fanno gli Stati Uniti coincide, praticamente, con l’idea che ha Netanyahu di uno stato palestinese: un territorio piccolo e frammentato. Non si parla dei confini del 1967, dell’unità tra Gaza e Cisgiordania, di Gerusalemme Est capitale.

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Lasciateci entrare nei Cie! L’appello di Fortress Europe

26 May 2011
Lasciateci entrare nei Cie! L’appello dei giornalisti

La Tendopoli di Trapani, trasformata in Cie

Esce oggi su alcuni quotidiani nazionali l’appello di un primo gruppo di giornalisti, che negli anni recenti ha seguito da vicino le questioni dei centri di espulsione e che chiede l’abrogazione della circolare che da due mesi vieta alla stampa l’ingresso nei Cie. Di seguito l’appello e i primi firmatari. Per i colleghi delle altre testate: pubblicate l’appello sui vostri giornali e sui vostri siti, leggetelo in radio e in televisione. E segnalateci le adesioni. Facciamoci sentire! Continua a leggere

A furor di popolo: un reportage sul Movimento 5 stelle

Oggi anche Il Fatto Quotidiano segnala A furor di popolo, il reportage delle Officine Tolau sul Movimento 5 stelle – Beppe Grillo.

Girato a Cesena il 25 e 26 settembre 2010, di Stefano Aurighi, Davide Lombardi e Paolo Tomassone. Ho collaborato anch’io, con la voce, un po’ di riprese e interviste, uno sguardo al montaggio.

Loro sono autori anche dell’interessantissimo Occupiamo l’Emilia dedicato all’avanzata della Lega Nord.

Harraguantamo

Da oggi è on line sul sito di Internazionale il video realizzato da Ilyess ben Chouikha e Giulia Bondi, dalla traversata verso Lampedusa alla vita nella tendopoli di Trapani.

Ilyess, 30 anni, originario di Zarzis (Tunisia) ha documentato il suo viaggio da “harraga”, clandestino, in 70 fotografie scattate col cellulare tra il 28 marzo e il 17 aprile 2011. Dalla traversata a Lampedusa, tra emergenza e accoglienza, fino a una tendopoli dove ha vissuto per 13 giorni. “Come a Guantanamo”, dice lui: senza acqua a sufficienza per le docce di 700 persone, tra tentativi di fuga inizialmente negati dalle forze dell’ordine, nella costante incertezza sul proprio destino.

Il cellulare di Ilyess fotografa il barcone carico di migranti, la famiglia che lo accoglie a Lampedusa e poi, soprattutto, la tendopoli di Trapani, la sua “Guantanamo”: le razioni di cibo (consegnato da dietro un’inferriata per ragioni di sicurezza), le schede telefoniche, i momenti di svago giocando a calcio o ballando, gli scioperi della fame e del sonno organizzati per protesta e, infine, il “permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari”. Gli ultimi scatti mostrano il paesaggio siciliano che vede dal pullman, finalmente libero di proseguire il suo viaggio e tentare di raggiungere Parigi.

Immagini: Ilyess ben Chouikha
Montaggio: Giulia Bondi
Musica: Caldero Roots, Paiheux
Thanks to: Luigi Ottani

You fight because you have to fight – an interview with Amira Hass

An interview with Amira Hass (italian version published by Galatea, november 2010)

by Giulia Bondi

Amira Hass is the only Jew Israeli journalist who lives in the Occupied Palestinian Territories. From what she defines “the five star prison” of Ramallah, she denounces the absurdities of the occupation and tells stories of palestinian everyday life, for Israeli daily newspaper Haaretz and Italian magazine Internazionale.

Should we believe to peace talks, or it’s again just another comedy?

It is what it has been for 20 years. Israel makes voices that it is part of the peace process, but when you look at acts on the ground they are the opposite of a peace process. All Israelis policies of the past 20 years are actually aimed at foiling the only solution that is acceptable by the whole world and the Palestinians, which is the two state solution. The settlements, the restrictions of movement, the Israeli policies about Jerusalem, kicking Jerusalemites Palestinians out of Jerusalem, all these are parts of these policies. My advice is always not to listen to the talks, but look at the acts and facts on the ground.

American Administration has been very strong in proposing the 2-states solution.

But when US talk about 2 states they don’t talk about the 67border, they don’t talk about Gaza and the West Bank being both part of the Palestinian state, they don’t insist about East Jerusalem as the capital of the Palestinian. So, it’s very much like Tzipi Livni and even Netanyahu are talking about the 2 states. Israelis are talking about the 2 states only when they are sure that the land allocated to the other state is fragmented and much smaller than Israeli’s. There is an Israeli hope to impose surrender to the Palestinians.

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