Verso Lampedusa

Salvataggio di migranti, aprile 2001 (foto di S. Manca)

Salvataggio di migranti, aprile 2001 (foto di S. Manca)

Anna dice “chiamami appena puoi”. Giusi posta su Facebook la foto dei sacchi di cadaveri sul molo e una poesia di Ungaretti, “Di che reggimento siete, fratelli?”. Stefano mi richiama subito. Da qualche mese lo hanno trasferito a Siracusa: “I siriani – racconta – sono diversi dagli alti migranti che ho visto negli anni. Arrivano medici, vigili del fuoco, impiegati di banca. Parlano inglese, hanno voglia di raccontare”. L’ultimo naufragio, Stefano non lo ha visto, ma subito manda il contatto di un’amica, da chiamare una volta sull’isola.

Tra poche ore sarò di nuovo a Lampedusa. Lì, due anni fa, ho conosciuto Anna, infermiera, e Giusi, insegnante. Tutte e due impegnatissime nell’accoglienza, quella che lo Stato non faceva. Ho incontrato Stefano, Alessandro e i loro colleghi della guardia costiera. E tanti ragazzi tunisini come Ilyess, che ora è a Parigi e culla il suo bambino appena nato, e Zouhaier, che vive in Lazio e ha avuto da poco il permesso di soggiorno.

Cercherò di raccontare un’altra tragedia ingiusta, di questo Mediterraneo chiuso e di questa Europa fortezza. Ci ho provato nell’aprile 2011 da Lampedusa, ci ho provato insieme a Ilyess dalla tendopoli di Trapani, o dalla frontiera greca davanti al Muro di Evros. Ci provo ancora stavolta, soprattutto grazie a Galatea che me lo ha proposto. C’è voluta qualche ora di ricerca per trovare posto in aereo, ci vorrà un po’ di coraggio per riuscire a stare a modo mio nel circo mediatico di questi giorni.

Navigando tra corti, inchieste e documentari

Oggi inaugura una nuova categoria di post, la lista della spesa. Cose che vorrei condividere in rete, e che forse c’entrano un po’ l’una con l’altra, e forse c’entrano anche un po’ con il mio essere una giornalista partially free, una cosa che mi dà da fare parecchio, come si dice dalle nostre parti, ma che per il momento va così, e per tantissimi motivi proprio non me ne posso  lamentare. Qui si parla, in ordine sparso, di corti, inchieste e documentari: di Harraguantanamo, di Doc at Home, di Gabriele Veronesi e di Giovanni Tizian.

Domani, giovedì 29 marzo, Harraguantanamo sarà proiettato al Tpo di Bologna nella rassegna Frontiere. Poi andrà anche in 9 cinema dell’Emilia-Romagna con Doc in Tour. Sarebbe bello, bello e quasi impossibile, che a una qualche proiezione di questo mini-documentario ci potesse essere anche l’altro autore, Ilyess ben Chouikha, che lo scorso anno mi ha voluto regalare la storia del suo viaggio.

E ora comincia la lista della spesa, o meglio la lista di alcune altre notizie di questi giorni. Quelli bravi, precisi e organizzati, forse la lista della spesa la fanno già avendo in mente l’ordine degli scaffali dell’ipermercato. Altri preferiscono lasciarsi ispirare da quello che vedono sui banchi del mercato, passano davanti a una ferramenta e gli viene in mente di comprarsi due canne di bambù e del filo di ferro, impiegano tempo ed energie a girovagare o magari si fanno consigliare da un amico e alla fine entrano nel gas, non quello della canna ma quello dell’acquisto solidale. Altri ancora stanno in equilibrio, tra caos e organizzazione, e magari a volte si sbagliano, come magari sbaglio io a pensare che abbia senso, questa lista della spesa, e comunque sbaglio a continuare a divagare anziché passare alle notizie.  Continua a leggere

Lasciateci entrare nei Cie! L’appello di Fortress Europe

26 May 2011
Lasciateci entrare nei Cie! L’appello dei giornalisti

La Tendopoli di Trapani, trasformata in Cie

Esce oggi su alcuni quotidiani nazionali l’appello di un primo gruppo di giornalisti, che negli anni recenti ha seguito da vicino le questioni dei centri di espulsione e che chiede l’abrogazione della circolare che da due mesi vieta alla stampa l’ingresso nei Cie. Di seguito l’appello e i primi firmatari. Per i colleghi delle altre testate: pubblicate l’appello sui vostri giornali e sui vostri siti, leggetelo in radio e in televisione. E segnalateci le adesioni. Facciamoci sentire! Continua a leggere

Harraguantamo

Da oggi è on line sul sito di Internazionale il video realizzato da Ilyess ben Chouikha e Giulia Bondi, dalla traversata verso Lampedusa alla vita nella tendopoli di Trapani.

