Metti una sera d’estate due biciclette su un traghetto per Valona

Biciclette, Cammino di Santiago

Si parte, destinazione Albania. Con Melissa, Bottecchia e Graziella. Le ultime due sono le nostre bici, caricate dello stretto indispensabile (dalle brugole allo smalto rosso fuoco). Prima tappa Vlore – Qepero, poi Butrint, Girokaster, e si passa in Grecia. Cominciamo lunedì 13 agosto, arriviamo quando riusciamo. Tanto anche per fare mille chilometri si comincia da una sola pedalata. Chi vuole ospitarci, chiederci perché lo stiamo facendo, fotografarci e offrirci un caffè turco può scriverci una mail (gnomade at gmail dot com). Migriamo al contrario per assaggiare il paese delle Aquile, tra bunker e ricordi di Turchia, per sentire il sale del mar Ionio sul telaio e sulla pelle, per scoprire se davvero, come i nostri amici di Albanianews, parlano tutti italiano quasi meglio di noi. E tante altre cose che dirà solo il viaggio. Dopo, forse, probabilmente, salvo forature e ripensamenti… le gole di Vikou, le isole Ionie, l’Acropoli e alla fine Orestiada, in fondo a tutto, così a est che la carta stradale Marco Polo ha pensato bene di tagliarla fuori. Niente nuove, buone nuove, ma se riusciamo ci faremo sentire qui.

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Zaino, tenda e prendimiele: tutti i segreti della cucina da campeggio

In attesa di racconti dal sud est Europa, Ionio e dintorni, con qualche goccia di Egeo, ecco un articolo estivo, pubblicato sul numero di giugno di Terre di mezzo (foto di Alessandra Riccomagno). 

Jacopo Manni, Lorenzo Buonomini e il fornelletto.

Oggetto indispensabile nello zaino: prendimiele. Sembra un tentativo goffo di barcamenarsi nel vecchio gioco “nomi-cose-città”, invece è un consiglio reale. Mai partire per il camping senza prendimiele e coltello spelucchino, almeno secondo Jacopo Manni e Lorenzo Buonomini. Campeggiatore di lungo corso il primo, chef sui colli romani il secondo, Jacopo e Lorenzo hanno detto no alla “dieta del polifosfato e dei liofilizzati”, fatta di wurstel, scatolette e minestre in busta. E assicurano che anche sotto le stelle, sul fornellino a gas, si possono cucinare piatti da gourmet: tajine di agnello con albicocche e cous cous, orata all’acqua pazza e addirittura ravioli di mortadella.

“Il prendimiele è perfetto per i pestati in tazza”, chiarisce Lorenzo: “In campeggio, con un solo fuoco a disposizione, molti condimenti si possono preparare in emulsione, pestando erbe e aromi in un contenitore di plastica”. Continua a leggere

Danubio, diari della bicicletta. Ultima tappa: Stari Banovci – Belgrado.

Il sito web di Galatea è ancora offline, mentre noi stiamo arrivando finalmente a Belgrado, dove il Danubio incontra la Sava. Il viaggio si conclude.

La confluenza. Stari Banovci-Belgrado. 25 km. Brevissima e pianeggiante, allungata di 12 km per una erronea deviazione in zona industriale alla periferia di Belgrado. Si entra in città attraverso Zemun. Forature: nessuna. Pernottamento: Hotel Slavija, Belgrado.

Mappa elaborata da Alice Padovani

Il protagonista della mattina è un signore amputato di due dita, che tenta di fare segno con le mani di quanto manca a Belgrado. Era quasi fatta, se un passaggio a livello attraversato per sbaglio e uno sguardo troppo distratto sulla cartina non avessero portato a una deviazione di 12 chilometri, tra fabbriche chiuse e case eternamente in costruzione. Continua a leggere

Danubio, diari della bicicletta. Tappa cinque: Novi Sad – Stari Banovci. L’acqua

Il sito web di Galatea, che ha pubblicato questo reportage sul numero di ottobre, è temporaneamente offline. Il viaggio verso Belgrado lungo il Danubio, però, continua. Qui le tappe precedenti: (introzerouno,due, tre, quattro).

