Lampedusa, sognando un altro Mediterraneo

Lampedusa, ottobre 2013

Lampedusa, ottobre 2013

A due mesi dal naufragio in cui hanno perso la vita 366 persone, la società civile si organizza e si confronta per immaginare un altro Mediterraneo. Su Galatea e Q code magazine la prima puntata del mio reportage dall’isola nei giorni della strage, e il racconto dei primi passi verso la Carta di Lampedusa.

Annunci

Verso Lampedusa

Salvataggio di migranti, aprile 2001 (foto di S. Manca)

Salvataggio di migranti, aprile 2001 (foto di S. Manca)

Anna dice “chiamami appena puoi”. Giusi posta su Facebook la foto dei sacchi di cadaveri sul molo e una poesia di Ungaretti, “Di che reggimento siete, fratelli?”. Stefano mi richiama subito. Da qualche mese lo hanno trasferito a Siracusa: “I siriani – racconta – sono diversi dagli alti migranti che ho visto negli anni. Arrivano medici, vigili del fuoco, impiegati di banca. Parlano inglese, hanno voglia di raccontare”. L’ultimo naufragio, Stefano non lo ha visto, ma subito manda il contatto di un’amica, da chiamare una volta sull’isola.

Tra poche ore sarò di nuovo a Lampedusa. Lì, due anni fa, ho conosciuto Anna, infermiera, e Giusi, insegnante. Tutte e due impegnatissime nell’accoglienza, quella che lo Stato non faceva. Ho incontrato Stefano, Alessandro e i loro colleghi della guardia costiera. E tanti ragazzi tunisini come Ilyess, che ora è a Parigi e culla il suo bambino appena nato, e Zouhaier, che vive in Lazio e ha avuto da poco il permesso di soggiorno.

Cercherò di raccontare un’altra tragedia ingiusta, di questo Mediterraneo chiuso e di questa Europa fortezza. Ci ho provato nell’aprile 2011 da Lampedusa, ci ho provato insieme a Ilyess dalla tendopoli di Trapani, o dalla frontiera greca davanti al Muro di Evros. Ci provo ancora stavolta, soprattutto grazie a Galatea che me lo ha proposto. C’è voluta qualche ora di ricerca per trovare posto in aereo, ci vorrà un po’ di coraggio per riuscire a stare a modo mio nel circo mediatico di questi giorni.

Navigando tra corti, inchieste e documentari

Oggi inaugura una nuova categoria di post, la lista della spesa. Cose che vorrei condividere in rete, e che forse c’entrano un po’ l’una con l’altra, e forse c’entrano anche un po’ con il mio essere una giornalista partially free, una cosa che mi dà da fare parecchio, come si dice dalle nostre parti, ma che per il momento va così, e per tantissimi motivi proprio non me ne posso  lamentare. Qui si parla, in ordine sparso, di corti, inchieste e documentari: di Harraguantanamo, di Doc at Home, di Gabriele Veronesi e di Giovanni Tizian.

Domani, giovedì 29 marzo, Harraguantanamo sarà proiettato al Tpo di Bologna nella rassegna Frontiere. Poi andrà anche in 9 cinema dell’Emilia-Romagna con Doc in Tour. Sarebbe bello, bello e quasi impossibile, che a una qualche proiezione di questo mini-documentario ci potesse essere anche l’altro autore, Ilyess ben Chouikha, che lo scorso anno mi ha voluto regalare la storia del suo viaggio.

E ora comincia la lista della spesa, o meglio la lista di alcune altre notizie di questi giorni. Quelli bravi, precisi e organizzati, forse la lista della spesa la fanno già avendo in mente l’ordine degli scaffali dell’ipermercato. Altri preferiscono lasciarsi ispirare da quello che vedono sui banchi del mercato, passano davanti a una ferramenta e gli viene in mente di comprarsi due canne di bambù e del filo di ferro, impiegano tempo ed energie a girovagare o magari si fanno consigliare da un amico e alla fine entrano nel gas, non quello della canna ma quello dell’acquisto solidale. Altri ancora stanno in equilibrio, tra caos e organizzazione, e magari a volte si sbagliano, come magari sbaglio io a pensare che abbia senso, questa lista della spesa, e comunque sbaglio a continuare a divagare anziché passare alle notizie.  Continua a leggere