Ilyess, 30 anni, originario di Zarzis (Tunisia) ha documentato il suo viaggio da “harraga”, clandestino, in 70 fotografie scattate col cellulare tra il 28 marzo e il 17 aprile 2011. Dalla traversata a Lampedusa, tra emergenza e accoglienza, fino a una tendopoli dove ha vissuto per 13 giorni. “Come a Guantanamo”, dice lui: senza acqua a sufficienza per le docce di 700 persone, tra tentativi di fuga inizialmente negati dalle forze dell’ordine, nella costante incertezza sul proprio destino.

Il cellulare di Ilyess fotografa il barcone carico di migranti, la famiglia che lo accoglie a Lampedusa e poi, soprattutto, la tendopoli di Trapani, la sua “Guantanamo”: le razioni di cibo (consegnato da dietro un’inferriata per ragioni di sicurezza), le schede telefoniche, i momenti di svago giocando a calcio o ballando, gli scioperi della fame e del sonno organizzati per protesta e, infine, il “permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari”. Gli ultimi scatti mostrano il paesaggio siciliano che vede dal pullman, finalmente libero di proseguire il suo viaggio e tentare di raggiungere Parigi.

Immagini: Ilyess ben Chouikha
Montaggio: Giulia Bondi
Musica: Caldero Roots, Paiheux
Thanks to: Luigi Ottani

I ragazzi di Lampedusa – ultima puntata: Imbarchi e futuro

Settima (e ultima)  puntata  del reportage da Lampedusa pubblicato su Galatea di maggio

(recupera le puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI)

Imbarchi e futuro

La differenza tra i due mondi è vistosa anche a Cala Pisana, dove, dopo giorni di mare troppo grosso, è riuscito ad attraccare il traghetto Excelsior per cominciare a trasferire i migranti in Sicilia e nelle altre tendopoli d’Italia. I volti dei poliziotti sono tutti coperti dalle mascherine, quelli che non stanno lavorando nelle operazioni d’imbarco salgono tranquilli sulla nave, trascinando il proprio trolley pieno di abiti piegati e stirati. I bagagli dei tunisini sono sacchetti di plastica. Vengonotutti aperti ed esaminati minuziosamente, senza tralasciare nessuna t-shirt, nessun calzino. I pullman fanno la spola dal centro d’accoglienza e dal porto fino a questa banchina, costruita nel 2010 in questa caletta più riparata dal vento. I ritardatari li inseguono per salire, nessuno vuole rischiare di restare sull’isola.

I ritardatari inseguono il pullman che porta all'imbarco

Sul corridoio d’accesso alla nave, le dodici stelle dell’Unione Europea. Prima di entrare, i tunisini devono essere perquisiti due volte: prima in modo approfondito poi più sommariamente, per sincerarsi che nelle due ore di attesa sotto il sole, dietro una transenna, non si siano procurati oggetti illeciti da portare a bordo. Le operazioni si svolgono con ordine, sotto gli occhi dei lampedusani che si sono passati voce e vengono a osservare dall’alto la partenza degli “invasori”.

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I ragazzi di Lampedusa – sesta puntata: la “Loran”

Sesta puntata  del reportage da Lampedusa pubblicato su Galatea di maggio

(recupera la prima, la seconda, la terza, la quarta o la quinta puntata se non le hai ancora lette)

La “Loran”: altre storie

Tra i ragazzi che affollano marciapiedi e panchine ce ne sono tanti come Naoufel. E altri come Ahmed, suo sedicente cugino, che impiega 20 minuti d’orologio a tentare di convincere un giornalista a comprargli una bottiglia di whisky. Un’ordinanza del sindaco vieta di vendere alcolici agli stranieri, ma c’è chi la aggira passando i soldi a qualche italiano. Da una parte si proibisce, dall’altra si chiude un occhio, se è vero, come assicurano alcuni giovani isolani, che “per non farli sbroccare del tutto, la polizia, quando li perquisisce, gli lascia addosso il fumo”. Contraddizioni di cui è piena l’isola. La maggior parte dei lampedusani si è fatta in quattro per aiutare “i ragazzi”. Quasi ogni famiglia ha adottato qualcuno, gli prepara da mangiare, lo invita a farsi la doccia. Le strade sono piene di ragazzoni con le sacche da calcio dell’A.S. Lampedusa o gli zainetti di Barbie dismessi da qualche bambina. Eppure, i protagonisti di questa gara di solidarietà sono le stesse persone che hanno bloccato il porto e le strade per impedire che due tendopoli da 500 posti dessero a parte dei tunisini una branda minimamente decente per dormire.