L’acqua

Novi Sad-Stari Banovci. 85 km. Argini sterrati, piccoli saliscendi e strade secondarie. Forature: nessuna. Una caduta senza conseguenze e una rottura del cambio. Pranzo: Stari Slankamen, sulle rive del Danubio. Cena e pernottamento: Kondorovi Dvori, Stari Banovci.

Ripartire dalla fortezza di Novi Sad, affacciata sui resti dei ponti distrutti dalla Nato, è difficile. Nessuno, come fino a qualche anno fa, apostrofa i viaggiatori recriminando: “Italians? Thank you for bombing us!”. Eppure è inevitabile perdersi tra i meandri e le pietre della fortezza di Petrovaradin. Memoria e bellezza. E mistero in questa macchina da guerra costruita in pietra in mezzo al Danubio. Le sedie dei tavolini che si affacciano sul fiume sono incollate ai sederi. I caffè sono degli espressi slavati, ma durano come fossero turchi, con il fondo da lasciar depositare. E allora il gruppo si divide. In quattro, compreso il belga, partono per Belgrado. Alberto e Gigi ordinano l’ennesimo caffè e restano a guardare l’acqua che scorre.

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Danubio, diari della bicicletta. Tappa quattro: Vukovar – Novi Sad. I ponti

Continua l’avvicinamento a Belgrado, pedalando sul Danubio. Oggi si riparte da Vukovar per raggiungere Novi Sad. Qui le tappe precedenti: (introzerouno, due, tre).

I ponti

Vukovar-Novi Sad. 99 km. Prevalentemente su strade secondarie. Nell’ultimo tratto su argine asfaltato e sterrato. Attraversamento del Danubio e del confine a Ilok (la frontiera è subito dopo il ponte), preceduto da circa 20 km di saliscendi. Forature: nessuna. Pranzo: minimarket di Celarevo. Cena: Novi Sad. Pernottamento: Hostel Sova, Novi Sad.

Le prime luci entrano dalle finestre dell’hotel Dunav, quindici piani di pura nostalgia socialista e un enorme salone per le colazioni con foto di Vukovar al tempo che fu. L’acqua del fiume riflette il rosa dell’alba, vira sull’argento per qualche minuto, poi azzurro chiaro. Oggi si passa un’altra frontiera.

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Danubio, diari della bicicletta. Tappa tre: Osijek-Vukovar. La torre

Terza tappa in bici sul Danubio (Budapest-Belgrado). Qui le tappe precedenti: (introzerouno, due).

La torre

Osijek-Vukovar. 44 km. Minimi saliscendi, strade asfaltate secondarie.  Forature: una. Pranzo e cena a Vukovar, nei caffè al lato del Danubio. Pernottamento: Hotel Dunav. Merenda: a casa di Sandra, alle porte di Vukovar.

Se il miracolo di Josip Broz Tito è stato tenere sotto la stessa bandiera gli ex sudditi di Francesco Giuseppe e i discendenti dei giannizzeri, il sestetto appena formato sulla piazza di Osijek non manca di vivaci differenze. Continua a leggere

Danubio, diari della bicicletta. Tappa due: Baja-Osijek. Cicogne e batraci

Si continua a pedalare lungo il Danubio (Budapest-Belgrado). Qui le tappe precedenti: (introzero, uno). Oggi si passa il primo confine.

Cicogne e batraci

Baja-Osijek. 123 km. Prima sul lato sinistro, poi sul lato destro del Danubio (a Mohacs si attraversa con un piccolo traghetto. 190 fiorini a persona + 175 a bicicletta). Argine sterrato e strade secondarie. Leggere salite dopo il confine croato. Sull’ultimo tratto prima dell’arrivo a Osijek (parco naturale Kopacˇki) attraversamento di cicogne, cavalli, cinghiali, pecore e rane sulla ciclabile. Forature: nessuna. Pranzo: Hemingway cafè, Mohacs. Cena: Kod Ruzˇe, Osijek. Pernottamento: Hostel Tufna, Osijek.

«I trebbiatori dell’Impero sovietico hanno le spalle madide di sudore», declama Alberto al risveglio. Un breve saggio di poesia epica che rinfaccia ai coinquilini le ronfate notturne. Le bici sono a posto e si può ripartire, l’obiettivo è ricongiugersi con Glauco, Elisa e Francesca, preoccupatissimi per il ritardo sulla tabella di marcia.

