Messina, 1908: il terremoto esce dal cassetto

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Grazie di cuore a Giampiero Filoramo, che per noi ha tirato fuori dal cassetto la storia di suo nonno, sopravvissuto al terremoto di Messina del 1908.
Potete leggere la sua storia qui.

 

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Tremare, rifare. Un invito a raccontare

Papaveri, Fossoli

Papaveri, Fossoli

Le cose si fanno bene o non si fanno. Oppure ci si prova. Questa cosa per adesso la chiamo “Tremare, rifare”.  È un invito a provare, per chi scrive e per chi legge.

Si avvicina il primo anniversario dei terremoti emiliani. È tutto il corpo che ricorda, e lo sa bene chi gli è morta una persona cara: nei dintorni di quel giorno, soffri di più. Ne approfitti per permetterti di soffrire, perché normalmente non sta bene, gli altri giorni bisogna lavorare, e se ti chiedono come stai devi rispondere “Bene, grazie”. Fanno così le persone bene educate, specialmente gli emiliani, quelli che si rimboccano le maniche, come vuole la vulgata pre e post terremoto. Agli anniversari, invece, anche i bene educati possono piangere in pubblico. Continua a leggere

Emilia zona rossa: Una scossa all’integrazione

Gli immigrati e il terremoto in Emilia, sei mesi dopo
Pubblicato il 6 novembre 2012 su Popoli

 

«Sembra quasi che sia stata colpa nostra, questo terremoto. Persone che conosco da anni non hanno paura a chiedermi in faccia quando me ne vado». Alina è nata a Meknes, nel nord del Marocco, ma lei e sua figlia Hajar vivono a Cavezzo, in provincia di Modena, da 15 anni. In Italia, Alina è arrivata nel 1987, poi, tra alterne vicende e qualche su e giù da una sponda all’altra del Mediterraneo, ha scelto questa cittadina di pianura per la sua nuova vita. Sette anni in stireria, finalmente l’assunzione alla casa di riposo di Cavezzo, a prendersi cura di chi ha troppi bisogni per restare con la propria famiglia.
«Tornare? Certo, credo che tutti sogniamo di tornare, quando saremo vecchi. C’è caldo, c’è il sole, c’è la terra dove siamo nati. Ma adesso casa nostra è qui», commenta Alina. Forse è per questo che le fa ancora più male sentire che le scosse di terremoto del 20 e 29 maggio non hanno spazzato via solo chiese, capannoni e villette. Ad ascoltare la vox populi, a essere distrutta dal sisma è stata anche un po’ di quell’integrazione interculturale che si credeva di avere raggiunto in questa parte d’Italia, dove la popolazione straniera rappresenta oltre il 14% del totale e negli ospedali un bimbo su tre nasce da almeno un genitore immigrato.
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Emilia zona rossa (bonus track): I ragazzi e lo zio.

Ancora sul terremoto emiliano (reportage pubblicato su Liberetà, settembre 2012).

Imprenditore, Bastiglia

“Adesso siamo qui, vediamo come ci troviamo insieme a questi ragazzi”. Elvino Castellazzi ha 61 anni, da 25 ha fondato la Camot e produce macchine per movimento terra. Dal 29 maggio, il suo capannone di Medolla, 25 km da Modena, è inagibile. Se in poco più di un mese, con fatica, è tornato al lavoro, Elvino lo deve anche ai “ragazzi”: Eric, Giuseppe, Vladimir e Paolo, quattro giovani soci che pochi mesi prima hanno aperto una piccola impresa commerciale, dello stesso settore. Elvino è il loro principale fornitore di benne. Il capannone in affitto, rimasto quasi illeso, tutto sommato è troppo grande per la neonata Mec. Ed ecco l’idea: dare una mano allo “zio”, proporgli uno spazio dove produrre. Così non si perdono i clienti all’estero e non si lasciano a casa gli 11 dipendenti. Continua a leggere

Emilia zona rossa. Decima parte: Domani

Ultima parte del reportage sul terremoto pubblicato su Galatea di luglio/agosto.

Ragazza e vigile del fuoco, Mirandola

In centro a Mirandola, i vigili del fuoco lavorano sulle chiese e sulle torrette del Castello dei Pico, altri si danno il cambio per accompagnare i cittadini a recuperare il possibile da case, studi e negozi della zona rossa. L’attesa è paziente e multietnica. Massimo, agente immobiliare, vuole posizionare una bacheca su vendite e affitti accanto al gazebo dei vigili. “Chiedono tutti case al piano terra”, spiega. Paola e Gianni sono pronti con il furgone per svuotare il negozio di scarpe. “Lo chiuderemo”. Hanno un altro negozio a Cavezzo, che a breve dovrebbe tornare agibile. E alcuni fornitori (“ma non tutti”, precisa lei) si sono offerti di riprendere indietro le calzature della stagione. Continua a leggere

Emilia zona rossa. Parte nona: Ripartire per dove?