Lasciateci entrare nei Cie! L’appello di Fortress Europe

26 May 2011
Lasciateci entrare nei Cie! L’appello dei giornalisti

La Tendopoli di Trapani, trasformata in Cie

Esce oggi su alcuni quotidiani nazionali l’appello di un primo gruppo di giornalisti, che negli anni recenti ha seguito da vicino le questioni dei centri di espulsione e che chiede l’abrogazione della circolare che da due mesi vieta alla stampa l’ingresso nei Cie. Di seguito l’appello e i primi firmatari. Per i colleghi delle altre testate: pubblicate l’appello sui vostri giornali e sui vostri siti, leggetelo in radio e in televisione. E segnalateci le adesioni. Facciamoci sentire! Continua a leggere

Harraguantamo

Da oggi è on line sul sito di Internazionale il video realizzato da Ilyess ben Chouikha e Giulia Bondi, dalla traversata verso Lampedusa alla vita nella tendopoli di Trapani.

Ilyess, 30 anni, originario di Zarzis (Tunisia) ha documentato il suo viaggio da “harraga”, clandestino, in 70 fotografie scattate col cellulare tra il 28 marzo e il 17 aprile 2011. Dalla traversata a Lampedusa, tra emergenza e accoglienza, fino a una tendopoli dove ha vissuto per 13 giorni. “Come a Guantanamo”, dice lui: senza acqua a sufficienza per le docce di 700 persone, tra tentativi di fuga inizialmente negati dalle forze dell’ordine, nella costante incertezza sul proprio destino.

Il cellulare di Ilyess fotografa il barcone carico di migranti, la famiglia che lo accoglie a Lampedusa e poi, soprattutto, la tendopoli di Trapani, la sua “Guantanamo”: le razioni di cibo (consegnato da dietro un’inferriata per ragioni di sicurezza), le schede telefoniche, i momenti di svago giocando a calcio o ballando, gli scioperi della fame e del sonno organizzati per protesta e, infine, il “permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari”. Gli ultimi scatti mostrano il paesaggio siciliano che vede dal pullman, finalmente libero di proseguire il suo viaggio e tentare di raggiungere Parigi.

Immagini: Ilyess ben Chouikha
Montaggio: Giulia Bondi
Musica: Caldero Roots, Paiheux
Thanks to: Luigi Ottani

Migranti e malattie, tra diritti e luoghi comuni

Guanti di lattice e mascherina sanitaria. Un must per gli operatori e le forze dell’ordine impegnate ad accogliere o perquisire i migranti appena sbarcati. Si è visto a Lampedusa, e certo è probabile che chi ha appena viaggiato 16 ore in mare o dormito 5 giorni all’addiaccio non sia proprio pulito e in ordine.

Quello che però comunemente – ed erroneamente – si crede è che i migranti portino con sé, assieme alla nostalgia e ai pochi bagagli, anche legioni di virus, batteri e malattie pronte a scatenare epidemie nel Belpaese. Se si parla con i medici, che fortunatamente i migranti li continuano a curare, nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione Italiana e nonostante le contraddizioni dovute all’introduzione del reato di “immigrazione clandestina”, si scopre invece che i migranti partono sani, e casomai si ammalano qui, per le condizioni in cui vivono e la difficoltà ad avere accesso ai servizi.

Per chi ha voglia di approfondire e ha 11 minuti liberi c’è la mini-inchiesta “Sani & salvi: le cure del viaggio e dell’accoglienza” realizzata qualche anno fa insieme al dottor Matteo Morandi. Oggi il dottor Morandi lavora insieme ad altri medici nell’ambulatorio Porte Aperte a Vignola, in provincia di Modena. Uno dei (fortunatamente tanti) luoghi in cui si guarda agli stranieri come persone e ci si dà da fare per difendere i diritti, nell’interesse di tutti.