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Danubio, diari della bicicletta. Tappa uno: Budapest – Solt

Galatea di ottobre pubblica il reportage del viaggio in bicicletta Budapest Belgrado. Qualche giorno fa l’intro e la tappa zero.

Oggi si comincia a pedalare.

Gigi la brugola

Budapest-Solt. 103 km. Totalmente pianeggiante, lato sinistro del Danubio. Partenza ore 9.30, arrivo ore 20. Forature: due. Strade secondarie asfaltate, argine asfaltato, argine sterrato, brevi tratti su strade statali. Colazione: Budapest. Pranzo: Savoyai Kasteli, Rackeve. Cena: nell’unico ristorante aperto di Solt. Pernottamento: Hotel Szalloda Etterem, Solt.

Si pedala dritti verso la periferia di Budapest, gli edifici neoclassici lasciano spazio al gusto sovietico e subito vince la campagna. La ciclabile, sulla riva sinistra del Danubio, è una lingua d’asfalto tra il fiume e il muro di una fabbrica di esplosivi abbandonata, riconquistata da edere e felci. È rimasta in piedi una sola delle colonne all’ingresso e ora fa coppia con il cartello giallo che recita Eurovelo 6, con le dodici stelle della Ue e la freccia a indicare la direzione della ciclabile. Dal fiume non salgono le note di Strauss o il Sogno d’amore di Listz, ma un inatteso ritmo tribale.

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Danubio, diari della bicicletta. Intro.

Galatea di ottobre pubblica il reportage del viaggio in bicicletta Budapest Belgrado. 600 km in compagnia di Luigi Ottani, Alberto Rosini, Glauco Babini, Francesca Bagatti, Elisa Domenichini e Alain De Ganck. Potete leggerlo per intero sul sito di Galatea, oppure qui a puntate. Anzi, a tappe.

Danubio, diari della bicicletta

Danubio, vena azzurra d’Europa, dal Bastione dei pescatori di Budapest al confine ottomano di Kalemegdan, la fortezza di Belgrado. Seicento chilometri in bicicletta tra campi e pianure, piazze austroungariche, memorie cristiane, ottomane, ortodosse. E ceneri calde delle guerre recenti: torri crivellate, ponti bombardati. L’acqua del grande fiume danza, accelera, chilometro dopo chilometro, percuote le chiome degli alberi negli argini allagati. Muove l’aria che alza crinoline e poliesteri di spose bambine che danzano al ritmo di percussioni e trombe sulle sue rive. Manda la brezza che solleva i miniabiti sulle gambe lunghe che incedono sulla Knez Mihailova, accompagnate dalle battute incalzanti del turbofolk. Segna il tempo dei pescatori sugli argini e sfida i corpi delle giovani bagnanti in bikini. Fango e sabbia sui telai, piedi polpacci e cosce sui pedali, il sellino che insulta i sederi.

Mountains of peace – In Kosovo with trekking shoes

Discovering Rugova Canyon, aspiring model for eco-tourism in the Balkans
(Published in September 2008 on “Autonomie e comunità”)

A path in Rugova Valley

At the beginning it was a rifle on the shoulder. Then, a red and white varnish bucket to mark the paths. Finally, a backpack with tent and sleeping bag. In 9 years, the walker’s typical baggage has deeply changed in Rugova valley, a mountain area in western Kosovo, near Montenegrin border, not far from the city of Pec /Peja. In  1999, places like Rugova Canyon gave shelter to guerrilla fighters from Uck, Kosovo liberation army, many of which leaders sit now in the newborn government (Kosovo, after 9 years of United Nations’ administrations, unilaterally declared independence from Serbia on February 17th 2008).
Plenty of smugglers, people say, still use these passes to cross illegally to Montenegro, but for today’s hiker the biggest danger is probably a heatstroke in sunniest hours: in Kosovo summer, hot and dry, temperature often goes over 35C. Lumbardhi river’s limpid water flows in Rugova Canyon, which mouth hosts the most sacred place for Serbian orthodox church, Pec Patriarchate. Still contested, the site is protected day and night by Kfor Italian soldiers. Among fields, forests and stones in this luxuriant area, Italian province of Trento finances a sustainable tourism project, together with local association Marimangat e Pejes, Spiders from Peja.
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