“Se avessimo permesso la costruzione della tendopoli – spiega ancora Anna – sarebbe rimasta qui per sempre”. Le fa eco Maurizio, guardia forestale quarantenne che gli amici vorrebbero “capo della protezione civile”, tanto si è dato da fare per i nuovi arrivati: “Quest’isola – sostiene Maurizio – sarebbe tornata una colonia penale, com’era fino al secolo scorso”. Qualcuno disposto a dare credito a Silvio Berlusconi, e alle promesse di campi da golf ed esenzioni fiscali, sembra esserci. Ma che la tendopoli sarebbe stata svuotata in fretta, non ci ha creduto nessuno. E così, al posto delle tende blu del Ministero dell’interno, sono spuntate le vele, le coperte e i teli di plastica della “collina della vergogna”. Continua a leggere

I ragazzi di Lampedusa – quinta parte: Partenze

Quinta parte del reportage da Lampedusa pubblicato su Galatea di maggio

(recupera la prima, la seconda, la terza o la quarta puntata se non le hai ancora lette)

Partenze

Finito il caffè, si torna al porto ad aspettare. Ma oggi c’è una novità. La nave militare San Marco, quella che secondo le promesse del premier avrebbe dovuto “restare attraccata a Lampedusa per caricare immediatamente i migranti appena sbarcati”, partirà stasera. È ancorata poco distante dal porto e le motozattere, mezzi anfibi che andrebbero bene anche per un’offensiva bellica, faranno la spola per caricare alcune centinaia di persone.

Le prime operazioni di imbarco al porto di Lampedusa - sabato 2 aprile

Nourredine il pasticcere è tra i prescelti per viaggiare. La selezione avviene con criteri apparentemente casuali. Nel nervosismo, al porto, volano botte e spintoni. I primi giorni esisteva una sorta di ordine di arrivo, ma il meccanismo è saltato con l’aumentare degli arrivi sull’isola. Ora, i funzionari di polizia scelgono con criteri “meritocratici”, dicono. Prima quelli di una certa età, o forse quelli che potrebbero provocare altri disordini. Continua a leggere

I ragazzi di Lampedusa – quarta parte: La solidarietà

Terza parte del reportage da Lampedusa pubblicato su Galatea di maggio

(recupera la prima, la seconda o la terza puntata se non le hai ancora lette)

La solidarietà della gente

Dal caos del porto, Ilyess risale a piedi verso il centro, per bere un caffè con Nourredine. Al bar Roma li raggiungono Anna e Giusi, che oltre a loro hanno anche altri protetti. Ogni sera distribuiscono abiti, pasta e panini sulla strada accanto ai giardinetti. Anna, 57 anni, è un’infermiera in pensione, originaria di Roma. Abita sull’isola da quasi un ventennio. Giusi invece insegna italiano e latino al liceo scientifico. È di Bagheria, in provincia di Palermo, aveva chiesto il trasferimento a Lampedusa per un anno, ma ormai è bloccata qui da tre.  Non si lamenta: “Anzi, devo ringraziare la Gelmini di questa esperienza, drammatica ma piena di emozioni”. All’arrivo dei primi ragazzi stranieri minorenni, Giusi ha preparato un gioco e un piccolo progetto didattico da proporre, al pomeriggio, per tenerli un po’ impegnati. Ma la prefettura di Agrigento le ha negato il permesso di entrare al centro di accoglienza. “Questa ‘invasione’ ci ha fatto cambiare opinione sulla Chiesa – dicono Anna e Giusi – perché la Caritas ha fatto tantissimo, molto più della Protezione civile, della Croce rossa e dello Stato in generale: fosse stato per loro, questi ragazzi sarebbero morti di fame”. Tunisini e isolani sono stati molto civili, sostengono, nonostante sia chiaro che la stagione turistica è ormai compromessa: “A subirne le conseguenze saranno le famiglie più umili, quelli che magari d’estate vanno a dormire dai parenti per affittare l’appartamento ai turisti, che si indebitano per tirare avanti d’inverno. I grandi imprenditori – afferma Anna – hanno gli alberghi aperti e funzionanti già da gennaio, pieni di poliziotti e giornalisti”.

Il servizio ricarica offerto da un negoziante di Lampedusa

Nello slancio di solidarietà che ha coinvolto tanti lampedusaninon mancano gli episodi comici. Dario, il fidanzato di Giusi, è venuto a trovarla dalla Sicilia e si è trovato catapultato nell’emergenza, a smistare magliette e catalogare scarpe di seconda mano. L’unico pomeriggio in cui ha deciso di rilassarsi, andando a pescare da solo, un giovane tunisino lo ha raggiunto sugli scogli per chiedergli amo e un pezzo di filo. Di aneddoti da raccontare ne hanno un po’ tutti. “Uno dei ‘miei tunisini’ èstato imbarcato ieri – aggiunge Giusi – e mi ha promesso che tornerà a trovarmi in Lamborghini”. Scuote la testa sconsolata: “Ho aiutato un capitalista!”. Poi si arrotola una sigaretta e si avvia verso casa: qui c’è la calata dei tunisini, ma a scuola stanno facendo i Visigoti, e la lezione è ancora tutta da preparare. Continua a leggere