Reportage in dieci puntate dal terremoto emiliano, realizzato per Galatea. Questa è la penultima, le altre le potete recuperare sul blog.

Centro storico, Moglia

Ripartire per dove, è il dubbio che affiora, non ancora nelle stanze della politica ma tra le persone. Chi ha creduto di possedere la terra prendendosene cura, irregimentando i fiumi, coltivandola, facendoci crescere anche capannoni e villette, da quella terra si è trovato tradito, costretto a riscoprire il significato di antiche locuzioni come “se Dio vuole”, inshallah, dimenticate nei decenni di prosperità del capitalismo sociale emiliano. Continua a leggere

Emilia zona rossa. Ottava parte: Abbiamo riaperto

Storie dal terremoto, scritte per Galatea, ripubblicate qui. Ultime puntate.

Vacca, Camurana

A Rovereto ci si sente soli, altri invece sono stufi della troppa visibilità. I produttori di Parmigiano, per esempio, investiti da una gara di solidarietà che in alcuni casi si è trasformata in sciacallaggio, con offerte di acquistare il formaggio a due o tre euro al chilo. Dopo le prime manifestazioni spontanee, la vendita del parmigiano terremotato è passata ai consorzi. Uno di questi, per recuperare le parti sane dalle forme danneggiate, ha richiamato in servizio una decina di anziani casari, i soli ancora in grado di eseguire a mano i tagli che oggi fanno le macchine. Gli “space cowboys” del parmigiano, però, non vogliono foto, “non è mica una festa”. “Viene da piangere a vedere le forme accatastate, che rischiano di ammuffire”, commenta una funzionaria. Continua a leggere

Emilia zona rossa. Parte settima: Campo Roma

Settima puntata delle cronache dal terremoto, scritta per il numero di luglio di Galatea. Siamo sempre a Rovereto sul Secchia.

Rezdora, Rovereto

La proposta del presidente della Regione, Vasco Errani, di dare ai terremotati case sfitte, non è ben vista. “Siamo una piccola comunità”, afferma Matteo, 26 anni, capo scout, “se cominciamo a disperderci finiremo per sgretolarci”. Chi può, si informa per acquistare casette in legno, pubblicizzate a mezze pagine sui quotidiani locali. Per camper o roulotte, dopo le prime segnalazioni di prezzi “gonfiati”, ora molti applicano sconti, ma resta il paradosso di immatricolare e assicurare come veicoli quelle che in questo momento sono case.

Nell’attesa, si campeggia. Assieme ai vicini, in un parchetto, come nel “campo Felice” di Rovereto: una ventina tra tende e roulotte, più due bagni chimici “che abbiamo dovuto prenderci noi, da un posto dove nessuno li usava”, spiega Franco, uno dei capifamiglia. “Domenica scorsa sono venuti i crownd, i pagliacci, e i gelatai”, dice il piccolo Matteo smettendo per un momento di scorazzare sulla sua mountain bike. Mamme e nonne sono in tendopoli a ritirare i pasti confezionati della cooperativa Cir, la stessa che serve ospedali e scuole di mezza provincia. Continua a leggere

Emilia zona rossa. Parte sesta: Rovereto

Terremoto dell’Emilia, da Rovereto sul Secchia, le storie raccolte per Galatea.

Casa, Rovereto

Dei figli si preoccupa Marco, quasi cinquant’anni, avvocato di Rovereto sul Secchia. Nella casa attraversata da profonde crepe, sulla strada che conduce alla frazione di Novi di Modena, sono rimasti pianoforte, violoncello e flauto dei suoi tre piccoli musicisti, 16, 14 e 8 anni. “L’aiuto della Protezione civile”, sostiene, “è per una popolazione incivile. Continua a leggere

Emilia zona rossa. Parte quinta: Angelica e Wilma

Siamo a metà. Quinta di dieci storie sul terremoto emiliano (pubblicate su Galatea di luglio/agosto). Se volete partire dall’inizio, nei giorni scorsi ho pubblicato le puntate precedenti.

Residenza storica, San Giacomo Roncole

A San Giacomo Roncole, la strada è chiusa. La navata centrale della chiesa si è affossata. Il campanile è decapitato della punta e della croce. In campagna, preoccupa la moria dei pesci nei canali, si racconta di galline che hanno smesso di fare le uova o ne hanno fatte di rotonde, di pozzi che hanno sputato sabbia al posto dell’acqua. Ne parlò anche Pirro Ligorio, architetto e antiquario della corte Estense, a proposito dei sismi del Cinquecento: “Intravenne che l’acque di fonti s’alzarono et uscirono fuori oltremodo molto spumose et torbide”. Angelica Ferri Personali è l’erede di una casata che dal Quattrocento abitava “Villa La Personala”, sontuosa dimora con al centro una torretta eretta dai Pico nel Dodicesimo secolo.

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